Il profeta del vino naturale

Dentro i segreti della Garganega de La Biancara, la più venduta in Giappone

Predica più cultura eco e meno commercio.


Luca Marzocchi, Terra e Vita
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Strada stretta e in salita per raggiungere Angiolino Maule, l’originale conduttore dell’Azienda Agricola La Biancara. Il comune è Gambellara in provincia di Vicenza. L’altitudine di questa colline di origine vulcanica oscilla tra i 90 ed i 260 metri sul livello del mare.

Maule interrompe la potatura per raccontare come nasce questa azienda vitivinicola con una grande vocazione internazionale.

«Ho comprato l’azienda, che allora comprendeva una superficie di 5 ettari, nel 1979 mentre oggi posso contare su 12 ettari di cui nove in proprietà e tre in affitto: al 90 % coltivo il vitigno Garganega presente in questo territorio da oltre 1300 anni. Il restante 10% è suddiviso in parti uguali tra merlot e tocai rosso. Ovviamente l’uva prodotta viene vinificata tutta in azienda».

I vigneti sono da sempre gestiti secondo il metodo dell’agricoltura biologica con una certificazione che risale al 2009.

I vini sono la naturale prosecuzione del lavoro svolto in campagna puntando all’eliminazione di ogni elemento introdotto dall’esterno: lieviti selezionati chimicamente, enzimi. Lo stesso vale per pratiche come la filtrazione e la chiarificazione; l’impiego dell’anidride solforosa è ridotto al minimo, arrivando fino a non utilizzarla per alcuni vini. L’obiettivo è ottenere un vino naturale che sia espressione del territorio da cui proviene, sfruttando al fertilità biologica di quel terreno.

 

MANCA L’HUMUS

«Uno dei problemi della vite europea – specifica Maule – è la mancanza di humus nel terreno. I terreni agricoli non possono sopportare altri 20 anni così come hanno trascorso gli ultimi 50. Occorre migliorare le condizioni del terreno, recuperare la fertilità biologica apportando sostanza organica naturale come facciamo noi, da un lato con un composto autoprodotto che fornisce sostanza organica stabile e dall’altro con la pratica del sovescio apportiamo al terreno sostanza organica labile. Il sovescio con miscugli di essenze produce anche una lavorazione del terreno a diversi livelli, in ragione del diverso sviluppo delle varie specie vegetali, migliorandone la struttura».

Quest’ultima tecnica è stata introdotta recentemente in azienda grazie anche al servizio tecnico dell’amico Simone Pastorello.

Per quel che riguarda la difesa anticrittogamica l’azienda si trova in una condizione di grande evoluzione nel senso che si cercano in continuazione alternative allo schema classico dell’agricoltura biologica che prevede l’impiego di zolfo e prodotti rameici.

 

 

AL POSTO DI ZOLFO E RAME

 

«Si tratta pur sempre di due metalli pesanti che rimangono nel terreno e modificano i lieviti presenti nel grappolo – ricorda il produttore – per cui cerchiamo di ridurne l’impiego con l’obiettivo di eliminarli anche perché già le direttive europee hanno stabilito la fine dei prodotti rameici dal 2016. Per esempio per contrastare l’oidio ci affidiamo anche a funghi antagonisti come l’Ampelomyces quisqualis e nel 2012 dedicheremo almeno 2 ettari del vigneto a saggiare delle novità che ci sono state proposte».

I figli Alessandro, Francesco e Tommaso aiutano Angiolino nel lavoro in vigna, in cantina e nelle vendite di un’azienda vitivinicola che fin dalle prime fasi si è contraddistinta per la propensione a vendere all’estero.

«La nostra prima etichetta entrata in produzione nel 1988 è il Sassaia, ovvero un bianco che esprime al meglio le qualità del nostro principale vitigno: la garganega. Subito abbiamo venduto sì in Italia ma anche all’estero. In particolare in Germania nei primi anni mentre attualmente il nostro principale mercato è rappresentato dal Giappone che assorbe il 40% della nostra produzione».

Sorge allora spontaneo indagare su come nasce questo successo.

 

IL CUOCO GIAPPONESE

«Il 6 gennaio 1995 abbiamo ricevuto la visita in azienda di un famoso cuoco giapponese che ha apprezzato i nostri vini e da lì è iniziato tutto il nostro cammino sui mercati del Paese del Sol levante dove attualmente il nostro Sassaia è il vino più venduto nel segmento dei vini naturali. I giapponesi continuano inoltre a venire in azienda tanto che in media riceviamo la visita di tre comitive ogni mese: è molto apprezzata la naturalità dei nostri vini».

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