Antico Castello, la rinascita del Taurasi grazie ai fondi del Psr

Un’azienda vitivinicola e frutticola creata dal nulla sulle rovine del terremoto dell’Irpinia con i contributi comunitari, la passione, le capacità tecniche e imprenditoriali di due generazioni di agricoltori

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Dieci ettari di vigneto nell’areale Docg Taurasi dai quali si producono circa 50mila bottiglie l’anno, più cinque ettari di frutteto, declinato in particolare a ficheto con la varietà autoctona Rosso di San Mango, che restituisce diecimila barattoli di confettura ogni dodici mesi. Questa è l’azienda agricola Antico Castello di San Mango sul Calore (AV), creata nei primi anni Duemila dai coniugi Franco e Fiorenza Romano e quasi subito ceduta ai figli Francesco e Chiara che oggi la gestiscono con passione ma anche con una precisa strategia imprenditoriale. La tenuta si trova in Irpinia, zona completamente devastata dal terremoto del 1980, e prende il nome da una vecchia costruzione feudale che si trovava da quelle parti prima del sisma.

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La rete antigrandine installata sopra le viti di Aglianico

I contributi e l’innovazione
Per nascere l’azienda ha sfruttato i fondi del Psr Campania della programmazione 2007-13, grazie ai quali sono stati messi a dimora i vigneti: si tratta di impianti a spalliera classici, con una densità di tremila piante per ettaro. La gran parte delle lavorazioni è eseguita meccanicamente, a parte la raccolta che si effettua a mano. Due le trattrici, una gommata e una cingolata, quest’ultima utile soprattutto nei pendii scoscesi tipici della zona che si trova a un’altitudine di 450 metri. Completano il parco macchine una trincia, due irroratrici e un ripper a otto denti «che però abbiamo modificato – spiega Francesco Romano – girandone quattro verso l’alto perché otto incidevano troppo il terreno rispetto alle nostre esigenze».
Uno dei problemi climatici della zona, oltre alle gelate tardive favorite anche dall’umidità creata dal fiume Calore che scorre a poche centinaia di metri dai filari, è la grandine. Per difendere il vigneto i Romano hanno deciso di montare una rete, sfruttando anche in questo caso i fondi messi a disposizione dal Psr Campania con la vecchia misura 121 (“Ammodernamento delle aziende agricole”, diventata 4.1.1 “Miglioramento del rendimento globale e della sostenibilità delle aziende agricole” nella nuova programmazione).


La rete antigrandine
«Ci siamo rivolti ai rivenditori, però le reti tradizionali, che in sostanza impacchettano le viti lateralmente, non andavano bene – racconta Francesco – l’Aglianico ha bisogno di massima aerazione e illuminazione, così ho studiato un’alternativa: una rete protettiva piazzata sopra le piante, di colore bianco e con fori di 3×7 mm, in modo da far passare pioggia e raggi solari, ma non i chicchi di grandine». Il sostegno in ferro è stato pensato da Romano, che per l’occasione ha rispolverato i suoi studi di ingegneria, quindi è stato realizzato da un fabbro della zona. Per ora le reti coprono due ettari di Aglianico, il vitigno più importante dell’azienda perché serve a produrre il Taurasi. Il costo è stato di 30mila euro, di cui il 70% finanziato dal Psr.

Il laboratorio per le confetture
Da qualche anno i Romano hanno deciso di puntare anche sulle confetture di frutta, sempre prodotte a partire dalla materia prima coltivata nei terreni di proprietà. Oggi sono cinque gli ettari dedicati a frutteto, ma l’intenzione è quella di ampliarlo, data la grande richiesta di prodotto del mercato. Anche per realizzare il laboratorio di trasformazione Francesco e Chiara hanno sfruttato i contributi a fondo perduto della misura 121 del Psr 2007-2013. In particolare si stanno dedicando alla coltivazione dei fichi Rosso di San Mango, una varietà autoctona. Sei sono le confetture biologiche realizzate in collaborazione con lo chef Maurizio De Riggi, proprietario del ristorante Markus a San Paolo Bel Sito (NA). Due le linee, una per la colazione che comprende i gusti Albicocche pellecchielle, Prugne aulecine e Fichi rossi di San Mango, una da accompagnamento per portate con Uva aglianico, Cipolla ramata al vin cotto e Castagne al vin cotto. Diecimila i vasetti da 220 grammi prodotti ogni anno tra Italia e Germania.

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Da sinistra: Francesco, Chiara, Franco e Fiorenza Romano

Sostenibilità e modernizzazione
Altre realizzazioni incentivate dai contributi comunitari della scorsa programmazione sono state l’impianto fotovoltaico da sei Kw/h e le cisterne per il recupero dell’acqua piovana. Il primo fornisce energia alla cantina consentendo di abbassare i costi di gestione. Le seconde, della capacità di 50 ettolitri l’una, collegate a un impianto di irrigazione a goccia, permettono di fornire l’acqua agli ulivi dell’azienda. Anche in questo caso il rimborso è stato del 70% dei costi sostenuti.
L’ultimo bando a cui Antico Castello ha partecipato, entrando nella graduatoria provvisoria delle aziende ammesse a contributo, riguarda la misura 4.1.1 del Psr 2014-2020, con un progetto da 150mila euro per l’incremento della produttività aziendale, grazie all’acquisto di nuovi serbatoi per lo stoccaggio delle uve, una etichettatrice più moderna, pompe per movimentare i vini e altri macchinari.
«Per accedere ai fondi ci siamo affidati alla consulenza di Marino Donnarumma, un tecnico agricolo della zona esperto della materia – precisa Francesco – senza di lui non avremmo avuto il tempo e le competenze tecnico/burocratiche per centrare questi importanti traguardi».

Per il prossimo futuro i fratelli Romano hanno intenzione di potenziare l’accoglienza: hanno già realizzato una sala degustazione all’interno dell’azienda e grazie ad accordi con i tour operator sono già tanti i turisti che dalla costiera vanno a visitare la cantina di San Mango sul Calore, assaggiano i vini e acquistano bottiglie. Proseguirà anche l’ampliamento della superficie coltivata, soprattutto quella del frutteto. Oltre alla parte agricola, Chiara e Francesco curano molto anche l’aspetto commerciale, partecipando a fiere internazionali (come Vinitaly) e utilizzando i social network per promuovere i loro prodotti.

 

 

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