Vitello a carne bianca, alimentazione meccanizzata

Whitefeed – Il punto sull’evoluzione del comparto. In particolare sulle strutture zootecniche e sul potenziale impiego di sistemi di distribuzione meccanizzati o automatizzati. Requisiti, possibili soluzioni e prospettive per la distribuzione della razione solida

vitello

L’introduzione della Direttiva 91/629/Ce, oltre ad avere innalzato il livello di benessere animale, ha contribuito anche ad avvicinare, dal punto di vista tecnico-gestionale, l’allevamento del vitello a carne bianca ad altri comparti produttivi dell’allevamento bovino. Seppur con le opportune differenze, infatti, l’eliminazione della gabbia singola a favore dei box di gruppo e la necessità di somministrare un’alimentazione solida in aggiunta alla dieta lattea hanno senza dubbio avvicinato l’allevamento del vitello a carne bianca a una gestione più sostenibile aprendo anche alla possibilità di lavorare in modo sempre più concreto e diffuso sull’introduzione della meccanizzazione in stalla.

Nell’ambito del progetto Whitefeed, finanziato dalla Regione Veneto attraverso la misura 124 del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, l’Università degli Studi di Padova ha condotto un’indagine multidisciplinare per far luce sia sulle recenti evoluzioni del settore dell’allevamento del vitello a carne bianca che sulle possibilità di introduzione della meccanizzazione in stalla esaminandone barriere e possibili soluzioni tecniche.

L’Italia è uno dei cinque paesi europei che guidano il settore del vitello a carne bianca e, a livello nazionale, le produzioni sono concentrate prevalentemente nelle regioni settentrionali, in particolar modo in Lombardia (39%) e in Veneto (26%) (Ismea, 2012; Istat, 2012; Mauri, 2013).

Per meglio comprendere la situazione e le esigenze del comparto carne bianca si è condotta un’indagine aziendale multidisciplinare presso un campione di 40 allevamenti ricadenti nei territori regionali di Lombardia e Veneto che, come abbiamo visto, rappresentano quasi i due terzi del settore carne bianca italiano. Nel box i parametri monitorati in questa indagine.

Un comparto in evoluzione

I parametri monitorati evidenziano come anche nel comparto dell’allevamento del vitello a carne bianca sia in atto un importante processo evolutivo incentrato sull’aumento del numero di capi allevabili e, aspetto molto importante, anche su una rivisitazione delle strutture di allevamento aziendali.

Tale rivisitazione risulta nevralgica per questo comparto produttivo che, contrariamente ad altre tipologie di allevamento dove si evincono precisi layout e strutture dedicate, nell’allevamento del vitello a carne bianca, complici anche le frequenti riconversioni da altre forme di allevamento (per lo più bovino da latte/carne o suino), si riscontrano ancora gli effetti di un’alta variabilità costruttiva e strutturale.

Possibili soluzioni per la meccanizzazione

L’evoluzione dimensionale e strutturale degli allevamenti registratasi anche nel comparto carne bianca ha creato un notevole interesse circa la possibilità di poter meccanizzare operazioni che richiedono un largo impiego di manodopera.

La fase di alimentazione, in particolar modo, rappresenta una delle operazioni più onerose sia in termini economici che di manodopera aziendale. Come emerso dall’indagine aziendale condotta, la frazione solida, viene somministrata mediamente 2-3 volte al giorno una volta terminata la distribuzione della razione liquida.

La razione solida è mediamente costituita da cereali (31% in peso), mangimi (57%), paglia e silomais (12%) e, da un punto di vista quantitativo, nel corso dell’intero ciclo di allevamento vengono distribuiti mediamente 176 kg/capo (CV 19%) di alimento solido.

La fase di distribuzione non è tuttavia la sola componente a rendere onerosa questa operazione. Infatti, l’esigenza pressoché “quotidiana” di pre-miscelare importanti quantitativi di razione solida ha già spinto diversi allevatori a predisporre dispositivi in grado di agevolare la miscelazione e il carico della razione stessa.

Tuttavia, la notevole variabilità delle strutture di allevamento non consente certamente di stabilire in modo preciso e univoco una completa definizione delle possibili soluzioni, main base alle peculiarità aziendali, può essere interessante verificare la presenza di requisiti per una possibile applicazione di quelle che sono a oggi le principali soluzioni tecniche che possono interessare il contesto carne bianca.

Sistemi di miscelazione a punto fisso o mobili

Una preparazione precisa ed efficiente è di fondamentale importanza per osservarle prescrizioni nutrizionali impartite.

A tal proposito, l’impiego di sistemi di miscelazione a punto fisso o mobile (prima foto) trova già un interessante riscontro a livello aziendale, tuttavia, in molti casi manca di una diretta connessione con le fasi di carico/scarico della razione che rende necessario un intervento attivo da parte dell’operatore.

La necessità di avere un perfetto controllo delle quantità immesse dei singoli alimenti rende virtuosa la presenza di un sistema di pesatura elettronico basato su celle di carico.

Sistemi per la distribuzione della razione solida

Dall’indagine aziendale è emerso che è frequente l’impiego, da parte degli operatori, di carrelli agevolatori in acciaio inox per operare il trasporto della razione dal sito di preparazione alla corsia di alimentazione/truogoli. La somministrazione della razione solida è generalmente operata dall’operatore mediante l’impiego di secchi o palette per alimenti, molto spesso senza alcun sistema di controllo delle quantità distribuite.

Tuttavia, oltre all’importante aggravio operativo da parte dell’operatore, con tale sistema non si è in grado di garantire una sufficiente omogeneità di distribuzione, tanto che la differenza tra la dose teorica e la dose realmente distribuita può far registrare scostamenti anche del 30-50%.

Le soluzioni per aumentare l’efficienza di distribuzione non mancano e possono essere riassunte in queste: carro trinciamiscelatore, distributori semoventi speciali, distributori semoventi elettrici, impianti di distribuzione fissi, robot per l’alimentazione (automatic feeding).

Carro trinciamiscelatore: disponibile nelle versioni trainate o semoventi può rappresentare una soluzione interessante per quelle aziende che dispongono di strutture di allevamento idonee in termini di accesso alla struttura e alla corsia di alimentazione. In presenza di strutture compatibili, l’applicazione di tale soluzione può avvenire sia in aziende medio – piccole che grandi grazie alla notevole disponibilità di soluzioni e cubature (da 5 a oltre 20 m3). Tuttavia l’adozione di questa tecnologia deve prevedere l’impiego di sistemi di movimentazione a basso impatto sonoro e con limitate emissioni per minimizzare il disturbo e l’impatto sulla salute dei vitelli.

Distributori semoventi speciali: soluzione che vede l’utilizzo di distributori speciali semoventi in grado di operare in spazi più ristretti. Anche in questa categoria, le soluzioni disponibili sono molteplici. Alcune svolgono anche l’operazione di miscelazione della razione mentre altre ricoprono solo il ruolo di navetta per la distribuzione della razione già miscelata. Importante è l’applicazione di miscelatori e/o distributori su telehandler o caricatori gommati specializzati per il movimento in stalla, in grado quindi di estendere la polivalenza d’impiego anche a operazioni specializzate in allevamento. Anche in questo caso, le paratie di scarico sono presenti su entrambi i lati e la quantità distribuita è regolabile mediante controllo elettro-idraulico direttamente dalla cabina dell’operatore sulla base del sistema di pesatura.

Distributori semoventi elettrici: altra soluzione è rappresentata dall’utilizzo di minimiscelatori/distributori semoventi elettrici condotti da un operatore. Questa categoria è rappresentata da carrelli elettrici a batteria in grado di accedere anche su corsie di alimentazione di larghezza inferiore ai 0,9 metri ed operare la distribuzione su entrambi i lati grazie a paratie a comando elettronico. Virtuosa è la dotazione di sistemi di dosaggio automatico dove è possibile definire il quantitativo da distribuire per capo o box e, anche in questo caso, un ruolo attivo è dato dal sistema di pesatura automatica. La presenza del motore elettrico ha il grande vantaggio di essere molto silenzioso. Si evita così che i vitelli vengano disturbati e stressati con conseguenti possibili traumi da cadute ed, allo stesso tempo, vengono evitate le emissioni dannose di gas esausti all’interno della stalla.

Impianti di distribuzione fissi: per questo tipo di sistemi si ricorre alla realizzazione di soluzioni fisse per la miscelazione e la distribuzione. Nel caso dell’impianto fisso, vengono utilizzati trasportatori a coclea o catene di trasporto che veicolano l’alimento dal sito di stoccaggio (esterno) o da vasche di preparazione (interne) direttamente all’interno dei truogoli. Tali trasportatori sono azionati da motori elettrici e prevedono lo scorrimento di dischetti (in plastica) di trasporto collegati tra di loro da una fune all’interno di una tubazione, ed il rilascio dell’alimento in corrispondenza della mangiatoia. In altri casi, la distribuzione della razione alimentare può avvenire mediante nastri trasportatori.

Robot per l’alimentazione (automatic feeding): si tratta di una soluzione del tutto innovativa per l’alimentazione del vitello a carne bianca che potrebbe prevedere robot di alimentazione che avanzano o su ruote, attraverso un percorso guidato da sensori, o su rotaia aerea. La movimentazione di questi robot avviene mediante motori elettrici e, a seconda delle versioni, possono fungere sia da distributori che da miscelatori e distributori. Le operazioni di carico sono di norma automatizzate con una sequenza prefissata di azionamento delle coclee/nastri trasportatori e con il controllo ponderale del sistema di pesatura elettronica.

Requisiti e trasferibilità

La variabilità delle strutture di allevamento aziendali, spesso poco affini a un inserimento della meccanizzazione, può rappresentare un ostacolo alla trasferibilità, tuttavia, le molteplici soluzioni tecniche disponibili e maturate in particolar modo in questi ultimi anni offrono la possibilità di adeguarsi anche a realtà aziendali meno favorevoli.

Un’ipotetica trasferibilità aziendale delle soluzioni descritte deve inevitabilmente considerare parametri chiave delle strutture produttive. Alcuni, come la larghezza della corsia di alimentazione risultano essere vincolanti, altri passibili di eventuale modifica (ad esempio la larghezza degli accessi alle stalle, adeguamento degli spazi di manovra) a fronte però di un costo non trascurabile, e infine, altri ancora modificabili mediante lavori in economia (ad esempio la trasformazione di scalini in rampe o adeguamento della pendenza delle rampe esistenti).

La larghezza della corsia di alimentazione utile per il passaggio di una macchina (quindi misurata escludendo gli ingombri delle mangiatoie e del truogolo o del secchio) è sicuramente il parametro principale per valutare la possibilità di implementare una macchina per la distribuzione dell’alimento solido.

Infatti, le soluzioni proposte presentano requisiti tecnici e strutturali profondamente diversi tra loro. Strutture aziendali attuali o riconvertite da altre forme di allevamento bovino presentano generalmente una corsia di alimentazione con larghezza utile al passaggio di carri trinciamiscelatore trainati o semoventi oppure, se più contenuta, distributori semoventi speciali.

Qualora le larghezze siano più ridotte, tipico di layout costruttivi passati, può essere interessante valutare il potenziale impiego di distributori semoventi elettrici fino ad arrivare a impianti di distribuzione fissi/robot di alimentazione su rotaia aerea qualora le condizioni siano ulteriormente meno agevoli.

Considerazioni

Nell’ambito del progetto Whitefeed si è cercato di far luce sia sull’evoluzione del comparto carne bianca che sulle possibilità di introduzione della meccanizzazione in stalla esaminandone la potenziale trasferibilità.

L’introduzione della Direttiva 91/629/CE da un lato, e l’evoluzione delle dimensioni aziendali dall’altro, rappresentano due chiavi di lettura importanti per comprendere la reale necessità di evolvere ulteriormente l’efficienza di questi allevamenti. Alcune realtà stanno già concretamente applicando i concetti espressi, tuttavia, in altri casi permangono delle complicazioni legate alla componente costruttiva.

Le condizioni più confortevoli si hanno quando entrambe le larghezze (accesso alla struttura e corsia di alimentazione) risultano essere pari o superiori a 0,90 m e, dall’indagine aziendale condotta è emerso che il comparto utilizza strutture solo nel 25% dei casi consone all’implementazione di una meccanizzazione su ruote con eventuale necessità di realizzare piccoli interventi di adeguamento (realizzabili in economia).

È evidente quindi come la trasferibilità ma soprattutto il raggiungimento di obiettivi aziendali quali l’economicità e l’efficienza operativa passi inevitabilmente attraverso un approccio integrato che consideri anche la componente strutturale delle aziende. A tal proposito potrebbe essere interessante premiare, attraverso i prossimi piani di sviluppo rurale regionali, l’esecuzione di investimenti aziendali sulla componente meccanico-strutturale visti i concreti benefici di ordine economico e di tutela animale ed ambientale.

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Questo contributo è in sinergia con quello dell’articolo già pubblicato su Informatore Zootecnico n. 13/2015 e firmato dal prof. Giulio Cozzi e collaboratori. Gli autori lavorano in collaborazione su questa problematica nell’ambito del progetto Psr Veneto 2007-2013 “Whitefeed”, progetto che ha dato la sua approvazione per l’invio del presente contributo.

*) Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali, Università di Padova.
**) Dipartimento di Medicina animale, produzioni e salute, Università di Padova.
***) Agronomo – Libero professionista.

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 17/2015 L’edicola di Informatore Zootecnico

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