“Vino Libero”, la viticoltura innovativa ora è certificata

Dopo un lavoro durato un anno il disciplinare messo a punto nell’azienda Fontanafredda ha ottenuto il riconoscimento della società Csqa: oltre a sancire il valore delle innovazioni introdotte dal protocollo servirà per aprire alle bottiglie Vino Libero le porte dei mercati stranieri

vino

Meno trattamenti antiparassitari con fitofarmaci e meno solfiti in bottiglia. La formula di Vino Libero, il disciplinare di produzione messo a punto qualche anno fa a Fontanafredda, nell’azienda di Serralunga d’Alba (Cn), ora è anche certificata. Infatti, proprio negli ultimi giorni del 2016 ha ottenuto la certificazione Csqa, società attiva nei settori dell’agroalimentare, dei beni di consumo, della ristorazione, dei servizi tecnici e professionali, riconosciuta tra gli altri dal Mipaaf per le certificazioni di prodotti Dop e Igp.
«Si tratta di un traguardo importante soprattutto per aprirci le porte dei mercati esteri – afferma il responsabile agronomico di Fontanafredda Alberto Grasso – perché per far entrare una bottiglia negli scaffali della gdo o nelle liste vini dei ristoranti stranieri le certificazioni sono un requisito fondamentale. È stato un percorso lungo, durato circa un anno, ma i nostri sforzi sono stati ripagati».

Alberto Grasso

Alberto Grasso

Un modo nuovo di intendere il vigneto
Per ora il disciplinare Vino Libero non cambia, ma Grasso e i suoi collaboratori stanno pensando di introdurre qualche novità per migliorare ancora le performance ambientali. Oggi sono circa 500 gli ettari di vigneto condotti secondo il disciplinare da una dozzina di cantine situate un po’ in tutta Italia: Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche e Sicilia. Il disciplinare di Vino Libero è anche una sorta di  transfert per le aziende vitivinicole che iniziano il percorso verso la certificazione biologica e molte stanno “salendo a bordo” proprio per questo.
Vino Libero è una filosofia che implica un modo nuovo di intendere la gestione agronomica del vigneto: concimare solo con prodotti di origine organica e non impiegare diserbanti, lasciando le erbe spontanee tra i filari.
Molto impegnativa è la gestione della difesa, dove l’imperativo è la prevenzione, con il monitoraggio sistematico di parassiti e malattie, l’utilizzo di sistemi previsionali e di lotta naturale come la confusione sessuale. Il ricorso ai trattamenti con agrofarmaci avviene solamente quando strettamente necessario e quindi nelle fasi critiche di inizio stagione.
Questo significa che dal momento della fioritura in avanti nei vigenti gestiti in base al disciplinare vino libero si prediligono prodotti come il rame e lo zolfo.
«Le difficoltà non mancano – ammette Grasso – non usiamo diserbanti e a oggi non esistono macchine in grado di eliminare le malerbe in modo veloce ed efficace, quindi le ore di lavoro manuale sono molte, con l’ovvio aumento dei costi. Stessa cosa avviene per la gestione dei marciumi». Il risultato di tanta fatica sono uve di ottima qualità e vini che contengono concentrazioni di residui di agrofarmaci di molto inferiori ai limiti stabiliti dalle leggi. In cantina si adottano tecniche evolute per abbattere l’uso dei solfiti, pur mantenendo la perfetta conservazione: la dose massima di solfiti è inferiore almeno del 40% rispetto al limite previsto per legge.
Nonostante ciò le bottiglie griffate Vino Libero faticano a trovare spazio nella grande distribuzione, dove è più complicato far apprezzare un prodotto dal prezzo elevato, mentre trovano più sbocchi nei canali specializzati, enoteche e ristoranti.

Se sei un agricoltore innovativo e vuoi segnalarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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