Tutte le azioni per una foraggicoltura più sostenibile

In questo video il ruolo della foraggicoltura nell’agricoltura conservativa, il greening e altre pratiche finanziate dalla Pac

Ambientale ed economica. Queste le due declinazioni della “sostenibilità” che si può ottenere con un nuovo modo di intendere la foraggicoltura. Ne abbiamo visto alcune applicazioni con l’aiuto di Paolo Mantovi, della Fondazione Crpa, e di Maria Teresa Pacchioli, del Crpa.

Agricoltura conservativa
Secondo la Fao l’agricoltura conservativa si propone di combinare produttività e sostenibilità attraverso l’applicazione di tre principi agronomici: minor disturbo del suolo con le lavorazioni; copertura permanente del suolo; diversificazione colturale. Il ruolo della foraggicoltura all’interno del più ampio capitolo dell’agricoltura conservativa è di primissimo piano. Innanzitutto perché quasi tutte le procedure tecniche messe a fuoco da questa disciplina, così come si possono applicare alle grandi colture erbacee di pieno campo, si possono applicare anche alla foraggicoltura, vedi ad esempio la minima lavorazione. In particolare il Crpa sta studiando, all’interno del programma europeo “LifeHelpSoil”, alcune applicazioni del concetto di agricoltura conservativa. E poi perché la foraggicoltura entra a far parte abbastanza inevitabilmente dei piani di “diversificazione colturale” che sono alla base dell’idea tecnica di agricoltura conservativa.
Rispetto della direttiva nitrati. Diverse norme Ue impongono o propongono ai foraggicoltori scelte agronomiche in linea con la sostenibilità ambientale. Ovviamente la direttiva nitrati (91/676/Cee), ma anche la Pac con il Greening. Protagoniste nell’applicazione della direttiva nitrati le Regioni del Nord Italia. Fra le quali la Lombardia, che con il suo ente Ersaf ha sviluppato un “Portale nitrati” ricco di suggerimenti agronomici e tecnologici per rispettare le richieste di rispetto ambientale della direttiva. E fra questi suggerimenti sono numerosi e diversi i richiami alla foraggicoltura. Greening Pac. Il greening o pagamento ecologico è una delle sette componenti del nuovo sostegno della Pac. Hanno diritto al pagamento greening solamente gli agricoltori che percepiscono il pagamento di base; e che rispettino sui loro ettari ammissibili tre pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente. Queste pratiche sono: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti, presenza di aree di interesse ecologico; e all’interno delle prime due di queste tre pratiche agricole il ruolo della foraggicoltura è di primissimo piano.

Sostenibilità economica
È un obiettivo ricercato anche in foraggicoltura. Le esperienze in materia non mancano, il video del Tunnel dell’innovazione ne ricorda una delle più avanzate: l’ottimizzazione dei piani colturali foraggeri secondo la Cattolica di Piacenza. Negli ultimi mesi l’Istituto di Scienza degli alimenti e della nutrizione dell’Università Cattolica di Piacenza ha messo a fuoco un software in grado di guidare le scelte degli imprenditori zootecnici in materia di foraggicoltura. Il software chiede prima di tutto di rilevare i costi di coltivazione delle singole colture foraggere, per ettaro e per quintale. Da qui ricava il costo della razione alimentare, al giorno, per capo e per l’intera mandria. Fase successiva: l’allevatore deve inputare anche i ricavi latte. Il programma fornirà in output il parametro Iofc (income over feed costs, noto parametro zootecnico, ricavo meno costi di alimentazione). Il programma, in base ai dati precedentemente calcolati, propone di rinunciare a una certa coltura foraggera per adottarne un’altra, anche non a tutti gli ettari ma solo a una parte, ricalcolando l’Iofc con la nuova situazione. Alcuni allevatori lombardi che collaborano con l’università hanno sperimentato questo software, modificando il proprio riparto colturale foraggero, e hanno visto crescere di conseguenza il proprio Iofc. Per questo i ricercatori della Cattolica hanno denominato il programma “Ottimizzazione dei piani colturali foraggeri”.

L’esperto: Paolo Mantovi
Paolo Mantovi è un ricercatore della Fondazione Crpa (Centro ricerche produzioni animali, Reggio Emilia). Si è impegnato in diversi progetti a livello europeo, nazionale e regionale, soprattutto sul tema dei reflui zootecnici e dell’acqua d’irrigazione, sul suolo e sulle coltivazioni, con particolare attenzione al loro impatto sull’ambiente. Ha collaborato ad alcune innovazioni fondamentali in agricoltura e in zootecnia, come l’impiego dei reflui zootecnici o digestati nella fertirrigazione nel rispetto delle norme ambientali, l’applicazione pioneristica delle tecniche di agricoltura conservativa, il recupero e riuso delle acque di scarico a scopo irrigazione.

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