Trapiantatrici, meglio i modelli polivalenti

MACCHINE PER L'ORTICOLTURA

attraSono in grado di adeguarsi alle varie tecniche produttive adottate nelle diverse aree geografiche. E alle esigenze della coltura


Lorenzo Benvenuti, Terra e Vita
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L’adozione del trapianto in sostituzione della semina consente un avvio rapido della coltura e un più uniforme sviluppo. Per la maggior parte delle colture il trapianto costituisce una tecnica consolidata e insostituibile, almeno per le imprese agricole professionali. Il costo del trapianto è adeguatamente compensato dall’incremento qualitativo e quantitativo della produzione.

A tale riguardo, è interessante notare come il costo della macchina incida in modo molto contenuto sul costo complessivo del trapianto, quando si impiegano attrezzature “manuali”, e comunque risulti sempre nettamente inferiore al costo delle piantine anche utilizzando attrezzature semiautomatiche o automatiche. Ovviamente queste indicazioni economiche valgono per contesti operativi in cui l’attrezzatura è dimensionata in modo opportuno, cioè sia in grado di offrire la giusta tempestività in fase di impianto e nel caso in cui, o per polivalenza di funzioni o per l’ampiezza delle superfici destinate a una specifica coltura, riesca a collezionare nel corso di un anno un numero di ore lavorate che permetta di ripartire in modo economico i costi fissi.

L’analisi dei costi per questa operazione è un aspetto interessante che sarà presentato in modo adeguato. A pochi mesi dal termine dell’Eima è sicuramente più opportuno concentrarsi sulle tendenze manifestate da questo settore.

Il successo di questa tecnica è in parte dovuto anche all’industria italiana che ha saputo cogliere l’opportunità e che si è impegnata nel realizzare attrezzature in grado di fornire una valida risposta alle diverse esigenze legate sia al tipo di coltura e sia alle particolari tecniche adottate nelle diverse aree geografiche. Anche all’Eima 2010 si è avuta prova di questo sforzo mirato a diversificare un singolo modello in numerose versioni capaci di introdursi nei diversi cicli produttivi senza imporre modifiche sostanziali alle tecniche colturali tipiche di ogni areale produttivo.

Il problema della pacciamatura

Un buon esempio di questa versatilità è data dalla diffusione della tecnica della pacciamatura e in particolare di quella realizzata utilizzando film in mater-bì, completamente biodegradabile. La presenza di un film sul terreno rende più complessa l’azione della trapiantatrice e ancor più impiegando un prodotto che tende ad essere più delicato rispetto al materiale plastico convenzionale. Le attrezzature che lo depongono, le trapiantatrici che lo forano e, soprattutto, le combinate (stesura e trapianto simultaneo) devono operare con grande precisione per evitare lacerazioni al film che ne vanificherebbero la funzione.

In questo settore vi è un continuo aggiornamento non tanto attraverso l’immissione di nuove attrezzature, ma soprattutto attraverso l’aggiornamento di quelle in produzione rivolto ai sistemi di regolazione degli organi preposti alla stesura e al taglio del film e alla deposizione della pianta.

I modelli a bicchiere

Le trapiantatrici volgarmente chiamate a bicchiere sono quelle che trasportano la piantina al suolo mediante un contenitore che provvede a tagliare il film, realizzare il solco e a deporre al suo interno la piantina. È una categoria di macchine già diffusa, disponibile in versioni economiche e per questo adottata anche da piccole e medie aziende orticole. Le case costruttrici stanno dedicando a questi modelli molta attenzione con l’obbiettivo generale di ridurre le interferenze generate dalla stesura o dalla presenza del film e di rendere il trapianto sempre più preciso. Al riguardo è fondamentale che la velocità periferica delle tazze sia uguale a quella di avanzamento perché, in questo modo, la piantina quando viene depositata nel terreno rimane verticale e il film non si lacera. La sfida è quella di realizzare attrezzature capaci di operare con velocità di avanzamento superiori alle attuali, che raramente superano gli 1-1,5 km/h.

Piantine in cubetto

Un secondo esempio riguarda la pronta risposta data dall’industria al recente riscontro commerciale ottenuto dalle insalate dette multifoglia. La loro coltivazione prevede tecniche non dissimili da quelle utilizzate per le cicorie o le insalate in cespo, ma con distanze fra le file e sulla fila molto più ravvicinate. Inoltre anche questa tipologia di pianta, come accade per le lattughe, si avvantaggia enormemente dell’allevamento in cubetto e come queste tende ad essere coltivata su medie o ampie superfici. Da qui la richiesta di attrezzature dotate di buona produttività del lavoro, capaci di gestire in modo specifico il cubetto, e capaci di assecondare densità di trapianto molto elevate. Nelle attrezzature semi-automatiche, specializzate nel trapianto di piantine allevate in cubetto, l’operatore inserisce nelle apposite guide gruppi di piantine. Ciò consente un netto incremento della produttività del lavoro umano, che può consolidarsi intorno alle 4mila piantine/ora, con i dispositivi a nastro, e a valori superiori per i dispositivi rotativi dove la produttività non è più condizionata dal dispositivo di distacco e deposizione sul suolo. Peraltro, come è ben noto, i più lenti dispositivi a nastro operano con efficacia anche quando le piantine, soprattutto di ortaggi a foglia, a causa del loro eccessivo sviluppo, presentano le foglie intrecciate.

La distanza tra le fila

In queste attrezzature la distanza fra le file sono di norma superiori ai 28-30 cm, idonee per la coltivazione della lattuga, ma non per un multifoglia che predilige distanze nettamente inferiori (inferiori ai 20 cm). Ridurre la distanza fra le file non è un’azione semplice perché spesso impone una rivisitazione progettuale di parti fondamentali della macchina volta a ridurre gli ingombri trasversali di ciascuna linea di trapianto.

La riduzione della distanza fra le file coinvolge però diverse colture e la diffusione del trapianto come tecnica per l’impianto della coltura ha portato alla realizzazione di attrezzature in grado di ridurre notevolmente questo fondamentale parametro agronomico. Questo particolare obbiettivo è stato conseguito anche disponendo i gruppi di trapianto su due ranghi in modo da dimezzare la distanza fra le file. Fra queste alcune attrezzature presentavano, nonostante la disposizione su due file, ingombri longitudinali molto contenuti. Ciò facilita le manovre a bordo campo, i trasferimenti su strada e permette di mantenere basse le potenze dei trattori con riduzione del calpestamento.

Dispositivi elettronici

Un terzo aspetto emerso durante Eima è la progressiva diffusione di dispositivi elettronici non solo per la gestione di parti di macchina, ma anche dell’intera operazione. Fra le diverse possibilità è auspicabile la diffusione di dispositivi per la georeferenziazione della macchina che opera sul campo.

Di grande interesse per questo settore sono i sistemi di guida parallela, integrali (guide automatiche) o assistite (l’operatore mantiene il controllo della macchina, ma un terminale indica in continuo lo scostamento della traiettoria reale da quella ottimale permettendo al conducente di operare i dovuti aggiustamenti). Tali sistemi offrono grandi vantaggi quando le superfici sono elevate e quando si effettua il trapianto su terreno piano.

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