Frutteto-vigneto, è boom dei modelli anti-deriva

MACCHINE IRRORATRICI

Molte novità all’Eima riguardavanomacchine con dispositivi per il recupero di prodotto. Soprattutto a seguito delle norme in tema di trattamenti


Ottavio Repetti, Macchine e Motori Agricoli
macchina_irroratrice

Ancora una volta il cambiamento normativo è il vero motore dell’innovazione tecnologica. Avviene a getto continuo per i trattori e le regole sulle emissioni, per fare un esempio. Nel settore dei trattamenti per il vigneto e frutteto sono invece due direttive della Comunità Europea – la 127 e la 128 del 2009 – a spingere verso la produzione di nuove macchine e nuove soluzioni per quelle esistenti. I due documenti, insieme, impongono infatti diversi cambiamenti, come riassumiamo a parte in queste pagine. E dunque i costruttori si adeguano: un po’ per restare all’interno delle leggi, un po’ perché si prevede che l’obbligo di revisione quinquennale e di taratura periodica delle attrezzature porterà molti agricoltori a sostituire il vecchio atomizzatore, che mai potrebbe superare una seria verifica tecnica. In altre parole, la domanda potrebbe aumentare fortemente nei prossimi mesi e dunque val la pena essere pronti, con nuovi modelli e soprattutto con un rigido adeguamento alle norme: quelle già in vigore e – perché no – quelle che stanno per arrivare. Le principali novità si possono raggruppare in due settori: le macchine a recupero e gli interventi sul gruppo-ventola. A favorirle, non soltanto la necessità di adeguarsi ai regolamenti europei, ma anche la ricerca di una maggior efficienza.

 
Macchine con recupero

Chi ha fatto anche soltanto un giro distratto tra i padiglioni dell’Eima dedicati alla difesa delle colture (principalmente il 25 e 26) non ha potuto fare a meno di notare il boom delle macchine con recupero di prodotto. Sostenere che tutti gli espositori ne avevano almeno un modello sarebbe esagerato, ma non di molto. Diverse le ragioni dietro al successo di un attrezzo che non è tra i più pratici da usare, né dei più economici. Le nuove norme in materia di trattamenti giocano un ruolo importante – si pensi che in alcuni territori queste macchine sono praticamente imposte dai regolamenti locali – ma pesa altrettanto – se non di più – il risparmio di prodotto che il sistema con recupero garantisce: si arriva al 95%, per i primi trattamenti della stagione. A conti fatti, dicono i costruttori, nel giro di un paio di annate ci si paga la macchina; non lo dubitiamo, soprattutto per aziende di una certa dimensione. Di seguito elenchiamo le caratteristiche principali delle macchine viste in fiera.

 
Agricolmeccanica. Partiamo dal Friuli per raccontare di una ditta che da tempo produce irroratrici (a marchio Friuli Sprayers) con recupero di prodotto, una specialità che sembra proprio appassionare il Nordest. Dopo aver presentato, un paio di anni fa, il suo Drift Recovery, l’Agricolmeccanica ha lanciato all’Eima 2012 la versione per vigneto stretto o collinare: cisterna da 600 litri, braccio basculante con tastatori sotto ai pannelli per regolare autonomamente l’inclinazione e naturalmente il classico pannello del Drift Recovery, aperto sulle pareti esterne per lasciar uscire l’aria, mentre il prodotto si ferma su una struttura di recupero di tipo industriale ad alta capacità di assorbimento. Grazie al sistema basculante, la macchina è adatta per vigneti in contropendenza o a gradoni, una tipologia sulla quale, finora, era impossibile usare irroratrici a pannelli. Bargam. La ditta romagnola in realtà ha presentato ben più di un’irroratrice: il suo V-Track è un porta-attrezzi semovente che può svolgere, innanzitutto, operazioni di vendemmia meccanizzata, ma non soltanto. Nella parte centrale del corpo macchina, infatti, si possono applicare attrezzi per la lavorazione interfilare, mentre davanti al muso trovano alloggiamento cimatrici e prepotatrici. Dietro i due corpi (la macchina è scavallante) abbiamo infine due attacchi a tre punti per attrezzature tradizionali: per esempio, trinciatrici, fresatrici, coltivatori o altro ancora.

 
Parlando di trattamenti, il V-Track, che dispone di un motore Iveco Nef da 4,5 litri per 145 cv di potenza massima e trasmissione idrostatica, può montare il modulo Srp 30, in grado di trattare fino a tre filari pieni contemporaneamente: quello “scavallato” dall’attrezzo più altri due, grazie a due bracci laterali. I diffusori possono inclinarsi fino a 30° in orizzontale e 25° in verticale, per adattarsi a diversi tipi di vegetazione Carraro Spray. Non si può certo parlare di novità per una ditta che fa macchine a recupero ormai da otto anni ed è stata pertanto una delle prime a proporre questa soluzione. Tuttavia, ci dicono dalla sede padovana, il sistema Nta-Eco è stato sottoposto nell’ultimo anno a un restyling che ha comportato diverse migliorie. Capace di trattare a basso, medio e alto volume, l’irroratore Nta-Eco ha una volume del serbatoio che va da 600 a duemila litri. Europiave. Rimaniamo in Veneto con il Giuly 2010 di Europiave, che però è prodotta dalla Ciclone Srl di Volon di Zevio (Vr) con il nome di Gbtr. Si tratta anche in questo caso di un classico gruppo a recupero capace di lavorare su filari fino a 2,5 metri di altezza e 3,4 di larghezza, con cisterna da duemila litri Florida. Anche il noto costruttore veronese ha proposto una nuova macchina a recupero che, testata a partire dall’estate scorsa, avrebbe dato esiti molto incoraggianti. È il Drift Winner, capace di trattare due filari per volta con interfila da 2 a 3,6 metri e un’altezza massima del filare di 2,5 metri. Da notare il timone snodato con pistone idraulico, il doppio assale su bilanciere e la buona possibilità di scelta in materia di serbatoio, con capacità da 600 a 1.500 litri. Ideal. Macchina con recupero di tipo classico, Drop Save tratta impianti tra 2,4 e 3,2 metri di interfila e con altezze massime di 2,5 metri. Grazie a un doppio circuito, ad alta e bassa pressione, è in grado di lavorare con bassi dosaggi, ma con alta pressione per il recupero e filtraggio del prodotto disperso. Va segnalato anche il sistema brevettato per la depressurizzazione della cisterna principale, da mille o duemila litri di volume e con lavamani e cisterna di risciacquo integrati.Ricosma. Dalla ditta vicentina arriva Zephir, macchina con recupero di prodotto che si differenzia parzialmente dalle altre viste in fiera. Ci riferiamo, principalmente, alla ventola in bella vista sul lato esterno del pannello. Serve a creare la manica d’aria che evita la fuoriuscita del prodotto dai lati del pannello; secondo Ricosma, due ventole sui pannelli sono più efficienti di una sola ventola centrale con trasporto dell’aria attraverso il braccio scavallante. Vma. Anche in Oltrepò Pavese si pensa al recupero: lo dimostra la Vma, che ha presentato alla fiera di Bologna il Multi Row 50.14, modello ovviamente bifilare, in grado di operare su interfila fino a 3 metri, con gestione automatica dei pannelli e irrorazione computerizzata. Il software consente, tra l’altro, di scaricare su chiavetta elettronica le informazioni sul trattamento, come litri per ettaro, liquido distribuito, ettari trattati, liquido recuperato eccetera. Una macchina, insomma, che usa la tecnologia per rendere semplice il lavoro dell’operatore.

Evoluzioni nelle ventole

Chi l’avrebbe detto che anche un meccanismo pluricollaudato come una ventola potesse essere oggetto di innovazione? Eppure le modifiche al gruppo ventola (prese d’aria, scocca o ventola stessa) sono state tra le più frequenti all’Eima. Anche in questo caso, gli obiettivi sono diversi: ridurre la dispersione e la deriva del prodotto, aumentare l’efficienza a parità di potenza assorbita ma anche migliorare l’ingresso dell’aria e l’equa divisione della medesima sui due lati della macchina (altro requisito imposto dalle recenti direttive europee). A proposito di ingresso dell’aria, uno degli imperativi del 2012 è stato l’eliminazione delle impurità, vale a dire foglie, semi e terriccio che le potenti ventole aspirano dal suolo e rilanciano poi sulla vegetazione. Per evitare il loro ingresso si è fatto di tutto. Projet, per esempio, ha brevettato il New Control, un gruppo ventola dalla scocca assai particolare (e molto accattivante, bisogna dirlo). La geometria inclinata, ci spiegano i tecnici, fa in modo che la ventola aspiri aria principalmente dall’alto e dunque non raccolga troppe foglie o terra. L’impiego di bocchette indipendenti con erogatore, inoltre, aumenta la velocità dell’aria in uscita e rende possibile lavorare anche con bassi dosaggi (250 l/ha, per esempio). Inoltre, la possibilità di orientare la ventola e chiudere alcuni erogatori permette di direzionare meglio il prodotto in base alla geometria della vegetazione. Il gruppo Air Control, inoltre, monta una doppia ventola controrotante per ripartire equamente il flusso di aria sui due lati. Un’altra innovazione assai interessante è il Compact Air System. Si tratta di un gruppo alquanto originale, formato da una colonna (vi si possono attaccare anche le condotte per un impianto scavallante) con forma a V rovesciata per assicurare la separazione a metà della massa d’aria. La ventola è in alto, a oltre due metri di altezza; in questo modo l’ingresso di terra e foglie secche è escluso. I diffusori sono a fungo, con possibilità di escluderli uno a uno. Anche la bolognese Gamberini si è impegnata sul problema delle impurità e anche in questo caso abbiamo un risultato dal design sicuramente indovinato. La soluzione trovata passa dall’aspirazione inversa, ovvero anteriore. L’aria, una volta entrata nel gruppo ventola, è accelerata ed emessa in prossimità dei getti. La particolare conformazione del convogliatore assicura una corretta ripartizione del flusso: 50% a destra e 50% a sinistra; abbiamo visto che è diventato imprescindibile, ormai.

 
Tifone ha fatto ancora di più: ha invertito l’ordine tra cisterna e ventola, spostando quest’ultima davanti al serbatoio e dunque subito dietro al trattore, e ha inventato l’Easy Vario (macchina sottoposta a brevetto). In questo modo, ci spiegano, si raccolgono meno detriti, si sfrutta l’aria prodotta dall’avanzamento (aggiungendo 10 km/h di vento a quello che crea la ventola), si elimina il cardano sotto il serbatoio e si accorciano le tubature, riducendo il rischio di guasti o forature. Inoltre si riduce la larghezza minima della capezzagna, dal momento che l’operatore non deve più aspettare che tutto l’atomizzatore esca dal filare prima di cominciare a sterzare. Tutto ciò senza che la ventola, messa lì vicino al trattore, produca rischi per la salute dell’operatore, dal momento che la velocità di avanzamento impedisce che la nebulizzazione raggiunga la cabina. Per favorire le svolte è anche disponibile il disinnesto automatico dell’albero cardanico, fa sapere la società ferrarese. Infine, l’elica a passo variabile (si regola in soli sei secondi, dice Tifone) permette di adeguare quantità e orientamento dell’aria prodotta a seconda della vegetazione da trattare. Soluzione quasi identica per l’astigiano Dragone e il suo Athos: anche in questo caso si apre la griglia, si stacca la ventola e si orientano le pale regolandole con una vite centrale.

 
Anche Idroget non ha fatto macchine nuove, ma ha migliorato la Euro Twing 1500, che dispone di una doppia ventola controrotante per migliorare la distribuzione di prodotto e assicurare il famoso 50+50. Da quest’anno ha anche una doppia valvola di pressione; vale a dire che mentre i diffusori continuano a lavorare a bassa pressione, agitatori e altri circuiti possono funzionare con alta pressione. Per semplificare il lavoro all’operatore entrambi i circuiti fanno capo a un solo interruttore. Ventola controrotante anche per l’Ovs 50 di Favaro, ditta che ha rilevato i brevetti della Holder. Il suo atomizzatore con botte SecurLiner 900, da 900 litri, dispone di un doppio convogliatore in polietilene e ciascun corpo fa capo a una propria ventola. Il tutto mantenendo comunque una bassa rumorosità e un ridotto assorbimento di potenza (60 cv totali).

 
Interessante anche la soluzione di Carraro Spray, non nuova per il mercato, ma mai adottata dal gruppo padovano: il gruppo ventola con doppia uscita dell’aria. Quella che uscirebbe nella parte bassa del cilindro è raccolta da un secondo deflettore, posto dietro al primo, e indirizzata verso la vegetazione. Originale, invece, il meccanismo di ribaltamento del gruppo, molto utile per ispezionare l’albero di trasmissione e per lavori di manutenzione sul gruppo stesso.

 
Concludiamo con un produttore spagnolo, Mañenz Lozano: fino allo scorso anno non presente nel nostro paese, ma grazie all’Eima dovrebbe aver trovato alcuni rivenditori. Del resto il suo atomizzatore ha le carte in regola per fare bene. Per esempio, ha un sistema brevettato di diffusione che si basa su tre ugelli circondati da erogatori lamellari orientati in modo da creare una turbolenza d’aria. In pratica, l’aria non è sparata in linea retta ma così da formare un vortice che muove la foglia e dunque favorisce la copertura della faccia inferiore e della vegetazione più interna. L’aria usata arriva principalmente dall’alto, grazie a una griglia a lamelle inclinate.

 
Le altre novità

Non soltanto recupero e ventole: a Bologna si sono viste, naturalmente, altre soluzioni interessanti e originali. Cominciamo, di diritto, da Ricosma e dal suo Concept Sprayer, un prototipo che di tecnologia ne monta davvero tanta, fino ad automatizzare completamente la distribuzione. Sulla parte anteriore della cisterna troviamo una serie di sensori per rilevare direzione e velocità del vento, mentre ai lati abbiamo ultrasuoni che misurano la densità fogliare. Non manca, chiaramente, l’antenna Gps per geo-localizzare l’irroratrice, per esempio rispetto alle zone sensibili. Tutte queste informazioni permettono la gestione automatica dell’irrorazione, a tutti i livelli: quantità di prodotto erogata, direzionamento delle torrette, volume dell’aria… Persino la selezione dell’ugello (normale o antideriva) è fatta dal software della macchina, che grazie al Gps può anche ridurre o interrompere l’erogazione in prossimità delle aree di rispetto, come già anticipato. Inutile aggiungere che tutti i dati raccolti ed elaborati dal sistema si possono poi trasferire sul computer per le pratiche amministrative ma anche per realizzare mappe di trattamento.

 
Passiamo a Martignani. Anche la società ravennate si adegua alla moda imperante del doppio pannello, ma con una sua particolarissima versione. Intanto perché funziona con il sistema elettrostatico, vero cavallo di battaglia di Martignani. Potremmo definirla, a vista, un’irroratrice con recupero di prodotto, se non fosse che – ci spiegano immediatamente i responsabili del gruppo – Martignani è contro il recupero. Il Duo Wing Jet è dunque un irroratore scavallante con barriera d’aria, ma senza recupero. In altre parole, la colonna interna dell’irroratore diffonde il prodotto caricato elettrostaticamente, come avviene già da tempo. Sulla facciata opposta dei due filari troviamo invece due pannelli che emettono aria a bassa pressione. Servono per fermare le gocce che fuggono dalla parete vegetativa e mandarle sulle foglie, coprendo così anche la facciata opposta del filare. In altre parole, il Duo Wing Jet gioca a ping-pong con le gocce, sparandole prima verso le piante e rimandando poi indietro quelle che non si depositano sulla foglia. Usando bassissimi dosaggi (fino a 10 litri per ettaro, quando la vegetazione è scarsa) non c’è perdita di prodotto e dunque il recupero, dice Martignani, diventa inutile. In questo modo, peraltro, non si rischia nemmeno di reimmettere nella cisterna del materiale contaminato, per quanto filtrato. Altra novità da segnalare è il Twin Multi-flow, una torretta di distribuzione sulla quale è possibile regolare velocità e incidenza del flusso d’aria e cambiare il diametro delle gocce. Il sistema ha anche un impianto elettrostatico potenziato.

 
Sulla scia di Martignani, anche la pavese Vma ha realizzato un irroratore elettrostatico, forte di un dispositivo che permette il passaggio di corrente soltanto quando vi è presenza di acqua, cosa che evita il rischio di folgorazione quando si lavora attorno all’attrezzo. Il modulo permette anche di caricare elettrostaticamente un solo lato e variare la potenza di carica a piacimento. A breve, infine, sarà disponibile un impianto di geolocalizzazione.

 
Restiamo in Oltrepò Pavese con Cima, nome storico dei trattamenti su vigneto. Il New Plus Gold è il nuovo portato dell’azienda, con sistema di lavaggio impianto integrato senza fessure nella cisterna, proprio come prevede la direttiva 128. Il risultato è che sulla sommità del serbatoio troviamo ben quattro bocche (riempimento acqua, ingresso prodotto, acqua per le mani e lavaggio impianto). Per chi volesse spendere meno è disponibile il New Plus standard, senza lavaggio dell’impianto (non ancora richiesto dalle normative, sebbene di prossima introduzione).

 
In tema di cisterne va senza dubbio menzionata quella della Sae, ditta ferrarese che ha brevettato il serbatoio montato sul Defender Mk2. Ha una capacità di 1.000, 1.500 o 2.000 litri, ma quel che più conta è l’integrazione dei vari serbatoi secondari: quello per il lavaggio del circuito (80 litri totali) è stato trasformato in un grosso cilindro che contorna l’albero di trasmissione e si trova sotto al serbatoio principale. In questo modo, spiega la Sae, abbassa il baricentro, aumentando la stabilità, e irrobustisce la struttura.

 
Restiamo in tema di innovazione spinta con Wanner, ditta tedesca che ha proposto un interessante attrezzo combinato: irroratore più trinciaerba (da 140, 200 o 225 cm di larghezza), per effettuare due interventi in un colpo solo. La trincia funziona con l’impianto idraulico del trattore, mentre l’atomizzatore è mosso dalla Pto.

 
Più tradizionale la novità di Ideal, il modello Bora: nebulizzatore pneumatico con condotte che passano sopra al filare (pur non essendo scavallante) per trattare altre due facciate oltre a quelle in cui si passa. Per migliorare la manovrabilità il gruppo irrorante è montato sul sollevatore, mentre la cisterna (da 800 o mille litri) segue al traino.

 
Più tradizionali anche le proposte di Genesini, che nel 2012 ha realizzato due nuovi modelli: Orion, con diffusore a torretta per una miglior ripartizione dell’aria, e Delta 2F, multifilare (tratta due filari completi in un passaggio) che il costruttore definisce “un trasformista” perché può distribuire in dosaggi tra 80 e 1.000 litri per ettaro, appoggiandosi su due sistemi: pneumatico e idraulico. Orion è un atomizzatore perfetto per il frutteto e pensato principalmente per l’estero, visto che arriva a 3mila litri di capacità. Delta 2F è invece una macchina semplice, che riduce al minimo i movimenti idraulici.

 
Nel nostro elenco non poteva mancare Nobili, che ha presentato all’Eima il Ventis, atomizzatore pneumatico da 1.000 o 1.500 litri, a testata multipla o scavallante, adatto al trattamento di tre filari anche con bassi volumi, grazie a una ventola di nuova progettazione che porta l’aria a una velocità di 120 metri al secondo. Dobbiamo poi ricordare Geo, un atomizzatore tradizionale con ventola assiale e cisterna dal nuovo design. Da non perdere nemmeno l’Oktopus Mini, che deriva dal progetto Oktopus, vecchio ormai di qualche anno, riadattato per vigneti a tendone. La possibilità di regolare in modo indipendente le bocchette permette una grande versatilità di impiego.

 
Per finire, una proposta non nuova in generale, ma nuova per il nostro paese: è quella di Tecnoma, ditta francese che dallo scorso anno è presente anche in Italia. Il suo Premis (da 300 a 800 litri di volume) è un irroratore portato adatto per diversi impieghi: campo aperto con barre grandi, vigneto e frutteto con gruppo ventola.

 
Le riconferme

Concludiamo questa lunga dissertazione con un gruppo di macchine non propriamente nuove, ma comunque degne di menzione. Abbiamo, per esempio, la Saher, ditta spagnola che ha sede nei pressi di Barcellona e produce una serie di atomizzatori tradizionali, portati e trainati, con gruppo ventola ad aspirazione tradizionale o inversa. Non mancano i nebulizzatori multifilare e quelli con bocchette singole orientabili. Una gamma completa, insomma, con cisterne fino a tremila litri. Lo stesso vale per l’israeliana Degania, che offre anche macchine assai originali. Ricordiamo per esempio il Tornado, atomizzatore con due ventole collocate in verticale, per frutteti e agrumi. Per il vigneto abbiamo invece Eagle, con quattro condutture, ciascuna divisa in cinque uscite per creare una turbolenza sul prodotto. Il 6 Arm, invece, ricorda il Bora di Ideal, con gruppo di irrorazione (a sei condutture) sul sollevatore e cisterna trainata. Non manca nemmeno una versione elettrostatica, per lavorare in presenza di vento. Restiamo all’estero con la polacca Bury e le sue Wulkan e Wulkan mini, macchine per frutteto (ma adattabili al vigneto) con cisterne da 400 a duemila litri. I diffusori sono di vario tipo: tradizionali a ventola, a torretta con aspirazione opposta e a bocchette individuali. Ampia anche la gamma di Osella, composta da atomizzatori portati e trainati e diversi tipi di ventole e diffusori. Spostandoci da Cremona a Lecce, troviamo Agri Perrone e il suo Prm 2000 T Air Power, atomizzatore trainato per alto o basso volume, con cisterna fino a 3.200 litri che richiede trattori da 90 cavalli di potenza.

 
Da ultimo Mitterer, costruttore altoatesino che offre sempre soluzioni interessanti e originali. Per il 2012 non ha realizzato nuove macchine, tuttavia la sua 6G2 per vigneto stretto – e ancor più la Variant, irroratrice multi-elica per frutteto o vigneto, con ampie possibilità di regolazione e orientamento – sono sempre attrezzi da guardare con interesse.

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