Tignoletta, la strategia parte dal secondo volo

Speciale difesa vite

La seconda generazione è la più pericolosa: la difesa integrata inizia di lì


Stefano Bongiovanni et al., Terra e Vita
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Le tignole rappresentano, di norma, la principale avversità animale della vite. Si tratta di un gruppo di insetti composto da tre specie appartenenti all’ordine entomologico dei Lepidotteri, ovvero insetti la cui forma adulta è rappresentata da una farfalla:Lobesia botrana (tignoletta della vite), Clysia (=Eupoecilia) ambiguella, Argyrotaenia pulchellana (Eulia).

 

Lobesia botrana (tignoletta della vite) è la specie più importante, per l’Emilia-Romagna; si tratta di un fitofago di ampia diffusione in tutta l’Europa meridionale, dove manifesta più intensamente la sua pericolosità.

 

In considerazione delle diverse pericolosità delle tre generazioni, in cui si articola lo sviluppo del fitofago, la strategia di difesa è stata oggetto negli anni di un ampio ed ancora irrisolto dibattito circa la necessità di intervenire contro tutte le generazioni oppure se ci si potesse concentrare principalmente sulla seconda; il Disciplinare di Produzione Integrata della Regione Emilia Romagna stabilisce che contro la prima generazione non sono ammessi trattamenti in quanto, solitamente, i danni in fioritura sono trascurabili.

 

È chiaro che la seconda e la terza generazione, che si sviluppano direttamente sugli acini, sono responsabili dei danni maggiori.

Larve carpofaghe

 

La seconda generazione si manifesta, generalmente, come la più pericolosa. La difesa integrata distingue due condizioni operative:

 

– vigneti solitamente infestati dalla tignoletta;

 

– vigneti solitamente non infestati.

 

Nel primo caso la sola presenza di uova o fori di penetrazione è soglia di intervento sufficiente per dare il via alla strategia di difesa, mentre nella seconda condizione è fissata una soglia pari al 5% di grappoli con presenza di uova e/o larve oppure con fori di penetrazione.

 

Per la terza generazione sono ammessi trattamenti di difesa dove si accerta il superamento della soglia del 5% di grappoli infestati dal fitofago.

 

I rilievi in campo devono cominciare con l’inizio dei voli e sono rivolti a seguire l’attività del fitofago secondo due modalità:

 

1 – l’installazione delle apposite trappole a feromoni sessuali in grado di fornire informazioni qualitative e quantitative sul volo del fitofago;

 

2 – i rilievi visivi, attraverso cui evidenziare eventuali attacchi in atto, partendo dalla deposizione delle uova, fino a seguirne lo sviluppo larvale.

Trappole da monitorare

 

Le trappole a feromoni, controllate settimanalmente, forniscono dati sulla durata di ogni volo e sulla densità della popolazione presente, per cui sono particolarmente utili per posizionare adeguatamente eventuali trattamenti di difesa.

 

Alcuni anni di esperienza consentono di costituire un archivio storico da cui attingere informazioni per un proficuo confronto con le condizioni dell’annata in corso. I controlli visivi consentono di controllare che tutto proceda per il meglio, ovvero che gli interventi effettuati abbiano raggiunto l’obiettivo prefissato e che lo sviluppo del fitofago non conduca a danni di rilievo economico.

 

Un aspetto particolarmente importante riguarda la ricerca delle uova deposte direttamente sugli acini della seconda e terza generazione; si evidenzia che non sempre le uova deposte giungono alla schiusura.

 

Le uova sono facilmente individuabili ed in seguito basta tenerle sotto osservazione per seguirne lo sviluppo embrionale: alla deposizione sono biancastre opache con una progressione che, in alcuni giorni, le porta alla fase di “testa nera”, momento in cui si è prossimi alla schiusura. Questo è il momento migliore per effettuare i trattamenti chimici larvicidi; con andamento stagionale normale l’epoca del primo o dell’unico intervento cade solitamente tra il nono e il tredicesimo giorno dall’inizio della fase crescente delle catture del secondo volo.

Btk alle prime larve

 

Nello specifico, per quanto riguarda invece l’impiego del Bacillus thuringiensis ssp kurstaki (Btk) è consigliabile intervenire alla presenza delle prime larve (circa 2-3 giorni dopo la fase delle uova “testa nera”) avendo l’accortezza di utilizzare acqua a pH neutro o sub-acido (con pH superiore a 8 è necessaria la correzione). Inoltre, si rende quasi sempre necessario eseguire un secondo intervento con Btk a distanza di 7-8 giorni per contenere efficacemente la seconda generazione di tignoletta.

 

In relazione all’efficacia dei diversi ceppi di Bacillus thuringiensis impiegabili nei confronti di Lobesia, si segnala che la migliore attività risulta quella dei formulati a base di: B.t. kurstaki HD1, B.t. kurstaki SA11, B.t. kurstaki SA12, B.t. kurstaki EG2348.

 

In situazioni di elevata pressione e con forti attacchi negli anni precedenti, si consiglia di applicare il metodo della confusione sessuale di Lobesia (prima del volo della prima generazione) e di integrarlo con trattamenti insetticidi di supporto, possibilmente cercando di indirizzare la scelta verso quei principi attivi che risultano di minor impatto ambientale (Btk).

 

Si rimarca comunque il fatto che, la confusione sessuale fornisce i migliori risultati nelle aree con limitata pressione dell’insetto e in vigneti di una certa dimensione e di forma regolare.

 

Il momento preciso per gli interventi e per l’installazione dei diffusori della confusione è indicato nei bollettini tecnici provinciali di Produzione Integrata sulla base anche delle utili indicazioni ricavate dal modello previsionale per la Lobesia.

Il modello previsionale

 

Un aiuto importante deriva quindi dall’applicazione del modello previsionale di sviluppo a ritardo variabile (MRV) per Lobesia botrana messo a punto dalla regione Emilia-Romagna con lo scopo di razionalizzare le strategie di impiego dei prodotti fitosanitari e fornire utili indicazioni anche sul momento dell’installazione della confusione sessuale. Il modello MRV-Lobesia è in grado di simulare lo sviluppo della popolazione dell’insetto descrivendo il passaggio degli individui attraverso i propri stadi (uovo, larva, pupa e adulto) unicamente sulla base delle temperature rilevate in campo. Più precisamente, viene calcolata la percentuale di presenza di uova, larve, pupe e adulti sul totale della generazione, che hanno raggiunto quel determinato stadio.

 

Si ricorda che i modelli previsionali sono una semplificazione della complessità biologica dell’ecosistema e quindi oltre i numerosi pregi, occorre considerare alcuni limiti che devono essere ben presenti al momento della loro utilizzazione per non incorrere in valutazioni errate. L’informazione fornita dai modelli dovrà comunque essere sempre confrontata con la realtà aziendale sulla base dell’esperienza professionale di tecnici e agricoltori.

Strategia e prodotti

 

I prodotti disponibili per la difesa integrata possono essere divisi in vari gruppi:

 

1 – i preparati microbiologici a base di Bacillus thuringiensis attivi sulle larve e ovviamente consentiti anche in agricoltura biologica;

 

2 – analoghi dell’ecdisone (MAC) metoxifenozide e tebufenozide attivi sulle larve;

 

3 – l’indoxacarb larvicida;

 

4 – lo spinosad attivo sulle larve (consentito anche in Biolo-gico);

 

5 – emamectina da impiegare dalla fase di testa nera;

 

6 – clorantraniliprole attività ovo-larvicida (al massimo 1 intervento all’anno indipendentemente dall’avversità;

 

7 – confusione sessuale, da applicare in campo prima della comparsa degli adulti della generazione svernante.

 

Si evidenzia, che in Produzione Integrata, sono ammessi al massimo due interventi con prodotti chimici di sintesi nei confronti di L. botrana , E. ambiguella e A. pulchellana.

 

Per evitare l’insorgenza di fenomeni di resistenza o il calo di efficacia degli insetticidi, si rende necessario limitare il numero di applicazioni all’anno e di alternare le sostanze attive con diverso meccanismo d’azione. Anche in quest’ottica, la confusione sessuale e l’uso del Btk possono risultare validi strumenti.

 

Tra i prodotti utilizzabili, un posto di rilievo è sicuramente occupato dal Btk che unisce all’efficacia insetticida nei confronti della tignoletta un profilo tossicologico molto favorevole per l’ambiente e per il viticoltore.

 

L’impiego prevalente del Btk permette da un lato un’ottimale difesa sostenibile contro le infestazioni di tignoletta e dall’altro il massimo rispetto possibile nei riguardi degli organismi utili (insetti e acari) presenti nel vigneto. Ciò si traduce nel ridimensionamento di altri fitofagi presenti (ad esempio il ragnetto giallo, Eotetranychus carpini) che vengono ricondotti, dalla lotta naturale, al loro ruolo di fitofagi secondari, per i quali il ricorso a trattamenti specifici rappresenti un’eccezione e non la regola. Perciò il problema della tignoletta, per quanto grave, trova una razionale ed efficace soluzione attraverso l’impiego del Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki e l’applicazione del metodo della confusione sessuale, con notevoli vantaggi anche dal punto di vista eco-tossicologico.

 

Ovviamente di fondamentale importanza risulta, oltre che il corretto e tempestivo posizionamento dei trattamenti e della confusione sessuale, l’accurata bagnatura specie dei grappoli e quindi si consiglia di adottare anche tutte quelle pratiche colturali e agronomiche in grado di ridurre il rigoglio vegetativo all’altezza della fascia fruttifera per favorire così l’esposizione dei grappoli.

 

Si sottolinea inoltre che le normative sull’Uso Sostenibile dei Prodotti Fitosanitari promuovono ed incentivano, come strategia fitosanitaria sostenibile, l’applicazione delle tecniche di Agricoltura Biologica, nonché una graduale riduzione delle quantità di pesticidi impiegati attraverso un progressivo incremento nell’impiego di prodotti fitosanitari di origine naturale e a basso impatto ambientale.
Stefano Bongiovanni*, Luca Marzocchi
*Centro Agricoltura Ambiente G. Nicoli

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