Tempo di pioggia. Tempo di Escoriosi

Difesa vite

Massima attenzione c0ntro una crittogama la cui pericolosità cresce soprattutto nelle primavere piovose. Per affrontarla occorre equilibrio nel vigneto


Riccardo Bugiani, Terra e Vita
escoriosi

L’escoriosi della vite o anche “necrosi corticale” è una malattia crittogamica diffusa ovunque la vite venga coltivata, ma che risulta maggiormente dannosa negli areali viticoli caratterizzati da condizioni climatiche più fresche e da intense e prolungate piogge primaverili, alla ripresa vegetativa, dopo la fase di germogliamento. La malattia è in grado, nell’immediato, di provocare perdite quali-quantitative mentre col tempo, induce un indebolimento generale della pianta. Nei casi di gravi attacchi non è stato infrequente osservare anche la morte delle barbatelle appena innestate.

 

La malattia può colpire tutti gli organi vegetali della pianta, manifestandosi essenzialmente sui tralci, in minor misura sulle foglie, mentre sui grappoli i sintomi, raramente, si manifestano poco prima della raccolta. Le foglie infette presentano inizialmente delle piccole macchie irregolari, verde chiaro o clorotiche. Col tempo la parte centrale assume una colorazione brunastra. Anche lungo le nervature e sui piccioli fogliari possono comparire delle aree necrotiche bruno-nerastre. Col tempo le aree necrotiche possono anche distaccarsi dalla lamina fogliare e nei casi gravi le foglie possono andare incontro ad una precoce filloptosi mentre, contemporaneamente, gli acini e il rachide tendono ad appassire.

Tacche e fessure sui tralci

 

In seguito all’infezione, all’inizio dei primi caldi estivi, i giovani germogli e i rachidi cominciano a mostrare tacche clorotiche, scure al centro, che si allargano progressivamente formando, in particolare alla base del tralcio, necrosi nerastre e allungate, lunghe da 0,2 a 5 cm, isolate o confluenti, prevalentemente nella zona dell’internodo. In seguito alla rapida crescita delle porzioni sane dei germogli, tali necrosi spesso portano il tessuto corticale a fessurarsi.

 

Il rachide, quando soggetto a più infezioni tende a indebolirsi riducendo la produzione o può seccare rapidamente. A stagione inoltrata, la crescita vegetativa delle piante e la conseguente maggiore copertura fogliare rendono i sintomi alla base del rachide molto meno evidente. Intorno alle gemme, poi, si notano degli imbrunimenti che si estendono fino agli internodi sui quali, in seguito, si differenzieranno i picnidi del fungo, piccoli corpiccioli di colore bruno-nerastro che costituiscono gli organi di riproduzione asessuata del fungo. Questi saranno invece evidenti in inverno, soprattutto se presenti in grandi quantità sul tralcio che si presenterà con un colore grigio argenteo in seguito al distaccamento dei primi strati dell’epidermide.

 

Sui grappoli infetti, dopo l’invaiatura, gli acini colpiti assumono una colorazione blu-violacea, mentre sull’epidermide possono in qualche caso, comparire i picnidi nerastri disposti in cerchi concentrici. Col tempo le piante si indeboliscono, producendo meno, mentre parti o ceppi interi della pianta possono morire.

Le condizioni favorenti

 

L’agente causale dell’escoriosi è Phomopsis viticola (forma sessuata Cryptosporella viticola). Il fungo sverna sotto forma di picnidi sulla corteccia oppure come micelio nelle gemme alla base dei tralci. In primavera fin dalla fase di rottura gemme, i picnidi erompono dall’epidermide dei tralci infetti e in corrispondenza di prolungati periodi piovosi e con elevata umidità relativa, liberano i cirri, sostanze mucillaginose all’interno delle quali sono contenute le picnidio-spore (conidi) che vengono veicolate dagli schizzi di pioggia verso i giovani organi in fase di formazione. I conidi contenute nei picnidi, sono unicellulari, ialini e sono di tue tipi: conidi alfa, dalle dimensioni di 7 – 10 x 24 μm, di forma ovoidale o fusiforme, in grado di germinare, e conidi beta (18 – 30 x 0,5 – 1 μm) filimorfi e ricurvi non in grado di germinare se non in substrato artificiale e la cui funzione è ancora sconosciuta.

 

Le spore penetrano attraverso microlesioni o anche per via stomatica. La massima suscettibilità della pianta si ha quando i germogli misurano da 3 a 10 cm di lunghezza. Il fungo sembra poco esigente rispetto alla temperatura mentre lo è molto di più nei confronti della bagnatura fogliare. Prolungati periodi di bagnatura fogliare o elevata umidità favoriscono l’imbibizione dei periteci e di conseguenza l’emissione dei cirri come anche la germinazione dei conidi e lo sviluppo del fungo. I conidi sono in grado di germinare entro un ampio range termico (da 1 °C e 32 °C con un optimum a 23 °C) e con una velocità che è funzione della temperatura. Possono, infatti, impiegare 4 ore a 25 °C (condizioni ottimali) mentre con temperatura di 15-18 °C sono necessarie almeno 7- 10 ore di bagnatura. I sintomi in genere compaiono circa 20-30 giorni dopo l’infezione.

Suscettibilità varietale

 

Anche se le infezioni sono possibili durante tutto il periodo vegetativo l’attività del fungo diminuisce drasticamente in estate. In questo periodo però il fungo progredisce rapidamente invadendo gli internodi più continui. La gravità delle epidemie dipende imprescindibilmente dall’inoculo dell’anno precedente. Dato che la disseminazione naturale delle spore risulta molto limitata, la principale via di diffusione della malattia avviene grazie alle operazioni di campo svolte dall’uomo, come l’innesto e il trasporto, mentre nei nuovi vigneti il patogeno viene trasmesso alle barbatelle in vivaio con le marze ottenute da sarmenti infetti. Esiste anche una certa suscettibilità dei diversi vitigni alla malattia. Fra le uve da vino maggiormente sensibili vi è il Montepulciano, il Vermentino e il Sangiovese. Cardinal, Italia e Regina, lo sono invece fra le uve da tavola.

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