Sostenibilità, manca un piano

COMPETITIVITÀ

Occorre una linea operativa condivisa tra chi dovrebbe fornire indirizzi agli agricoltori


Roberto Bartolini, Terra e Vita
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«Il rilancio e la competitività dell’agricoltura dipendono in larga parte dalla capacità di intensificare in modo sostenibile la produzione, ovvero produrre di più con minori input, per salvaguardare il suolo e l’acqua, risorse naturali limitate e nel contempo contribuire a ridurre i cambiamenti climatici. Si tratta di un percorso nuovo che ribalta completamente le vecchie concezioni che gli agricoltori portano avanti da secoli e per questo è ancora scarsa l’applicazione diffusa in campo di questi concetti. Ma se si vuole stare sul mercato, non si può far altro che percorrere la strada della sostenibilità economica e ambientale».

Michele Pisante, ordinario di Agronomia all‘Università di Teramo e Presidente di AigaCos, da molti anni con il suo team svolge attività di ricerca e divulgazione attraverso convegni, seminari e incontri in campo trasmette agli operatori agricoli una “nuova visione di stare in campo”.

Mancano orientamenti di politica agricola

«In Italia purtroppo non ci sono orientamenti di politica agricola ed economica che incoraggino la cultura della sostenibilità e manca completamente il dibattito e il coordinamento tra le diverse componenti della ricerca. Stato, Regioni, organizzazioni professionali, dovrebbero rilevare i fabbisogni, stabilire le priorità e fornire i nuovi indirizzi agli operatori agricoli che d’altra parte, spontaneamente, faticano ad abbandonare i sistemi tradizionali di produzione. Ad esempio in Alberta (Canada) i certificati di credito del carbonio, varati nel 2007 per favorire l’adozione di pratiche di non lavorazione, hanno indirizzato verso il mondo agricolo oltre 100 milioni di dollari canadesi, per aver contribuito a sequestrare 8 milioni di tonnellate di carbonio nel suolo. Questi sono degli esempi di incentivi necessari per favorire la diffusione di un nuovo modo di operare e anche integrare il reddito». In altri termini, occorre con urgenza un nuovo indirizzo politico strategico orientato a promuovere l’innovazione gestionale che permetta agli agricoltori di rafforzare il loro ruolo nella filiera agro-alimentare e agro-industriale, l’impatto nella società contemporanea, attraverso l’innovazione.

Nuova Pac, occasione da non perdere

Sono in arrivo la nuova Pac e i Psr: dovrebbe essere la grande occasione per diffondere nuovi sistemi produttivi a fronte di impegni pluriennali da parte degli agricoltori a cui sarà possibile riconoscere una adeguata integrazione al reddito.

«Le indicazioni di Bruxelles – afferma Pisante – sono molto chiare ma si tratta di vedere come le nostre Regioni recepiranno e tradurranno in piani operativi gli orientamenti comunitari. Le recenti esperienze dei Psr in effetti non sono molto incoraggianti, dal momento che nella maggior parte dei casi si è adottato il vecchio sistema dei finanziamenti a pioggia e per di più non allineati con i reali bisogni delle agricolture territoriali. Per favorire la diffusione di un nuovo modo di organizzare la produzione in campo e successivamente la vendita del prodotto, occorre un attento monitoraggio di ciò che manca agli operatori in termini di attrezzature, infrastrutture ma anche di formazione, conoscenza, informazione. Le tecnologie sono un mezzo e non un fine, di conseguenza bisogna affrontare il problema nella sua complessità, in coerenza con gli obiettivi di risultato realmente raggiungibili».

Rottamazione, ci vuole un decalogo

Con recente decreto varato dal Governo torna la vecchia legge Sabatini, con 2,5 milioni di euro da destinare alla rottamazione delle macchine agricole. Può essere un forte stimolo all’acquisto di attrezzature sostenibili?

«Certamente, a patto però che venga stilato un decalogo delle attrezzature che interpretano i nuovi obiettivi. Ad esempio per le lavorazioni del terreno è indispensabile non invertire gli strati e possibilmente favorire l’acquisto di macchine per la semina diretta ma anche di attrezzature, che permettono l’utilizzo agronomico dei reflui zootecnici, per un uso più razionale dell’acqua di irrigazione e così via. Se non si indicano delle priorità, l’agricoltore finirà come sempre per sostituire solo il trattore».

Perché è ancora lenta la diffusione del sodo

Il sodo è uno dei simboli dell’intensificazione sostenibile. Si diffonde lentamente ed attira ancora molte critiche. Come mai?

«Passare dall’aratura al sodo – dice Pisante – richiede molta professionalità e anche molta pazienza, due virtù che non sempre coabitano nel nostro agricoltore. È un percorso complesso sul quale agiscono tante variabili di natura pedoclimatica e tecnica e purtroppo in Italia non si è mai organizzato un piano strategico di ricerche ad ampio raggio capace di confortare, con dati scientifici, le scelte degli imprenditori che quindi devono agire al buio e rischiando in proprio. Al sud sul frumento, il sodo sta dando risultati molto importanti: quando la piovosità supera i 350 mm stagionali, tra sodo e aratura c’è indifferenza produttiva, mentre in annate siccitose su sodo generalmente si produce di più e anche con maggiore qualità. In generale però occorre ribadire che con il sodo il maggiore reddito si ottiene attraverso la diminuzione degli input. Chi attribuisce al sodo responsabilità legate alla sanità del raccolto, e questo capita soprattutto al nord, non si basa su risultati derivanti da una attività di sperimentazione sistematica, metodologicamente fondata su rigorosi e affidabili protocolli di ricerca. Si potrà arrivare a trarre conclusioni solo quando il problema verrà affrontato sulla base di un serio lavoro di ricerca nelle aree dove è più elevata la pressione delle malattie fungine. Inoltre va tenuto presente che l’applicazione del sodo necessita dell’adozione di avvicendamenti colturali, della concia della semente, di varietà resistenti alle principali patologie e di programmi di difesa fungicida su foglia e spiga».

AigaCos al fianco degli innovatori

L’AigaCos (Associazione italiana per la gestione agronomica e conservativa del suolo) compie quindici anni: un bilancio è d’obbligo.

«L’Associazione è un punto di riferimento e informazione per tutti coloro che desiderano intraprendere la strada della sostenibilità anche grazie alle numerose manifestazione di campo che in questi anni abbiamo organizzato insieme al Gruppo 24 Ore e alle regioni Veneto e Lombardia al nord, Marche e Puglia al centro-sud, dove gli operatori hanno potuto vedere le attrezzature idonee per fare sodo e minima lavorazione e anche toccare con mano i risultati ottenuti sulle colture, in pieno campo. La nostra attività continuerà in questa direzione e cercheremo di essere presenti e propositivi anche nelle maggiori manifestazioni ed eventi italiani di settore, a cominciare proprio dal prossimo Agrilevante di Bari dove abbiamo organizzato degli incontri divulgativi sulla sostenibilità dell’agricoltura ma anche del grano duro e olivo. Il nostro impegno è massimo ma, ribadisco, occorre che le decisioni tecniche e politiche considerino con maggiore attenzione queste tematiche vitali per il futuro dell’agricoltura».

 

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