Sempre più “green” in Alto Adige la melicoltura del futuro

ECONOMIA E TECNICA

Incalzata dalla necessità di migliorare le performance quali-quantitative in campagna, ma sotto osservazione da parte dell’opinione pubblica e dei consumatori, che pretendono sempre maggiore eco-sostenibilità, la melicoltura altoatesina si interroga sul suo futuro.


Wolfgang Drahorad et al, Frutticoltura
mele alto adige

Le “Giornate della Frutticoltura“ (Obstbautagung), che nel 2014 sono giunte alla 61^ edizione, sono da sempre una grande occasione di incontro fra ricercatori, produttori ed operatori del settore frutticolo in Alto Adige. Anche l’ultima edizione di Merano ha affrontato i numerosi aspetti della coltivazione, della commercializzazione, della sperimentazione-divulgazione e della “cultura” del prodotto che da sempre qualifica la frutticoltura locale. I temi dibattuti sono quelli che devono dare le prospettive future in Alto Adige ed hanno sempre più un’impronta “green”: la ricerca della “ecosostenibilità” sta diventando il “leit motiv” dell’intera filiera. Anche la frutticoltura moderna ed intensiva deve rispettare queste regole per rendere ben accetti i frutti del proprio lavoro e per mantenere alta la reputazione e l´immagine della frutta prodotta. C’è da augurarsi – è stato detto in varie occasioni – che le discussioni che attualmente sono molto basate sull’emotività del momento in merito alla difesa fitosanitaria, all’impiego di pesticidi e alle iniziative ecologiche necessarie, rimangano entro i margini del buon senso e della praticità. I consumatori, i frutticultori e i cittadini che vivono vicino ai frutteti devono partecipare a una tavola rotonda in modo da elaborare direttive praticabili e soddisfacenti per tutti.

Il management della reputazione e dell’immagine: nuovo compito per la frutticoltura alto atesina

Una buona reputazione è di importanza strategica per un settore produttivo. Ne risentono non solo le vendite, ma anche l’intero territorio. Anche in Alto Adige/Südtirol la frutticoltura non è priva di problemi di immagine. Ne sono esempio la deriva di pesticidi, l’impiego di erbicidi, la monocultura del melo e l’impiego sempre più esteso delle reti antigrandine che deprimono la bellezza del paesaggio. Le aspettative della società nel confronti del mondo produttivo si sono diversificate e moltiplicate. Alte rese e produzioni qualitativamente elevate sono diventate normali. Ormai contano nuovi criteri come la sostenibilità della produzione e l’uso di tecnologie accettate socialmente. Il Prof. Christian Fischer, della Libera Università di Bolzano, ha sottolineato che la “triple bottomline prosperity, people, planet” deve essere creata, conservata e protetta. Molti studi di mercato testimoniano che il maggiore incremento delle vendite proviene da una buona immagine del prodotto sul mercato. Questa può fare salire le quote commerciali tra il 10 e il 20%. In testa nelle auto si trova, ad esempio, la BMW che grazie alla bontà e visibilità del marchio ha avuto un incremento del 35%. Con il sempre maggiore incremento delle vendite delle merci a grandi distanze, gli indicatori della reputazione diventano sempre più importanti. Molte transazioni avvengono senza che il compratore abbia l’occasione di vedere e valutare la qualità della merce. I canali di comunicazione tradizionali sono sempre meno importanti, mentre contano sempre più i “messaggi personali” attraverso Internet, tramite e-mail o blog ed anche i pareri divulgati dai social network come Facebook, Twitter o altri hanno sempre maggior valore. Questi possono aumentare o distruggere la reputazione di marchio in poco tempo. Reputazione (dal latino reputatio), significa calcolo e misura. Esso aiuta ad attuare buone e veloci decisioni. Ad esempio, chi compra “on line” osserverà sempre le valutazioni di altre persone ed organizzazioni. Più queste sono positive più sale la reputazione del produttore. Gli aspetti più importanti della reputazione sono oggi il valore della marca, la qualità del prodotto, l’orientamento verso il cliente, la forza di innovazione, la valorizzazione degli aspetti ambientali, la disponibilità finanziaria e l’ indipendenza. Tutto ciò crea fiducia nel prodotto. Reputazione e fiducia sono strettamente legate fra di loro. Il portatore di una buona reputazione ispira fiducia e con essa può disporre di un prezioso capitale sociale ed immateriale. È fondamentale adempiere alle giuste aspettative del cliente e del consumatore dal punto di vista funzionale (il prodotto corrisponde alle aspettative) e sociale (deve venir prodotto secondo le norme ed i valori della società). Infine, “l´image” riflette l’impressione generale di una persona o di una organizzazione e può essere manipolata mediante campagne di pubblicità.

Come accrescere la reputazione delle mele

Ogni anno circa 5 miliardi di mele e cioè altrettanti ambasciatori lasciano i rispettivi frutteti e trovano il loro consumatore. Sono portatori della buona reputazione della nostra frutticoltura. Purtroppo il settore non è senza problemi e questi vengono discussi sempre di più pubblicamente. Per il consumatore i temi problematici sono: a) i residui di fitofarmaci sui frutti; b) il gusto poco differenziato del prodotto; c) la sparizione di varietà antiche; d) il “carico ambientale” (“carbon footprint”) per il grande consumo di acqua e l’ emissione di anidride carbonica. Per le popolazioni che vivono vicino alle piantagioni problematici sono: a) il cambiamento del paesaggio con la monocultura, la riduzione della biodiversità e le reti antigrandine; b) la mancanza di percezione dell’importanza economica della frutticoltura; c) l’ impiego di erbicidi con risvolti negativi per l’ambiente. In un’ indagine è stato chiesto a nove esperti di frutticoltura dell’Alto Adige quali concrete misure siano da attuare per incrementare la reputazione del prodotto mela. Dopo una elaborazione statistica si è giunti a consigliare le seguenti misure pratiche: a) miglioramento ecologico ed estetico delle piantagioni monoculturali con l’impianto di siepi che separino le piantagioni da strade, asili, scuole, case e giardini; b) impiego di atomizzatori ed ugelli antideriva; c) non utilizzo di reti antigrandine in zone vocate al turismo; d) spiegare ai turisti le necessità della frutticoltura; e) spiegare alla popolazione locale gli obiettivi della produzione integrata; f) migliorare il coordinamento tra consulenza, ricerca e produttori.

La cura del terreno in frutticoltura: alternative agli erbicidi.

Markus Kelderer, del Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg, specialista di coltivazione biologica, ha recentemente presentato un excursus storico sulle sperimentazioni su questo tema. Già negli anni ’80 dello scorso secolo la sperimentazione e la consulenza hanno provato a sostituire gli erbicidi con diverse tecniche alternativa. Per esempio, mediante la semina del trifoglio bianco nel filare. Questa alternativa non ha avuto successo perché già nel secondo anno la flora spontanea si reintroduceva e a partire dal terzo anno aveva il sopravvento. Un’alternativa era pure la pacciamatura con compost cittadino, con cortecce di conifere e film di plastica. Questa tecnica ha avuto un discreto successo sulla vigoria e sulla produzione delle giovani piante. Il compost di conifere ha superato lievemente i risultati degli erbicidi. Però il problema della moltiplicazione delle arvicole (topi campagnoli) sotto la copertura organica ha preso il sopravvento. La sperimentazione e la pratica frutticola nella coltivazione biologica, dove è interdetto l’impiego di erbicidi, è stata materia di numerosi approfondimenti. La lavorazione meccanica del filare tra gli alberi sembra a tutt’oggi la soluzione più adeguata. Sono stati sviluppati, anche da parte di aziende locali, numerosi attrezzi a questo scopo. Essi hanno il vantaggio: a) di combattere efficacemente le erbe e graminacee del filare; b) di lavorare superficialmente il terreno; c) di aumentare con ciò la mineralizzazione dell’azoto organico; d) di combattere la riproduzione delle arvicole. Si è dell’avviso che anche nella produzione integrata si possano impiegare queste tecniche meccaniche per la cura del terreno, almeno per gli impianti in piena produzione. L´alto costo degli attrezzi si potrebbe ridurre con un loro impiego condiviso su più aziende. L’immagine ecologica della frutticoltura altoatesina ne risentirebbe positivamente.

Le siepi, strutture ecologiche polifunzionali

Le siepi sono tradizionalmente importanti elementi strutturali nel paesaggio agricolo altoatesino. Servivano un tempo a demarcare i confini dei diversi poderi e fornivano bacche e foraggio per gli animali domestici. Negli ultimi decenni le siepi naturali sono state in molti casi estirpate per venire incontro alle esigenze della meccanizzazione in frutticoltura. Secondo Ulrick Kiem del Beratungsring di Lana d’Adige (Bz), oggi la funzione delle siepi va rivalutata per le seguenti, molteplici funzioni ecologicamente positive: a) limitano la deriva dello spray degli antiparassitari verso strade, case, giardini, corsi d’acqua e strutture pubbliche; b) limitano le immissioni di fuliggine dagli scappamenti nei frutteti; c) offrono rifugio ad insetti, acari, uccelli e mammiferi utili; d) filtrano le polveri sottili provenienti dal traffico stradale; e) servono a delimitare efficacemente parcelle a conduzione integrata e biologica. Una nuova considerazione si fa largo a favore delle siepi in agricoltura, per cui l’amministrazione provinciale di Bolzano ha deciso di incoraggiare la loro espansione mettendo a disposizione a costo zero il materiale vivaistico. Come si pianta oggi una siepe ecologicamente funzionale? In vicinanza di centri abitati la scelta deve orientarsi verso piante sempreverdi, perché possano proteggere dalla deriva anche durante i mesi invernali e in primavera. Nell’area prettamente frutticola si preferiscono specie locali a foglia caduca. Per assolvere pienamente la funzione ecologica la siepe in pieno sviluppo deve raggiungere un’altezza di 3 metri. La larghezza deve essere di almeno 1 metro. Prima di piantare una siepe bisogna avere presente alcuni criteri fondamentali; ad esempio la distanza legale dal confine, che è di 0,5 m per una siepe alta max. 2,5 m e oltre 1 m se l’altezza oltrepassa questo limite. Le distanze devono pure rispettare lo spazio necessario per le cure del frutteto e della siepe stessa quest’ultima sarà potata meccanicamente almeno una volta l’anno affinché possa crescere entro il limite di spazio prefissato.

Gli atomizzatori di domani per la riduzione di deriva

Uno dei criteri funzionali che è apprezzato in un atomizzatore è la riduzione del volume di acqua e delle perdite di prodotto fitosanitario per deriva. Un buon attrezzo deve distribuire il liquido uniformemente sulla pianta e nello stesso tempo ridurre le perdite per deriva. Secondo Markus Knoll (Beratungsring) sono pertanto necessari alcuni miglioramenti strutturali dell’attrezzo che riguardano: a) la particolare impalcatura sopra la ventola; b) la scelta degli ugelli; c) l’uso di deflettori. La distribuzione dell’aria nel frutteto deve essere uniforme ed il flusso dell’aria non deve superare l’ altezza media di 3 m degli alberi. A questo scopo gli ugelli devono avvicinarsi alla chioma vegetativa con una particolare impalcatura. Gli ugelli di tipo tradizionale vanno sostituiti con particolari ugelli iniettori; questi ultimi producono gocce più grandi che non sono soggette a deriva. Speciali lamine (deflettori) dell’atomizzatore regolano il flusso d’aria in modo da limitare le perdite di prodotto fitosanitario. La sperimentazione recente ha rilevato che gli ugelli iniettori non riducono l’efficacia biologica dei fitofarmaci; sarà compito della consulenza tecnica convincere i frutticultori a cambiare le attrezzature del proprio atomizzatore nella direzione di una migliore ed ecologicamente più efficace distribuzione dei prodotti fitosanitari.

Sviluppo di varietà di melo resistenti alla ticchiolatura

Nel lontano 1943 iniziarono le ricerche genetiche per inserire tramite incrocio nelle varietà commerciali di melo il gene Vf 821 di Malus floribunda, portatore della resistenza alla ticchiolatura del melo. Dapprima si usò la varietà Morgenduft-Rome Beauty, successivamente nei reincroci Jonathan, Golden Delicious ed altre. Oggi contiamo otto generazioni di incroci, circa una ogni 7-8 anni. In vari centri di ricerche nel mondo l’introduzione di questo gene ha generato nuomerose, differenti varietà di melo con la resistenza desiderata. Nelle generazioni F4 e F5 sono comparse varietà come Priam, Prima, Priscilla; in F6 Vanda, Goldrush e Santana; in F7 Topaz e in F8 Opal, Sirius e Luna. Dopo i primi impianti pilota negli anni ’80/’90 ci fu una pausa di riflessione. Però già a partire dagli anni 2000 si è verificato un risveglio di interesse, anche perché la ticchiolatura era sempre più difficile da combattere: l’impiego di fungicidi – ad esempio il rame – è stato limitato, i residui ridotti e i periodi di carenza allungati; inoltre, i costi dei trattamenti si fanno sentire sempre più. Markus Bradlwarter, direttore di SK-VOG, afferma che attualmente, in Alto Adige, le varietà resistenti alla ticchiolatura vengono coltivate su 109 ha; al primo posto la varietà Modì con 63, segue Topaz con 37 e Goldrush con 4,6 ha. Il problema di questi “vecchi” incroci è rappresentato dal fatto che la resistenza a ticchiolatura è monogenica, cioè si basa solo su un gene per cui può essere superata, come è successo in Germania, presso la Stazione di ricerca di Weinsberg, nella varietà Goldrush, per la quale nel 2013 sono state segnalate piante con macchie di ticchiolatura, probabilmente di un ceppo locale. L’obiettivo futuro per il lavoro dei genetisti è quello di creare varietà resistenti poli-geniche, dove la resistenza sia basata su più geni. Per esaminare il valore pomologico della nuova generazione di varietà resistenti alla ticchiolatura si è recentemente costituito in Alto Adige un gruppo di lavoro con pomologi della Stazione sperimentale di Laimburg, del SK/VOG e del Centro di consulenza. Essi seguono un progetto iniziato nel 2011 con l’impianto di tre meleti sperimentali in tre diversi aree altoatesine. Sono all’esame pomologico le seguenti varietà: Galiwa, Ariane, KSB I-406, UEB 32642, Opal, Natyra, Juliet, Dalinette-Choupette e Lb 17906. I risultati di queste prove sono molto attesi.

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