Robot di mungitura / Tdm – Bombana

Bombana: “Meno manodopera, bovine ben adattate”. Positiva l’esperienza di questi allevatori mantovani con due robot della Tdm. La qualità della loro vita è subito migliorata.Lo stesso vale per la qualità del lavoro

Lucio Bombana accanto a uno dei suoi due robot.

Per vedere come può essere, per un allevatore, il grande passo dell’adozione di un robot di mungitura ci siamo recati nell’Azienda agricola Bombana, di Lucio e Guido Bombana, ad Asola (Mn). Lucio, il padre Guido e il cognato Luca seguono una mandria di circa 300 capi in totale, con 158 bovine in lattazione stabulate su cuccette.

Come tanti allevatori, anche i titolari dell’Azienda Bombana si sono trovati nel dubbio se rifare la vecchia sala di mungitura o interessarsi al robot: la decisione si può dire che è arrivata da sola quando improvvisamente hanno avuto difficoltà a reperire la manodopera da assumere. Così a fine gennaio 2015 hanno installato il primo robot di mungitura, un Fullwood Merlin, distribuito dalla Tdm di San Paolo (Bs), destinato al gruppo in mungitura più piccolo, che può contenere fino a 60-65 animali.

L’impatto del primo robot

I primi 10-15 giorni sono stati i più critici, sia per le bovine sia per i Bombana: per abituare le bovine gradualmente decidono di formare un sottogruppo di 30 capi che raggruppano davanti al robot (in una sorta di piccola sala d’attesa pensata apposta) agli stessi orari della mungitura tradizionale, e le accompagnano manualmente dentro al robot.

Quando piano piano esse si sono adattate, ne inseriscono altre arrivando a regime entro i primi tre mesi dall’installazione.

Con il secondo robot

Vissuta l’esperienza positiva e il buon adattamento degli animali, a fine maggio 2015 installano il secondo robot di mungitura. In quel momento è disponibile l’ultimo modello venduto dalla casa e così installano il Fullwood M2erlin, tecnologicamente più avanzato, con movimentazione del braccio di mungitura totalmente elettrica e per questo molto più silenzioso e preciso nei movimenti.

Così, il gruppo in mungitura più numeroso, dopo il periodo di adattamento, viene diviso in due parti: un gruppo di bovine vengono munte dal robot e le rimanenti vengono munte nella sala di mungitura, che non è mai stata abbandonata. Il cambiamento dei Bombana, infatti, è stato cautelativo e conservativo, così da poter contare sulla mungitura tradizionale nel caso in cui si fossero manifestati dei problemi.

Inoltre, la loro scelta è stata di non selezionare gli animali per l’idoneità della mammella e dei capezzoli alla mungitura robotizzata; anche se, alla luce della loro esperienza, non ce ne sarebbe stato bisogno perché entrambi i robot riescono a mungere correttamente anche capezzoli molto corti o incrociati, con un numero totale di insuccessi di attacco del gruppo mungitore quasi nullo.

Il rischio mastiti

La mandria, già prima di installare il robot, non presentava problemi di mastiti contagiose, né di cellule somatiche alte. Questo è un dettaglio molto importante, perché l’ipotesi di introdurre un robot di mungitura all’interno di allevamenti con presenza d’infezioni da batteri contagiosi (come Streptococcus agalactiae e Staphylococcus aureus) deve essere valutata molto attentamente.

Al contrario, dicono ancora i “Quaderni della ricerca”, in una mandria di animali sani, il robot può innescare un circolo virtuoso grazie alla mungitura con stacco automatico individuale per singolo quarto, in grado di ridurre l’impatto negativo del vuoto sul tessuto del capezzolo. Circostanza imprescindibile è, però, mantenere elevate condizioni igienico-sanitarie delle lettiere e dei locali di stabulazione, nonché stabilire adeguati programmi di pulizia dei capezzoli prima della mungitura e di lavaggio del gruppo mungitore, che nel robot possono essere impostati ad hoc a seconda delle esigenze

Per il resto, i Bombana riferiscono di non aver modificato nulla nella loro azienda, se non piccoli interventi strutturali per collocare il nuovo impianto.

I primi risultati

I mesi di attività del robot in questa azienda sono ancora pochi per trarre delle conclusioni sui risultati dell’adozione del robot, ma si può già constatare che le bovine si sono ben adattate e visitano i robot regolarmente. Le primipare non avendo memoria della situazione precedente impiegano poco ad apprendere e lo stesso avviene anche per la maggior parte delle pluripare (alcuni soggetti, infatti, ancora adesso si riuniscono quando scocca l’orario della vecchia mungitura).

La media di mungitura per capo si assesta sulle 2,7 e 2,8 volte al giorno e molta attenzione viene prestata affinché non ci siano animali ritardatari o con intervalli tra le mungiture lunghi ed irregolari. La produzione appare già aumentata (circa del 10%) ma è lecito aspettare per un’analisi certa; questa estate, infatti, è stato più importante contenere i danni che il forte stress da caldo ha provocato.

Ed è interessante notare che grazie al robot le bovine hanno preferito farsi mungere di notte, riducendo al minimo ogni attività nelle ore più roventi: cosa che non sarebbe stata possibile con la mungitura tradizionale.

Anche la qualità della vita di Lucio e della sua famiglia è migliorata. Lo stesso vale per il lavoro: “il lavoro nel suo complesso non è diminuito ma è cambiato”, dice l’allevatore; e si possono meglio gestire le altre attività, come la gestione dei campi, la preparazione del carro, la pulizia delle lettiere, le fecondazioni e l’importantissima cura dei piedi.

Una nuova routine lavorativa

Con la mungitura robotizzata, una cosa da fare è consultare il computer aziendale per controllare le informazioni che vengono restituite dal software di monitoraggio del robot di mungitura. Bisogna verificare, ad esempio, che il numero medio di mungiture giornaliere sia nella norma (tra 2,5 e 3 secondo la bibliografia, tra 2,7 e 2,8 secondo le medie di questa azienda); che non ci siano degli insuccessi nell’attacco dei prendicapezzoli; che non ci siano animali ritardatari nella mungitura, con cali improvvisi di produzione o con sospetta mastite…

L’impianto infatti è dotato di sensori di conducibilità (tecnologia Afimilk) che abbinati agli indicatori di flusso possono restituire informazioni immediate riguardo i rischi di mastite. All’occorrenza, il software comanda al robot di rifiutare automaticamente il latte proveniente da animali con probabile mastite e l’allevatore può intervenire prontamente sul singolo capo problema, garantendo una maggiore efficacia dell’eventuale terapia (soprattutto ora in cui è necessario razionalizzare e diminuire l’uso del farmaco).

Nella nuova routine lavorativa è fondamentale non trascurare l’accompagnamento al robot delle bovine ritardatarie: la mancata mungitura o gli intervalli irregolari tra una mungitura e l’altra possono influenzare pesantemente sia la quantità e la qualità del latte prodotto sia la salute della mammella stessa. Per questo Lucio Bombana controlla 2-3 volte al giorno che non ci siano delle bovine da mungere, e all’occorrenza le raduna in quella sorta di “sala d’attesa” antistante al robot, in modo che lo visitino forzatamente.

Spesso le bovine non motivate a visitare il robot hanno appena partorito e devono imparare a utilizzarlo, oppure sono gerarchicamente subordinate, oppure hanno disturbi del piede o stati patologici in atto. Alcuni studi (come Jacobs J.A., Siegford J.M., 2012, “Invited review: The impact of automatic milking systems on dairy cow management, behavior, health, and welfare.”) riportano situazioni in cui più del 40% degli animali non visita il robot e deve essere accompagnato: questa è sicuramente la preoccupazione maggiore per un allevatore che decide di convertirsi alla mungitura volontaria ed in quel caso la gestione, il funzionamento e la collocazione del robot nella stalla, nonché lo stato sanitario della mandria, devono essere accuratamente rivisti.

Come motivare le bovine a visitare il robot

Generalmente si ritiene che il robot di mungitura debba essere collocato in una posizione ben visibile da tutte le bovine, semplice da raggiungere (senza ostacoli o percorsi tortuosi) e non troppo distante dalla zona di riposo e di alimentazione.

Nel caso dell’Azienda Agricola Bombana, e in particolare nel gruppo con il robot di mungitura Fullwood M2erlin (il secondo installato), si vede nettamente che la circolazione delle bovine è molto fluida e priva di ostacoli ed anche le registrazioni del robot lo dimostrano (2,7-2,8 mungiture/capo/giorno). In particolare, sembra che le bovine abbiano la possibilità di muoversi come in un percorso circolare, con al centro l’area di riposo, dove una tappa del circuito è il robot.

Come noto, infatti, proprio in ragione del campo visivo del bovino (flight zone) e come già ampiamente dimostrato da Temple Grandin (professoressa associata della Colorado State University), i bovini hanno una naturale propensione a muoversi circolarmente.

Inoltre, una delle migliorie apportate al Fullwood M2erlin sono l’ingresso e l’uscita dal robot, in quanto la bovina non deve entrare fisicamente all’interno della struttura in acciaio inox (come nella versione precedente) ma può rimanere nello spazio tra i due cancelli, mantenendo sempre una piena visuale su quello che la circonda. Per questo prima di installare un robot è fondamentale eseguire un’accurata analisi della disposizione della propria stalla.

In conclusione, l’esperienza fin qui condotta dall’Azienda Agricola Bombana non può che ritenersi positiva, perché ha consentito di ridurre il carico lavorativo (evitando il ricorso alla manodopera esterna), a fronte di una maggiore disponibilità di tempo e ad un aumento del benessere generale e della produzione delle bovine.

 

SCHEDA AZIENDALE

Denominazione: Azienda agricola Bombana, di Lucio e Guido Bombana.

Località: Asola (Mn).

Numero capi in totale: circa 300 capi.

Di cui in lattazione: 158 bovine.

Robot di mungitura: Fullwood Merlin e Fullwood M2erlin, distribuiti dalla Tdm di San Paolo (Bs).

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