Risparmio energetico col sistema danese

Sala parto: i risultati di una ricerca svolta nella stazione sperimentale francese di Guernévez. Un tettuccio e piccoli accorgimenti per localizzare il riscaldamento

suinetti sotto la lampada

È noto che la sala parto rappresenta un ambiente in cui la richiesta energetica per fini di riscaldamento è importante. Pensare di concentrare il riscaldamento necessario sotto un tettuccio al di sotto del quale vanno a dormire i suinetti, permette di abbassare la temperatura ambiente della maternità e al tempo stesso di risparmiare in termini di riscaldamento.
L’azienda danese Vengsystem non ha fatto altro che attualizzare un’idea del passato in cui spesso si osservava come i nidi dei suinetti in sala parto fossero in qualche modo chiusi per favorire il comfort termico. Nel caso in questione non si è fatto altro che aggiungere alla copertura della zona nido una lampada da 150 Watt e una sonda a infrarossi che regola la temperatura della lampada stessa in funzione della temperatura rilevata sulla pelle dei suinetti.
Tale sistema è stato installato e testato nella stazione sperimentale francese di Guernévez e, a un anno dalla sua introduzione, sono stati pubblicati i primi risultati comparativi rispetto alle stanze riscaldate in modo tradizionale.

Tradizionale e non
Esistono differenze in termini di temperatura ambiente tra le sale riscaldate con sistema tradizionale e quelle con il sistema danese. Il motivo è legato al fatto che nelle sale in cui si fa ricorso al tettuccio il riscaldamento è localizzato, la dispersione del calore inferiore e, infine, si può fare ricorso a una ventilazione maggiore con l’obiettivo di dare più benessere alla scrofa con la consapevolezza di non infastidire i suinetti. Secondo quanto registrato in stazione sperimentale tale differenza è pari quasi a 2° C (vedi tabella 1).
Chiaramente, per effetto della maggiore ventilazione richiesta nel sistema con tettuccio, si assiste a un consumo energetico per tale scopo all’incirca doppio (+ 98%) senza peraltro notare un fastidio da parte dei suinetti che hanno a disposizione un nido che fornisce loro maggiore protezione termica.
Quando, però, si va ad analizzare il consumo energetico complessivo legato a ventiazione e riscaldamento, la situazione cambia completamente in quanto si evidenzia come nelle sale cosiddette di controllo vi sia un consumo di 144,1 kWh/gabbia parto, contro 26 kWh/gabbia parto nelle sale che hanno installato il sistema danese con un risparmio energetico complessivo dell’82%. Nel periodo invernale si arriva a un risparmio ancora superiore rispetto agli altri periodi dell’anno. In tabella 2 e in figura 1, si possono vedere le differenze esistenti tra i due sistemi in maggiore dettaglio.
In particolare, nelle sale regolate con sonda ad infrarossi, la richiesta di energia per il riscaldamento decresce rapidamente dal 15° giorno in poi in concomitanza del raggiungimento della temperatura minima richiesta (27°C) ed in considerazione del fatto che, con la crescita dei suinetti, aumenta il calore sviluppato dagli stessi che viene percepito dalla sonda ad infrarossi e che andrà ad incidere sul consumo energetico delle lampade. In figura 2 si evidenzia come si evolve il consumo in termini di riscaldamento durante la fase trascorsa in sala parto dalle scrofe nel periodo di tempo corrispondente a una banda.

L’aspetto economico
Alla stazione sperimentale di Guernévez, con condotta a bande di 3 settimane e svezzamento a 28 giorni, si è registrato un consumo annuo per gabbia parto pari a 1.253 kWh nel caso delle sale controllo e 226 kWh/gabbia per le sale che installano il sistema danese.
Il risparmio di 1.027 kWh/gabbia parto/anno tradotto in termini economici equivale a 71,9 € annui considerando il costo dell’energia elettrica pari a 0,07 €/kWh.
Se l’installazione del sistema con tettuccio e sonda a infrarossi richiede 500 € per coppia di gabbie, con un rapido calcolo economico emerge come, secondo i risultati della sperimentazione, il ritorno sull’investimento eseguito si avrebbe in soli 3 anni e mezzo.
Se si volesse invece rapportare il risparmio energetico conseguito nella stazione sperimentale di Guernévez con il dato di riferimento francese di un consumo annuo di 819 kWh/gabbia parto/anno, allora il ritorno sull’investimento sarebbe conseguito in 6 anni circa.

Visualizza l’articolo completo di tabelle, grafici e immagini

Pubblica un commento