Procedura semplificata per le operazioni irrigue

Metodologia dal Dipartimento Gesaaf di Firenze

irrigue

I parametri che caratterizzano la gestione irrigua (entità dell’adacquamento, orario di irrigazione, turno) possono essere individuati attraverso l’acquisizione in azienda di pochi e semplici dati che non necessitano di elaborazione da parte dell’utente. Il Dipartimento Gesaaf dell’Università di Firenze ha così proposto una procedura semplificata di bilancio idrico in seguito a una iniziativa promossa dalla ex Agenzia per lo sviluppo del settore agricolo della Regione Toscana. In questo modo si intende proporre uno strumento efficace e che possa accettato dall’utente come unico attore della gestione, dall’acquisizione dei dati in ingresso all’implementazione del dato in uscita.

Ma facciamo un passo indietro. Il fatto che l’acqua sia un bene prezioso, che vada tutelata e usata con accortezza, trova probabilmente tutti d’accordo. Negli ultimi anni è cresciuta la percezione dell’importanza del problema acqua e del suo corretto utilizzo anche in agricoltura che, tradizionalmente, dovrebbe consistere nel somministrare al terreno le quantità stabilite, nei modi e nei tempi previsti dalla strategia irrigua adottata. In particolare, qualora si persegua la massima produzione per unità di superficie, la strategia consiste nell’evitare alla coltura l’insorgenza di stress idrici, ovvero nell’intervenire con l’irrigazione alla soglia di intervento stabilita. Questa può corrispondere a un determinato valore di tensione dell’acqua contenuta nel profilo di suolo occupato dalle radici, oppure a un livello di esaurimento del contenuto idrico che non comporta riduzioni del flusso evapotraspirativo tali da indurre condizioni di stress idrico alla coltura.

Partendo dalla condizione idrica ottimale del suolo, si arriva alla soglia di intervento per effetto degli elementi meteorologici (temperatura e umidità relativa dell’aria, radiazione solare e velocità del vento) sull’attività della coltura. Ai tempi di raggiungimento della soglia di intervento concorrono lo sviluppo della coltura e il tipo di suolo, ovvero la sua dotazione in acqua facilmente utilizzabile. In questo modo si ammette che non vi siano afflussi di acqua verso il profilo radicale diversi dall’irrigazione e dalle precipitazioni, ipotesi accettata qualora la falda si trovi a profondità superiori a 2,5 m dalla superficie.

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