Primi risultati di un programma di miglioramento genetico della fragola in Calabria

Speciale Fragola

In Calabria la produzione di fragole è concentrata prevalentemente nella Piana di Lamezia Terme (Cz), un areale dove le condizioni climatiche, pedologiche (terreni sciolti, non calcarei e a pH neutro o subacido) e socio-economiche (disponibilità di manodopera) sono particolarmente favorevoli per questa coltura che, rispetto ad agrumi, olivo e orticole,


M. Funaro et al., Frutticoltura
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In Calabria la produzione di fragole è concentrata prevalentemente nella Piana di Lamezia Terme (Cz), un areale dove le condizioni climatiche, pedologiche (terreni sciolti, non calcarei e a pH neutro o subacido) e socio-economiche (disponibilità di manodopera) sono particolarmente favorevoli per questa coltura che, rispetto ad agrumi, olivo e orticole, ha assunto un ruolo economico predominante. Negli corso degli ultimi 4-5 anni la superficie fragolicola regionale è rimasta piuttosto stabile, stimata in 240-250 ettari, con una piccola flessione di una decina di ettari nella campagna in corso. Prevale la coltura protetta (95%) realizzata sotto grandi tunnel in cui vengono principalmente coltivate piante fresche a radice nuda (76%) di diversa provenienza, soprattutto da vivai polacchi e spagnoli, messe a dimora durante il mese di ottobre. In misura minore, vi è anche la presenza di piante frigoconservate messe a dimora in settembre. Dalla fine degli anni ’90 e fino al 2008, Camarosa è stata la varietà dominante in Calabria, dove ha rappresentato l’85-90% dei fragoleti. Negli ultimi anni, principalmente a causa di andamenti climatici sfavorevoli, è iniziato, per questa varietà, un inesorabile declino che sta costringendo i produttori calabresi a ricercare alternative varietali per diversificare la produzione e, soprattutto, per migliorare la precocità e il livello produttivo nel periodo invernale, epoca in cui, Camarosa manifesta in genere un’accentuata tendenza a produrre frutti deformati. La ricerca di valide alternative è anche il principale obiettivo del Progetto Mipaaf – Regioni “Liste di Orientamento Varietale in Frutticoltura” che valuta, fin dal suo avvio (1993), le nuove varietà di fragola nell’area di Lamezia Terme favorendo nel tempo una rapida introduzione di diverse nuove varietà con una conseguente marcata frammentazione dell’assortimento varietale (Fig. 1). In questo contesto di profondo cambiamento, l’importanza rivestita dal comparto ha fatto ritenere strategico per questa regione l’avvio di un programma di miglioramento genetico fortemente legato al territorio lametino, finalizzato a rinnovare la fragolicoltura calabrese con la costituzione di nuovo materiale genetico pienamente adatto a questo ambiente. Avviato nel 2008, inizialmente sulla base di una convenzione stipulata tra l’ARSSA e il CRA-FRF di Forlì, il programma è confluito, a partire da aprile 2010, nel Progetto approvato dalla Regione Calabria nell’ambito del Bando pubblico attuativo dell’APQ “Ricerca scientifica e Innovazione Tecnologica”, della durata di tre anni. La Cooperativa Torrevecchia è il soggetto capofila, il CRA-FRF di Forlì è l’organismo di ricerca partner del Progetto e l’ARSSA cura i servizi di consulenza tecnico-scientifica. Il progetto include, intensificandole, lo sviluppo di azioni già in corso da anni che riguardano l’intera filiera produttiva (vivaismo, miglioramento genetico, campi sperimentali varietali, istituzione di un marchio di qualità, ecc.) ed ha il pregio di mettere insieme le risorse umane e i materiali di soggetti privati (una cooperativa di produttori) e di organismi pubblici di ricerca (CRA) e dei servizi in agricoltura (ARSSA). Questo studio mira a fare il punto della situazione dopo 4 anni dall’avvio del programma. In particolare, si riporta il comportamento delle prime 4 selezioni ritenute più interessanti, individuate a Lamezia e indicate come LAM 1, 9, 13 e 18 (ottenute da diversi incroci intervarietali effettuati nel 2007) a confronto con alcune varietà di riferimento: Camarosa, Candonga®Sabrosa (in seguito per brevità nominata come Candonga), Kilo; di due varietà di recente introduzione – Rania e Kamila – più rappresentative in termini di superficie coltivata e con la selezione Pir 2 ottenuta dal CRA-FRF in un’attività di breeding condotta nell’area metapontina.

Materiali e metodo

Il confronto varietale si è svolto presso l’Az. Muscimarro, associata alla Cooperativa Torrevecchia, nel biennio 2011-2012. La tecnica adottata è quella tipica del lametino: terreno fumigato con miscela di cloropicrina e 1-3 dicloropropene, sistemazione del terreno in prode ben baulate, alte 25 cm e pacciamate con film di polietilene nero, forato a file binate di 35 cm tra le file e 20 cm fra le piante lungo la fila, con una densità di circa 60.000 piante/ettaro; irrigazione a pioggia dopo la piantagione e poi con ala gocciolante posta sotto il film pacciamante. Si è operato su terreno a tessitura sabbiosa, a pH neutro, all’interno di un tunnel-serra di grandi dimensioni, coperto con film plastico additivato Multisolar dello spessore di 0,18 mm, posto in opera prima della messa a dimora delle piantine (prima metà di ottobre). Si sono poste a confronto, per ogni accessione varietale, piante fresche “cime radicate” e a “radice nuda” in due distinti e adiacenti campi sperimentali messi a dimora rispettivamente nell’ultima settimana di settembre e nella prima settimana di ottobre, secondo uno schema sperimentale a blocchi randomizzati con parcelle di 10 piante ripetute 4 volte per ogni tesi. In ogni raccolta e per ogni parcella sono stati rilevati i dati produttivi (produzione totale, commerciale e di scarto e peso medio del frutto), utilizzati per calcolare la produzione totale, commerciale e di scarto a pianta, il peso medio dei frutti e l’indice di precocità di maturazione secondo una metodologia ormai nota (Faedi et al., 2008). Sono stati altresì rilevati i dati qualitativi su campioni di 10-20 frutti prelevati a raccolte alterne: residuo secco rifrattometrico (°Brix), acidità titolabile (meq/100 g), consistenza della polpa (g), brillantezza (L*) e caratteristiche colorimetriche (a*, b*) della superficie dei frutti al fine di calcolare l’indice chroma seguendo la stessa metodologia riportata da Faedi et al. (2008). Nella fase centrale della raccolta del 2012, con esclusione di Kamila e Rania, si è rilevato inoltre: la quantità di acido ascorbico (Vitamina C) con lo strumento Merck (valori espressi in mg/100 g di peso fresco); antociani totali (espressi in mg/100g di peso fresco) determinati mediante metodo colorimetrico a differente pH (Wrolstad et al., 2005); polifenoli totali con il metodo di Folin-Ciocalteau (espressi in mg di ac. gallico su g di peso fresco); potere antiossidante misurato attraverso la percentuale di inibizione di diverse soluzioni a concentrazione nota dell’antiossidante sintetico Trolox rispetto al quale i risultati sono stati successivamente espressi. I dati sono stati sottoposti all’analisi della varianza e le medie separate con l’LSD test.

Risultati e discussione

La media produttiva delle piante fresche cime radicate non si è differenziata nelle due annate (715 g/pianta nel 2011 e 696 nel 2012; dati non riportati). La produttività delle piante fresche a radice nuda delle stesse accessioni nel 2011 è invece risultata superiore al 2012 (688 g/pianta contro 635). Tra le varietà di riferimento, Kilo ha confermato l’elevato potenziale produttivo già evidenziato in studi precedenti (Faedi et al., 2008; Funaro et al., 2009), soprattutto come pianta cima radicata (780 g; Fig. 2); oltre a risultare la varietà in assoluto più produttiva nella prima parte del ciclo produttivo (circa 400 g nel periodo gennaio-marzo e con entrambi i tipi di pianta). Il comportamento produttivo di Camarosa e Candonga è risultato inferiore a quello di altre accessioni, ad eccezione di Kamila (piante a radice nuda; Fig. 3) e LAM 9 (piante cime radicate). Le tre varietà di riferimento hanno evidenziato valori di peso medio del frutto inferiori rispetto alle altre accessioni in ambedue i tipi di piante (Figg. 4 e 5). I frutti di Camarosa e Candonga hanno confermato le ben note caratteristiche qualitative legate soprattutto alla dolcezza ed alla consistenza della polpa. I frutti di Kilo, che si distinguono per la bella tonalità rossa, molto brillante, sono risultati quelli col minor contenuto zuccherino, acidità e valori di consistenza della polpa (Figg. 6, 7, 8). I frutti di Kilo sono risultati piuttosto ricchi di acido ascorbico, polifenoli totali e antocianine e sono risultati caratterizzati da un elevato potere antiossidante (Figg. 9, 10 e 11). La nuova varietà Rania si è distinta per l’elevata produttività dovuta anche alla notevole pezzatura dei frutti, raggiunta con entrambi i tipi di pianta. I valori sulla qualità dei frutti (grado zuccherino, acidità, consistenza della polpa e colore della superficie) sono risultati intermedi tra le accessioni in esame. Kamila è risultata non molto produttiva, pur producendo frutti molto apprezzabili per la regolarità della forma, pezzatura, qualità gustative e del colore. La Sel. Pir 2, ottenuta nell’ambito del Progetto di miglioramento genetico realizzato da CRA-FRF di Forlì nel metapontino, col cofinanziamento della Piraccini Secondo s.r.l. di Cesena, è risultata a maturazione precoce, simile a Kilo da cui deriva e più precoce di Candonga. Si adatta bene ad essere coltivata come pianta fresca “cima radicata” al fine di avere un buon anticipo di maturazione. La pianta presenta un vigore intermedio e un habitus piuttosto compatto. I frutti sono di media pezzatura, piuttosto regolare per tutta la durata della raccolta, di forma conica, di bel colore anche durante il periodo invernale, di elevata consistenza della polpa, con buoni contenuti zuccherini ed elevato potere antiossidante. I principali limiti appaiono legati alla pezzatura del frutto che tende a diminuire nelle ultime raccolte, soprattutto se si fa ricorso a piante fresche “cime radicate” e al mantenimento del petalo sul frutto maturo nel periodo invernale. Tale aspetto però, potrebbe anche essere sfruttato dal punto di vista commerciale come caratteristica distintiva di questa accessione varietale sul mercato.

Conclusioni

I risultati sperimentali ottenuti in questo studio biennale hanno messo in evidenza un interessante comportamento vegeto-produttivo di diverse accessioni varietali. In particolare, le selezioni LAM costituiscono un primo concreto risultato del programma di breeding calabrese che prevede un forte coinvolgimento degli stessi produttori, con i quali, nell’anno in corso, è stato predisposto un articolato piano di moltiplicazione vivaistica del nuovo materiale genetico. Nella prossima campagna produttiva, con la disponibilità di una significativa quantità di piante, i produttori saranno, infatti, chiamati a fornire un contributo concreto e diretto nel collaudo finale di questi nuovi genotipi. Anche la Sel. Pir 2 ha fornito un interessante comportamento in quanto appare in grado di fornire un frutto di qualità unito ad una soddisfacente precocità e produttività delle piante. Le varietà hanno confermato le caratteristiche per cui sono note: Kilo e Rania sono risultate le più produttive, soprattutto facendo ricorso alle piante cime radicate, mentre Candonga e Kamila quelle con le minori potenzialità produttive, ma con buone caratteristiche qualitative dei frutti. Rania e Kamila hanno mostrato, con entrambi i tipi di piante, la pezzatura del frutto più grossa, mentre al contrario Kilo ha confermato un calo di pezzatura soprattutto nelle fasi finali della raccolta.
M. Funaro(1) – M. Ambrosio(1) – M. Grotteria(1) – L. Longo(1) – G. Matozzo(1) – G.F. Spagnolo(1) G. Baruzzi(2) – P. Lucchi(2) – S. Magnani(2) – M.L. Maltoni(2) – M. Migani(2) – W. Faedi(2)
(1) Agenzia Regionale Sviluppo e Servizi in Agricoltura – Regione Calabria
(2) Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura- Unità di Ricerca per la Frutticoltura – Forlì

Allegati

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