Precision farming: «Impossibile farne a meno»

Da tredici anni Ettore Piacentini utilizza sistemi di guida assistita e mappe satellitari per gestire le superfici coltivate in maniera ottimale: «Una svolta decisiva – afferma – dalla quale è impossibile tornare indietro»

Topcon

È uno dei pionieri dell’agricoltura di precisione in Italia, il primo ad aver usato un sistema di guida assistita per l’aratura nel lontano 2004. Ettore Menozzi Piacentini, 57 anni, imprenditore agricolo di Selvazzano (Pd), titolare di un’azienda di 130 ettari specializzata in seminativi non ha dubbi: «Una volta provato un sistema satellitare per la gestione delle lavorazioni non si torna più indietro». Minori costi per carburante, sementi e concimi, minori ore lavorate e maggior comfort per gli operatori delle macchine, gestione più efficiente di tutti gli interventi in campo, dalla preparazione del terreno alla raccolta. Questi i vantaggi principali dell’agricoltura di precisione.

Ettore Piacentini

Ettore Menozzi Piacentini

Piacentini coltiva mais, soia, barbabietole e frumento e usa i sistemi satellitari nel 95% della superficie coltivata. Per la tecnologia ha scelto due aziende: Omnistar fornisce un segnale Gps con margine di errore inferiore a 10 cm, mentre Topcon fornisce un segnale che viaggia via web con un margine di errore inferiore a 2 cm. Il parco macchine è composto da cinque trattori Agco (un Challenger e 4 Massey Ferguson), da un’irroratrice semovente Challenger e da seminatrici Maschio Gaspardo e Monosem. L’imprenditore veneto ha acquistato tutto di tasca propria, senza alcun contributo Psr. «Di certo è un investimento importante – sottolinea – ma viene ampiamente ripagato sia in termini economici sia di miglioramento delle condizioni di lavoro, soprattutto per il minor affaticamento degli addetti. I vantaggi sono evidenti – continua – ma bisogna tarare bene il sistema per farlo funzionare al meglio».
Per quanto riguarda l’agricoltura conservativa, invece, Piacentini ritiene sia da usare con attenzione sulle superfici della pianura veneta: «Qui abbiamo un terreno prevalentemente limoso che non si presta bene a un certo tipo di lavorazioni. Quando è possibile facciamo minima lavorazione e a volte la semina su sodo con la soia in secondo raccolto – spiega – però se c’è sostanza organica da interrare non possiamo permetterci di perderla e usiamo l’aratro».

Piacentini è anche presidente di Condifesa Padova, consorzio che raggruppa gli agricoltori che ricorrono alla formula assicurativa per tutelare le produzioni da eventi atmosferici: grandine, siccità, gelate, trombe d’aria e allagamenti. «In questi giorni di freddo intenso e gelate – racconta – si capisce bene l’importanza di uno strumento di protezione per i danni ai raccolti, il problema è la difficoltà a ottenere i fondi europei. In base alle regole della Pac, chi si assicura dovrebbe ottenere un rimborso fino al 65% della spesa sostenuta entro il 31 dicembre dell’anno in cui sottoscrive la polizza. Oggi – conclude – stiamo ancora aspettando i soldi del 2015».

Pubblica un commento