Olanda, Kdv: filiera suinicola sostenibile

È un’iniziativa dei suinicoltori dei Paesi Bassi. Per guadagnare di più, decidono di puntare sulla distintività dei propri prodotti, aumentando il benessere animale e riducendo l’impatto ambientale all’interno delle aziende

kdv

La differenziazione della produzione e la creazione di nuovi segmenti di mercato capaci di conferire valore aggiunto ai produttori è un tema sempre più discusso all’interno del settore agro-zootecnico.

Come sappiamo, per quanto riguarda la suinicoltura italiana, la strategia di diversificazione adottata coincide con la produzione del suino pesante nell’ambito del circuito tutelato Dop e Igp, ma negli altri paesi europei, dove la suinicoltura si basa sostanzialmente sulla produzione di suino leggero, i suinicoltori si trovano a competere quasi esclusivamente sul prezzo di vendita. I margini di guadagno di questa produzione di massa sono sempre più bassi.

Così, molte aziende suinicole vittime dell’attuale crisi di mercato del settore si stanno impegnando per trovare nuove soluzioni. E una in particolare sembra dare speranza ai produttori di oggi, ovvero la distintività delle proprie produzioni. Essa ha lo scopo principale di ottenere un valore aggiunto della carne suina che permetta di spuntare un prezzo più alto.

La filiera Kdv

In questo senso, una delle strategie più efficaci messa in atto recentemente è la produzione sostenibile in termini sia di maggiore benessere animale sia di maggior rispetto dell’ambiente (oltre i requisiti minimi di legge). A provarci per primi sono stati i produttori olandesi, che in questi ultimi anni hanno dato vita a una filiera suinicola con i suddetti requisiti, la filiera Kdv (Keten Duurzaam Varkensvlees, Filiera suinicola sostenibile).

Nel 2015, alla Kdv appartenevano 300 aziende suinicole familiari, 3 macelli e 500 punti vendita per un totale di circa 1 milione di suini macellati all’anno.

I principi di distintività

Entrando nel dettaglio, vediamo su quali principi si fonda la distintività di questa tipologia di filiera:

– benessere animale: divieto della castrazione dei suinetti, spazio di 1 m2 per suino, abolizione delle gabbie per scrofe e stabulazione di gruppo, uso della juta per creare un nido prima del parto, periodo minimo di allattamento di quattro settimane;

– riduzione drastica dell’uso di antibiotici e loro eliminazione nel 2016;

– riduzione delle emissioni di gas serra attraverso il raggiungimento dell’autosufficienza energetica dell’allevamento, la produzione di biogas, lo sfruttamento di calore residuo delle stalle mediante pompe di calore e pavimenti riscaldati e raffrescati utilizzando il calore corporeo delle scrofe che migliorano l’indice di conversione alimentare;

– riduzione delle emissioni di ammoniaca mediante sistemi innovativi di stabulazione;

– riduzione dell’uso di metalli pesanti, come rame e zinco, nell’alimentazione;

– riduzione degli odori e delle polveri fini.

Quali vantaggi

Ma quali sono i risultati economici e ambientali di questa filiera rispetto alla produzione mainstream (convenzionale)? Nella tabella 1 si è voluto mettere a confronto le due tipologie di filiera, valutando in particolare alcuni parametri relativi alla produttività e alle emissioni atmosferiche.

Dalla lettura dei dati emerge che i risultati ambientali della filiera Kdv sono significativamente migliori di quelli rilevati per la filiera suinicola convenzionale. A questo risultato contribuiscono anche i migliori risultati tecnici in termini di indice di conversione alimentare. Ne consegue che il valore aggiunto per i suinicoltori che intraprendono il percorso della filiera Kdv è di 0,05 euro/kg in più rispetto a quelli che producono con metodi convenzionali. Questo risultato è attribuibile, da un lato, a un prezzo di mercato lievemente più elevato che il prodotto riesce a spuntare nei punti vendita e, dall’altro, ai migliori risultati produttivi dell’animale ottenuti con le tecniche previste dalla nuova filiera.

Per ottenere la fiducia del consumatore

Il consumatore olandese, diversamente da quello italiano, è molto meno sensibile alla voce “origine del prodotto” e, pertanto, meno disposto a pagare di più per questo requisito. Infatti, benché la produzione della carne suina in Olanda sia prevalentemente concentrata nel sud del paese, la strategia di marketing del prodotto non offre al consumatore informazioni al riguardo.

Per ottenere la fiducia del consumatore, le aziende suinicole, i macelli, le imprese di distribuzione e i punti vendita sono regolarmente controllati da un ente terzo che certifica il corretto rispetto del disciplinare di produzione.

La filiera è inoltre supportata da un sistema di tracciabilità in grado di individuare eventuali anomalie o non-conformità che possono pregiudicare la fiducia del consumatore.

Una risposta alle nuove esigenze

In sintesi, la filiera Kdv può essere considerata un esempio di innovazione organizzativa, secondo la quale allevatori suinicoli pressati da margini di guadagno sempre più bassi hanno deciso di optare per una soluzione alternativa ai metodi di allevamento e di produzione convenzionali, creando così una nuova filiera che risponde alle esigenze dei consumatori di oggi.

Per saperne di più consultare il sito www.duurzaamvarkensvlees.nl.

 

L’autore è il responsabile dell’Ufficio Economia e Mezzi Tecnici del Crpa di Reggio Emilia.

 

Leggi l’articolo completo sulla Rivista di Suinicoltura n. 2/2016

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