Nuove varietà di grano, ricerca nel solco della tradizione

Il genome editing può aiutare ad affrontare le sfide che l’agricoltura si troverà di fronte nei prossimi anni: produrre di più in maniera più sostenibile e utilizzando una minor superficie. In un convegno a Bologna si è parlato del sequenzionamento del genoma del grano

grano

Sviluppare in maniera più efficiente e in tempi più brevi varietà di grano in grado di rispondere in modo più efficace alle importanti sfide che ci attendono: crescita demografica, riduzione delle terre coltivabili, sicurezza alimentare e tutela ambientale. Di questo si è parlato durante il convegno “Dal genio ai geni: l’eredità di Nazareno Strampelli – Il sequenziamento del frumento duro per una cerealicoltura più ecosostenibile e competitiva” organizzato dall’Università di Bologna in collaborazione con Assosementi, in occasione della celebrazione del 150° anniversario della nascita di Strampelli, precursore della “rivoluzione verde”.

Sequenzionamento del genoma
Il sequenziamento e l’assemblaggio dei 12 miliardi di nucleotidi che compongono il genoma del frumento duro sono il risultato di un ambizioso progetto internazionale coordinato da Luigi Cattivelli del Crea, con la partecipazione del Cnr, delle Università di Bologna e Udine e altri ricercatori di Canada, Germania, Israele e Stati Uniti. Nei prossimi mesi il genoma di frumento duro sarà studiato a fondo per identificarne i geni (stimati in circa 80.000) e i marcatori associati. Saranno così poste le basi per utilizzare al meglio metodi innovativi al servizio del progresso nel campo delle piante, come le cosiddette New Breeding Techniques (NBTs) e l’editing del genoma. L’obiettivo è di selezionare varietà più performanti rispetto a quelle attuali, in grado di soddisfare le esigenze espresse da agricoltori e consumatori, nonché innovare il patrimonio delle varietà tradizionali. Fare ricerca significa non solo sviluppare varietà vegetali al passo con i tempi, ma anche preservare la biodiversità esistente.

Cambio di passo per il breeding
Il segretario dell’International Seed Federation Michael Keller, intervenuto nel corso del convegno in rappresentanza del settore sementiero mondiale, ha chiarito i termini della sfida che abbiamo davanti: produrre più cibo e di migliore qualità nonostante la riduzione delle terre coltivabili, per una crescita demografica che richiederà un aumento del 70% della produzione alimentare entro il 2050. «La produzione mondiale complessiva di frumenti è di 726,5 milioni di tonnellate, cui l’Unione europea contribuisce per il 34% – ha dichiarato Keller – secondo le stime Fao, il frumento è la coltivazione che ha fatto registrare i maggiori incrementi nelle rese produttive tra le principali specie agrarie con una crescita del 143% tra il 1961 e il 2007, davanti a mais (+138%), riso (+110%) e soia (104%) nello stesso periodo. Per migliorare ulteriormente è fondamentale poter avere accesso ai nuovi metodi di breeding di cui oggi dispongono i ricercatori. Anche nel mondo delle piante c’è bisogno di progredire – ha aggiunto Keller – come in ogni altro settore produttivo. Si tratta di una sfida alla quale non dobbiamo né possiamo sottrarci, alla luce della crescente domanda di alimenti di qualità e dei cambiamenti climatici».

Filiera più competitiva
Secondo Luigi Cattivelli, direttore del Centro per la genomica vegetale del Crea e coordinatore del progetto «i cambiamenti climatici a cui è esposta l’Italia e la regione mediterranea costituiscono una sfida per la cerealicoltura e la disponibilità della sequenza del genoma del frumento duro rappresenta uno strumento essenziale per selezionare varietà più idonee ai nuovi scenari climatici». Aldo Ceriotti del Cnr ha sottolineato che «il frumento duro è un’importante fonte di proteine, amidi e fibre. L’accesso alla sequenza del genoma renderà più facile migliorarne le caratteristiche qualitative e soddisfare le esigenze dell’industria di trasformazione e dei consumatori fornendo allo stesso tempo utili indicazioni per comprendere meglio le basi molecolari dell’intolleranza al glutine». Roberto Tuberosa dell’Università di Bologna ha osservato che «le ricadute applicative del progetto che ha condotto al sequenziamento del genoma del frumento duro aumenteranno la competitività della filiera della pasta e consentiranno di offrire al consumatore alimenti più salubri e in grado di prevenire varie malattie croniche. La disponibilità della sequenza consentirà inoltre di capire meglio l’evoluzione e l’origine del frumento da pasta e offrirà opportunità uniche per valorizzare al meglio la biodiversità genetica dei frumenti antichi».

Gli Ogm sono un’altra cosa
La strada indicata da Strampelli è oggi a un bivio decisivo per quanto riguarda l‘impiego di metodi innovativi e il loro effetto sulla competitività della nostra agricoltura. Il genome editing e le altre NBTs rappresentano importanti strumenti di sviluppo e dovranno necessariamente essere sostenuti e incentivati e non ostacolati da scelte normative incongruenti che possono relegarli come Ogm. Senza una chiara regolamentazione le piccole e medie imprese vedranno preclusa la strada verso il progresso, con il risultato che la ricerca verrebbe inevitabilmente delegata ai paesi extra Ue che quindi si assicurerebbero un notevole vantaggio competitivo.

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