Peronospora, come prevenirla

PERONOSPORA E OIDIO VITE

Anni di studi e di esperienze hanno consentito di interpretare solo alcuni dei meccanismi biologici alla base della pericolosità del fungo


Stefano Bongiovanni et al., Terra e Vita
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Passano gli anni ma non diminuisce l’attenzione da dedicare alla peronospora della vite (Plasmopara viticola), che rimane il nodo centrale per la difesa anticrittogamica della vite. Il dibattito inerente le più razionali scelte di strategia di difesa, indissolubilmente legato alla biologia del fungo e alle caratteristiche climatiche dell’area di coltivazione, è sempre aperto e serrato.

 

Numerosi prodotti sono stati messi a punto per la protezione della vite, così come molto articolate sono le strategie che si possono attuare secondo varie combinazioni di prodotti a diverso meccanismo d’azione.

 

Le strategie sono poi rese estremamente complesse dalle numerose variabili climatiche che entrano in gioco, nonché per il ruolo che possono giocare condizioni climatiche locali (microclimi) nel condizionare l’attività del fungo.

 

In tal senso è funzionale la diffusione in azienda di strumenti per il monitoraggio di temperatura, piovosità e umidità relativa, al fine di ottenere informazioni precise su cui basare le strategie di difesa e su cui modulare l’impiego dei vari prodotti disponibili.

Resistenze da evitare

 

Nella vite, in passato, il largo impiego di alcuni fungicidi molto efficaci, ma dotati di un meccanismo d’azione specifico, ha provocato la comparsa di ceppi di Plasmopara viticola tolleranti. Il fenomeno si evidenzia in campo con il mancato o insufficiente controllo del patogeno da parte del fungicida che, fino ad allora, si era dimostrato efficace. In questo momento, appare molto difficile stabilire il quadro della situazione, ma se si adottano le strategie antiresistenza basate sull’utilizzo in alternanza o in miscela di sostanze attive aventi diverso meccanismo d’azione e limitandone il numero di applicazioni all’anno, così come indicato anche all’interno dei disciplinari di Produzione Integrata, si garantisce un loro proficuo impiego nella difesa contro la peronospora.

 

Negli ultimi anni, quindi, la pressione della peronospora ha riaperto un importante dibattito inerente le più razionali scelte di strategia di difesa indissolubilmente legate alla biologia del fungo e alle caratteristiche climatiche dell’area di coltivazione. Una non ancora perfetta conoscenza di Plasmopara viticola, in fungo agente della malattia, con specifico riferimento alla maturazione delle oospore svernanti e la loro attività iniziale che porta all’innesco dell’infezione primaria, determina condizioni di incertezza in questa fase decisiva.

 

Inoltre, in relazione alla fase fenologica il vitigno può risultare più o meno recettivo e, di conseguenza, il viticoltore e il tecnico devono indirizzarsi verso l’impiego di principi attivi a minore o maggiore specificità.

 

Ogni tecnico poi sfrutta le informazioni a sua disposizione per elaborare strategie di intervento applicabili in effetti solo nell’area in cui sono state verificate in campo.

 

Infatti, diviene molto difficile comprendere in pieno quando si verificano le condizioni infettanti, in quanto le variabili in gioco sono numerose:

 

– stato biologico del fungo misurato come grado di maturazione delle oospore, predisposte o meno a dare l’avvio all’infezione primaria;

 

– condizioni climatiche necessarie per l’avvio dell’infezione (10 mm di pioggia? – piogge prolungate? – bagnatura prolungata?);

 

– stato vegetativo del vitigno che si misura in condizioni di recettività o di non recettività.

L’inizio della fase di rischio

 

La peronospora è sicuramente una delle avversità più studiate per razionalizzare e limitare quindi i trattamenti chimici in funzione del reale rischio infettivo. Attualmente il metodo più diffuso per segnalare l’avvio delle infezioni primarie e di conseguenza l’inizio dei trattamenti è la “regola dei tre 10” (Baldacci, 1947) nonostante i ben noti limiti (casi di infezione con piogge di solo 1 mm; infezioni su germogli più corti di 10 cm).

 

La Regione Emilia-Romagna ha quindi elaborato un modello accurato e attendibile di simulazione dinamico delle infezioni primarie di peronospora. In sintesi, il modello previsionale UCSC (si veda anche l’articolo seguente) si basa sul concetto che in un vigneto la popolazione di P. viticola è composta da diverse famiglie di oospore, che si trovano durante l’inverno in fase di dormienza e in seguito iniziano a germogliare in modo scalare. I modello simula il processo di germinazione delle oospore, considerando ogni evento piovoso in grado di bagnare la lettiera di foglie presenti nel terreno del vigneto, infine il modello calcola il periodo di incubazione in funzione della temperatura e dell’umidità e termina con la previsione della probabile data di comparsa dei sintomi sulla vegetazione. Condizioni climatiche avverse in corrispondenza di ogni fase del ciclo infettivo possono portare all’interruzione del processo di infezione.

 

Il modello è stato testato per più anni e in differenti zone viticole e ha fornito risultati sempre attendibili, pertanto può essere impiegato come supporto alle decisioni per i trattamenti antiperonosporici.

 

L’adozione del modello, tuttavia, consente solamente di determinare l’inizio del periodo di rischio, mentre rimangono da determinare il termine effettivo delle infezioni nel corso della stagione e la gravità delle stesse.

 

Una sommaria classificazione delle aree colturali distingue tra aree ad alta pressione della malattia e aree a bassa pressione. Nelle prime troviamo un’elevata umidità atmosferica (solitamente vigneti di pianura), mentre nelle seconde, al contrario, i livelli di umidità sono medio-bassi (vigneti di collina e montagna); ovviamente particolare attenzione sarà da porre in aree caratterizzate da microclimi che non rientrano nella tipologia specifica dell’areale, ecco allora che la conoscenza personale dell’azienda assume un ruolo fondamentale nella previsione del livello di pericolosità della peronospora.

I sintomi su foglie e acini

 

Nel momento in cui si verifica una pioggia infettante ha inizio il periodo di incubazione che vedrà al suo termine la comparsa della tipica sintomatologia della malattia:

 

– “macchia d’olio” sulla pagina superiore della foglia;

 

– muffa biancastra sulla pagina superiore della foglia.

 

Quest’ultima muffa biancastra è costituita dalle fruttificazioni agamiche (sporangi) che liberano zoospore in grado di dare il via alle infezioni secondarie, quest’ultime possono anche prendere avvio anche in assenza di piogge, con bagnature della vegetazione (nebbie, rugiade).

 

In fase tardiva, sulle foglie la malattia rimane localizzata.

 

Va sottolineato che i sintomi sugli acini possono essere ben visibili (si ricoprono della caratteristica muffa bianca), oppure quando raggiungono un diametro di 2,5-3 mm, l’infezione della peronospora si può evolvere in forma larvata. Questa sintomatologia può avere un decorso lento, però difficilmente si arresta; a volte può stopparsi in corrispondenza di periodi molto asciutti, ma poi, in contemporanea a un eventuale aumento dell’umidità, riparte e si ha come esito la colatura degli acini e il disseccamento parziale o totale del grappolo nei casi più gravi.

Le classi di fungicidi, fase per fase

 

Orientativamente, nell’ambito dello sviluppo della malattia in relazione a difesa e sviluppo vegetativo, si possono individuare tre fasi:

 

1 – il periodo che va dall’inizio dell’attività vegetativa fino alla prefioritura;

 

2 – la fase dalla prefioritura all’allegagione;

 

3 – dall’allegagione avvenuta fino alla raccolta.

 

I prodotti a disposizione degli agricoltori per attuare razionali strategie di Difesa Integrata dalla peronospora della vite, sostanzialmente possono essere classificati in 5 categorie:

 

1 – contatticidi o prodotti di copertura (prodotti rameici, ditiocarbammati: mancozeb, propineb, metiram e dithianon), agiscono per contatto con un meccanismo d’azione multi sito. Si segnala che nel disciplinare di difesa integrata vite 2013 il mancozeb è limitato a soli 3 interventi all’anno.

 

2 – citotropici traslaminari (cimoxanil, dimetomorf, zoxamide, cyazofamid, mandipropamide, flupicolide e amisulbrom), penetrano i tessuti e raggiungono il parenchima;

 

3 – sistemici (metalaxyl e benalaxyl e iprovalicarb), assorbiti e traslocati all’interno della pianta garantendo la protezione anche della vegetazione in accrescimento;

 

4 – inibitori della respirazione mitocondriale (Qoi) (pyraclostrobin, famoxadone, fenamidone), attivi a livello della respirazione cellulare con un meccanismo monosito;

 

5 – induttori di resistenza, attivi direttamente sul fungo attraverso l’attivazione delle difese naturali della pianta con la particolarità di fosetyl-Al di essere considerato come lo standard di riferimento per la protezione delle foglie apicali dei germogli e delle femminelle e dotato di elevata sistemia.

 

Si segnala inoltre l’inserimento di un nuovo prodotto a base di ametoctradina (=Initium) che penetra negli strati cerosi della pianta e dotato di un meccanismo di azione unico, da tenere in considerazione nei programmi di difesa integrata, anche in un’ottica anti-resistenza.

 

Per una corretta strategia antiperonosporica, tutti i prodotti dovrebbero essere impiegati preventivamente, in modo da devitalizzare il fungo nelle prime fasi del suo sviluppo. Per questo, appena si verificano le condizioni di recettività della vegetazione da parte della peronospora, è bene iniziare la difesa prima del verificarsi dell’infezione.

Sistemici o di copertura?

 

In difesa integrata in base anche alle indicazioni dei modelli previsionali, si consiglia di intervenire tempestivamente in previsione di piogge infettanti con prodotti di copertura, fino alla pre-fioritura. Dalla

 

pre-fioritura all’allegagione è bene eseguire preferibilmente trattamenti cautelativi da effettuarsi con cadenze stabilite in base alle caratteristiche dei prodotti utilizzati.

 

Quando la vegetazione è in forte accrescimento, si possono impiegare prodotti ad azione sistemica; in questa fase è importante che i formulati impiegati contengano fosetyl-Al, un principio attivo a elevata sistemia e che quindi riesce a proteggere adeguatamente apici e foglie giovani.

 

Si ricorda che le fasi fenologiche che partono dalla pre-fioritura e terminano con la chiusura grappolo sono quelle chiave per la protezione del grappolo; in questo periodo bisogna privilegiare miscele che contengano prodotti che garantiscano un’ottimale protezione degli acini.

 

Al raggiungimento della fase fenologica di chiusura grappolo la peronospora non riesce più ad attaccare i grappoli.

 

Siamo in piena estate perciò la stagione non è favorevole allo sviluppo del patogeno; in questa fase si possono utilizzare prodotti di copertura a base di Sali di rame che possono essere addizionati a fosetyl-Al in caso di decorso stagionale molto piovoso.

 

La prevenzione è in primo luogo il criterio da seguire, ricorrendo a interventi curativi o eradicanti solo in casi estremi. In tal senso l’impiego dei prodotti in miscele comprendenti diversi meccanismi d’azione permette di effettuare una difesa più efficace e al riparo da problemi inerenti la selezione di popolazioni meno sensibili ai vari principi attivi.

 

L’utilizzo dei vari principi attivi deve rientrare in uno schema complessivo, in cui compaiono diversi impieghi in funzione delle varie esigenze, ma soprattutto devono essere sfruttate nel corso della stagione le potenzialità dei meccanismi d’azione così da sottoporre la popolazione del fungo a diverse pressioni selettive.

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