Nel Parmense gli specialisti della concimazione organica

CONTOTERZISMO

Claudio Maestri a Fontevivo (Pr) basa la sua attività soprattutto sulla distribuzione di ammendanti


Ottavio Repetti, Il Contoterzista
CT_12_2011_Claudio Maestri

Per Claudio Maestri la concimazione con sottoprodotti – che siano fanghi, biomasse, compost o liquami – è una cosa seria, perché da almeno 30 anni ne ha fatto l’attività caratterizzante della sua azienda.

 

In 30 anni si ha tutto il tempo di fare esperienza e anche di farsi un nome e infatti la Maestri Ecologia è conosciuta non soltanto nel Parmense, dove ha sede, ma in tutta quella fetta di pianura Padana che va dal confine lombardo al Veneto al Bolognese. Del resto il suo raggio d’azione arriva ad almeno un centinaio di km dalla sede, che è nelle campagne di Fontevivo (Pr).

 

Siamo dunque a casa di un contoterzista sui generis. Che fa anche aratura, semina e lavorazioni varie, certo. Ma è bene sottolineare “anche”, perché quel che contraddistingue l’attività di Maestri e della sua famiglia è la distribuzione di ammendanti organici, in tutte le forme. «Iniziammo molti anni fa a fare concimazione organica in un certo modo – ci dice – e più in generale trattiamo liquami e letame palabile da sempre, essendo in area di forte zootecnia. Tuttavia, negli ultimi anni siamo passati a una gestione più professionale e organizzata dell’attività».

 

Per fare qualche esempio, Maestri vanta una collaborazione trentennale con Bossini, noto costruttore di carri e botti da liquami. «Assieme abbiamo messo a punto anche delle belle macchine; noi facciamo da tester e diamo le nostre impressioni, lui ci aiuta modificando i suoi carri secondo le nostre esigenze. Per esempio, abbiamo un mezzo che è a metà tra una botte per liquami e il classico spandiletame. Lo usiamo per prodotti speciali: troppo densi per essere aspirati e interrati con la botte, troppo liquidi per uno spandiletame tradizionale».

Nessun odore, nessun disagio

 

Abbiamo parlato di “interramento” perché, in quanto professionista del settore, Maestri non fa una semplice distribuzione di prodotti in campo, ma fertilizzazione con materiale organico. E per fertilizzare anziché smaltire, per prima cosa bisogna interrare. «Questo per ragioni sia agronomiche sia gestionali – ci spiega – ma anche per poter lavorare senza grattacapi vicino a zone urbanizzate».

 

Cominciamo dall’aspetto agronomico. «Il liquame interrato va diritto alla radice e quindi ottiene il massimo effetto possibile. Invece il prodotto sparso sul terreno si combina in parte con l’ossigeno, trasformandosi in ammoniaca; ma soprattutto si deposita sulle foglie e sulla pianta. Questo può provocare danni alla pianta stessa e peggiora drasticamente la qualità dei foraggi. Quei nitrati che butti sulla foglia, non c’è niente da fare, poi te li ritrovi nel fieno».

 

Fondamentali anche i vantaggi dal punto di vista gestionale-legale: «Con l’interramento possiamo lavorare anche vicino alle abitazioni sicuri di non sollevare le proteste degli abitanti o di avere al più rimostranze minime. Se viceversa andassimo nei pressi di un paese con una botte a spargimento, dopo mezz’ora avremmo lì i vigili urbani».

Cambiare mentalità

 

Per fare interramento a livello professionale, con un’ottima produttività e soprattutto un buon risultato finale, Maestri ha deciso di passare dalle classiche botti a un mezzo ultra-specializzato come il Terragator, il semovente di Challenger nato proprio per la fertilizzazione organica. «È una macchina di concezione innovativa, adatta a soddisfare le necessità del mondo agricolo e di quello industriale, che ci affida i fanghi da distribuire. Il Terragator 2244 può distribuire liquami, liqui-letame e sottoprodotti di vario tipo. I vantaggi rispetto a una normale botte sono innumerevoli. Ne cito alcuni, cominciando dal principale: il galleggiamento, che consente di lavorare quando con le normali botti non ti puoi nemmeno avvicinare a un terreno coltivato, prolungando la campagna di almeno un mese rispetto allo spandimento tradizionale. Puoi operare su medicaio o su cereali fino a un’altezza di 18 cm, quindi fino ai primi di aprile. Inoltre, puoi entrare in campo anche tra il primo e il secondo sfalcio, nel caso dei foraggi, proprio perché interrando non lasci nitrati sulla pianta». In più, nonostante le dimensioni, il Terragator calpesta molto meno del carro-botte. «Quando c’è bagnato, con la botte lasci una carreggiata profonda 10 cm, dove peraltro va a finire tutto il liquame. Il Terragator invece si può disassare e ha la possibilità di ridurre la pressione degli pneumatici in campo. Risultato: non si vede quasi dove è passato».

 

«Fare fertilizzazione organica in un certo modo presuppone un drastico cambio di mentalità da parte degli agricoltori e degli allevatori in particolare. Dobbiamo metterci in testa che i reflui o il digestato degli impianti di biogas, come pure i fanghi industriali, non sono rifiuti di cui disfarsi, ma una risorsa da utilizzare nel modo corretto perché produca un risultato. Abbiamo fatto diversi test e abbiamo visto che i risultati della concimazione con liquami o simili sono inequivocabili. In un campo si nota immediatamente dove non è passata la macchina; per esempio a causa di un angolo troppo stretto perché ci si arrivasse comodamente con l’interratore».

 

Questo presuppone, come sostiene Maestri, di passare dallo smaltimento all’impiego. Il che comporta naturalmente una diversa spesa da parte del cliente. «Lavorare col Terragator costa, è ovvio. Del resto ha una potenzialità di lavoro che può arrivare a 1.000 tonnellate al giorno. È una macchina che va assistita in campo – non si può pretendere che vada in azienda a rifornirsi – e che comporta una certa spesa. Tuttavia, bisogna pensare che lavora quando gli altri sono fermi, provoca un compattamento assolutamente trascurabile e in più distribuisce con omogeneità e con un controllo accurato dei volumi interrati. Infine, se si interra con l’erpice, assieme all’interramento si fa anche una discreta lavorazione del terreno. In altre parole l’allevatore in pochissimi giorni si trova con le vasche vuote e un terreno ben gestito, concimato e anche parzialmente lavorato. Messa in questo modo, la maggior spesa assume un significato un po’ diverso. Dopotutto in Olanda portano i reflui anche a 100 km di distanza; ci sarà un motivo. Qui dobbiamo ancora cambiare mentalità, ma presto anche noi capiremo quanto possono essere utili queste risorse».

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