Messa a norma delle irroratrici. Più sicurezza ed efficienza

Approfondimenti

Le specifiche per le attrezzature e la novità della classificazione “anti-deriva”


Arturo Caponero, Terra e Vita
atomizzatore

Le politiche della Comunità europea nei diversi settori produttivi sono sempre maggiormente orientate verso la salvaguardia e la sostenibilità ambientale. In agricoltura, per contenere l’impatto sull’ambiente dell’uso dei prodotti chimici utilizzati per la difesa delle colture, la Comunità ha emanato una serie di direttive e regolamenti nota come “pacchetto pesticidi”.

 

 

Ovviamente, le macchine utilizzate per la distribuzione dei prodotti fitosanitari (che genericamente definiremo “irroratrici” perché le più comuni irrorano una soluzione acquosa ma che comprendono anche macchine molto diverse, come le impolveratrici, le umettatrici, ecc.) sono tenute in forte considerazione nelle nuove normative europee perché la loro efficienza ed il loro corretto utilizzo sono essenziali per la “sostenibilità ambientale” dell’uso dei prodotti chimici in agricoltura.

 

Macchine non correttamente funzionanti e non tarate, infatti, possono disperdere nell’ambiente anche l’80% del prodotto fitoiatrico, che non raggiunge il bersaglio, può disperdersi nell’aria come aerosol o gocciolare sul terreno.
L’inefficiente distribuzione del prodotto fitosanitario, inoltre, rende poco efficace il trattamento, con il rischio di doverlo ripetere e di favorire lo sviluppo di ceppi resistenti, con il risultato finale di un aumento del consumo di fitofarmaci e della loro dispersione nell’ambiente.

 

Nel “pacchetto pesticidi” sono essenzialmente due le leggi che interessano direttamente le macchine irroratrici.

La direttiva macchine

 

La Direttiva 2009/127/Ce, recepita in Italia con D.Lgs 124/2012, ha definito i requisiti essenziali di progettazione e costruzione cui devono essere conformi le macchine per l’applicazione dei pesticidi prima di essere immesse sul mercato in Europa, con particolare riferimento ai requisiti di salvaguardia ambientale.

 

Tra le principali novità previste dalla norma vi è l’autocertificazione della sicurezza della macchina (marchiatura Ce) anche per i requisiti di tutela dell’ambiente che saranno riportati nel fascicolo tecnico della irroratrice.

 

La direttiva prevede che gli organi di comando e controllo siano raggiungibili dall’operatore direttamente dal posto di guida e che i dispositivi consentano il dosaggio preciso e lo svuotamento completo del serbatoio. Inoltre, le marcature (codifiche) dei filtri e degli ugelli dovranno essere omogenee ed univoche sul territorio europeo.

 

In conseguenza dell’applicazione della direttiva 127/2012, le nuove macchine monteranno obbligatoriamente dispositivi oggi opzionali (es. lavacircuito, premiscelatore, contalitri, centraline di controllo dalla guida) che, per effetto delle economie di scala, dovrebbero costare meno dell’attuale.

 

Entro il prossimo anno, infine, dovrebbe essere adottata in Europa la norma armonizzata (ISO/DIS16119) alla quale i costruttori di macchine dovranno fare riferimento per soddisfare i requisiti della Dir. 127/2009. Tra le novità della ISO/DIS16119 è da segnalare la classificazione delle irroratrici in funzione della loro capacità di limitare la deriva, rispetto a macchine “standard” di riferimento. Questo avrà importanti implicazioni sulla gestione delle “fasce tampone” ai bordi delle colture che non dovranno essere trattate e la cui ampiezza sarà stabilita anche in funzione del livello di efficienza della irroratrice utilizzata. L’individuazione delle macchine “standard” resta però un problema aperto, soprattutto in Italia dove sono in uso molte tipologie di irroratrici.

L’uso sostenibile degli agrofarmaci

 

La seconda direttiva del “pacchetto pesticidi” che interessa direttamente la distribuzione dei prodotti fitosanitari è quella sull’uso sostenibile dei pesticidi (Dir. 2009/128/Ce, recepita in Italia con D.Lgs 150/2012). Questa si occupa delle macchine irroratrici, con particolare riferimento a quelle già in uso, citandole in ben 3 articoli: “obbligo del controllo periodico della funzionalità delle macchine irroratrici in uso” (art. 8); “riduzione della deriva” (art. 11); “corretta gestione dei prodotti reflui del trattamento” (art. 13).

 

Entro la fine di quest’anno la Dir. 128/2009 dovrebbe trovare piena attuazione anche in Italia, con l’adozione definitiva del “Piano di azione nazionale” (Pan) il quale rappresenta il documento tecnico per l’attuazione della norma europea. La bozza del Pan, pubblicata sul sito del Mipaaf, prevede quattro gruppi principali di azioni aventi l’obiettivo generale della “sostenibilità” ambientale dell’uso dei prodotti fitosanitari. Diverse di queste azioni interessano, direttamente o indirettamente, la gestione delle macchine irroratrici per i trattamenti fitosanitari.

 

Una delle norme più importanti del Pan è l’estensione delle ispezioni periodiche obbligatorie (“controllo funzionale”) dal 2014 a tutte le irroratrici in uso presso le aziende agricole, mentre attualmente il “controllo” e la “regolazione” (il termine “taratura” è spesso usato come sinonimo) delle irroratrici sono richiesti solo per le aziende che adottano le misure agro-ambientali (Difesa integrata o Agricoltura biologica) dei “Piani di sviluppo rurale”, per le aziende in regime di condizionalità o da parte di alcuni circuiti di commercializzazione (es. Globalgap).

 

Entro il 2016, tutte le attrezzature dovranno essere state ispezionate almeno una volta. Le ispezioni dovranno essere effettuate ogni 5 anni fino al 2020 e, successivamente, ogni 3. Le attrezzature nuove dovranno essere ispezionate almeno una volta entro 5 anni dall’acquisto. Dopo il 2016 potranno essere impiegate per uso professionale soltanto le attrezzature che avranno superato positivamente il controllo.

 

Nel PAN sono definite le tipologie di macchine da controllare (essenzialmente le attrezzature di uso più comune in agricoltura, come gli atomizzatori per frutteto e le barre irroratrici), le tipologie particolari per le quali si adotteranno scadenze e intervalli diversi, le tipologie esonerate (pompe spalleggiate manuali o prive di ventilatore).

 

Nel nostro Paese le irroratrici non sono censite (non aver considerato queste macchine nel Censimento generale dell’agricoltura del 2011 è stata una incredibile “dimenticanza”) ma stime prudenziali elaborate dall’Università di Torino indicano la presenza di oltre 600.000 macchine irroratrici operanti sul territorio italiano. Secondo questi dati, l’Italia sarebbe al primo posto in Europa non solo per numero ma anche per tipologie di irroratrici. E l’Italia detiene un altro primato europeo: quello del maggior numero di ditte costruttrici di macchine per la distribuzione di fitofarmaci (circa 100 ditte che producono oltre 1.000 modelli).

 

Sebbene l’80% circa delle irroratrici sia rappresentato da barre e da atomizzatori, l’elevata varietà di macchine (irroratrici a pressione, pneumatiche, impolveratrici, per la distribuzione in serre, fogger, pompe spalleggiate, ecc.) renderà non facile l’adozione di protocolli di controllo funzionale standardizzati.

 

D’altro canto l’elevato numero di macchine da controllare entro il 2016 e la periodicità dei controlli stabiliti dalla norma aprono, di fatto, un nuovo mercato per i “Centri di controllo” che oggi già operano in varie Regioni ma che, è presumibile, aumenteranno di numero nei prossimi anni, in analogia a quanto è successo per i Centri di revisione delle autovetture.

 

In Italia la competenza sui controlli delle irroratrici è regionale e questo ha già determinato differenze di procedure e di costi tra le diverse Regioni. Da diversi anni, però, l’Enama (Ente nazionale per la meccanizzazione agricola), su incarico del Ministero dell’agricoltura, ha costituito un tavolo tecnico interregionale, coordinato dal prof. Paolo Balsari dell’Università di Torino, che ha predisposto linee guida per armonizzare sul territorio nazionale le procedure del controllo funzionale e della taratura delle irroratrici, coerentemente a quanto previsto dalle norme europee.

 

Il gruppo di lavoro dell’Enama ha predisposto diciannove documenti tecnici (consultabili sul sito www.enama.it) per:

 

1. mettere a punto una metodologia di prova comune per il controllo funzionale delle irroratrici che faccia riferimento a norme standardizzate (En 13790);

 

2. definire i requisiti minimi costruttivi e funzionali della strumentazione per il controllo;

 

3. definire le procedure di attivazione del servizio di controllo su una base condivisa tra le diverse Regioni;

 

4. stabilire i criteri per ottenere il mutuo riconoscimento dell’attività svolta dai diversi centri prova operanti sul territorio nazionale;

 

5. definire una procedura comune di registrazione e archiviazione dei risultati del controllo;

 

6. promuovere l’attività di regolazione (taratura) delle irroratrici.

 

In effetti, il Pan ha sostanzialmente recepito buona parte delle linee guida prodotte da Enama per la costituzione di un sistema di controllo funzionale e taratura “armonizzato” a livello nazionale, utilizzando procedure analoghe per l’abilitazione dei tecnici “taratori”, per l’accreditamento dei Centri di saggio, per il riconoscimento delle procedure standard di controllo e di regolazione, per le relative certificazioni.

 

Oltre al “controllo funzionale” che, come abbiamo visto, diventa obbligatorio per le attrezzature di tutte le aziende agricole, il Pan prevede due livelli di regolazione (o taratura): uno “aziendale” e obbligatorio, che può essere eseguito senza particolari attrezzature e quindi anche direttamente da chi si occupa della normale manutenzione delle macchine; l’altro, richiesto solo alle aziende in regime di “difesa integrata volontaria”, che necessita di attrezzature specifiche e personale qualificato e deve quindi essere effettuato da Centri di saggio accreditati.

 

Entro pochi anni, il controllo funzionale delle irroratrici diverrà una consuetudine periodica per tutte le aziende agricole che potrebbe essere percepita come l’ennesima imposizione burocratica che fa perdere tempo e denaro. Il controllo e la taratura della macchina, invece, sono strumenti essenziali non solo per ridurre l’impatto ambientale ma anche per migliorare l’efficacia e ridurre le spese dei trattamenti. Per questo sarebbe consigliabile che l’utilizzatore dell’irroratrice assistesse alle operazioni di controllo e taratura, dialogando con i tecnici per regolare al meglio la macchina alle esigenze della propria azienda.

 

Nel futuro, le nuove macchine acquistate offriranno maggiori garanzia di efficacia e di tutela ambientale e l’obbligo del controllo periodico consentirà di mettere a regime una rete di Centri di saggio oggi già presente sul territorio nazionale, sebbene con differenze tra le diverse regioni. Il notevole aumento di richieste di controlli incentiverà la nascita di nuovi Centri e conseguentemente di nuovi posti di lavoro qualificati.

 

Per una migliore attuazione delle nuove normative, sarebbe auspicabile l’istituzione di un Registro nazionale delle irroratrici, oggi nemmeno censite, e l’informatizzazione centralizzata delle certificazioni dei controlli.

 

La scadenza del 2016 è vicina e sarebbe saggio non aspettare gli ultimi mesi per sottoporre a controllo le proprie irroratrici. Sul sito www.centriprovairroratrici.unito.it è possibile consultare l’elenco dei tecnici abilitati ed i recapiti dei Centri di prova accreditati presenti sul territorio nazionale per contattare quelli più vicini alla propria azienda.

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