Con la mungitura robotizzata aumenta la redditività e diminuisce lo stress

I robot per la mungitura migliorano la qualità del lavoro degli allevatori e il benessere dei capi. Non si tratta solo di aumentare la produzione, ma di gestire le mandrie in modo più preciso e puntuale grazie all’enorme quantità di dati forniti dai software delle macchine. Le esperienze di sei allevatori

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Aumentare la redditività delle aziende è uno degli obiettivi principali di ogni imprenditore. L’esigenza è ancora più impellente per i produttori di latte, alle prese con i prezzi in calo della materia prima e la fine del regime delle quote. Una soluzione può arrivare dai robot per la mungitura, che permettono di abbattere i costi di gestione della stalla e di monitorare una quantità maggiore di informazioni utili. A confermarlo sono gli stessi allevatori che hanno scelto di investire in innovazione e inserire nelle proprie stalle le macchine per estrarre il latte dalle mammelle delle bovine.

Michele Durante accanto al robot di mungitura

Michele Durante accanto al robot di mungitura

Come Michele Durante, giovane tecnico agrario di Ponzano Veneto (TV), che, da quando ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia, ha rinnovato la stalla inserendo un robot per la mungitura a due postazioni automatiche (ne serve una ogni 60 capi allevati) e indipendenti, che si caratterizza per il suo basso consumo energetico e di acqua. I detergenti utilizzati per la pulizia sono al 95% biodegradabili e vengono smaltiti attraverso i canali di depurazione aziendale che sono separati rispetto a quelli della concimaia. Il dispositivo installato nell’azienda Durante è un Rds Futureline Max, realizzato dalla danese Sac, distribuito dalla zootecnica Ballan di Santa Maria di Sala (Ve): il modello più recente e automatizzato, con il minor costo di gestione annuale. Gli animali hanno libero accesso al macchinario e le informazioni sono raccolte e trasmesse tramite il collare di cui tutte le vacche sono dotate.

Uno dei due robot DeLaval nell'azienda Cremonesi

Uno dei due robot DeLaval nell’azienda Cremonesi

Scelta simile ha fatto l’azienda Cremonesi di Offanengo (CR), una mandria di 80 capi di frisona e 15 di pezzata rossa italiana, che da poco più di due anni hanno inserito due robot della DeLaval. La collocazione è esterna alla stalla, in due box, considerata più funzionale alle esigenze dei titolari, i fratelli Roberto e Gerolamo Cremonesi. «L’adattamento degli animali alla macchina è stato abbastanza facile – spiega Gerolamo – abbiamo scartato solo due animali che avevano i capezzoli posteriori praticamente attaccati e quindi era impossibile mungerli col robot, in generale, nel giro di sei mesi la mandria si è completamente adattata». «L’adattamento degli animali alla macchina è stato abbastanza facile – spiega Gerolamo – abbiamo scartato solo due capi che avevano i capezzoli posteriori praticamente attaccati e quindi era impossibile mungerli col robot, in generale, nel giro di sei mesi la mandria si è completamente adattata». Un altro significativo vantaggio del robot è stato l’incremento produttivo, che i due allevatori collocano al 7% circa: per contro, si è abbassato dello 0,1% il livello dei grassi del latte.

Giovanni e Luca Baselli accanto al robot MR S-1

Giovanni e Luca Baselli accanto al robot MR S-1

Più informazioni sulla mandria, standardizzazione dei processi produttivi e rinnovamento della stalla sono alla base della scelta della Società Agricola Baselli S.S. di Cascina Marianna, Quinzano D’Oglio (BS), di acquistare n robot BouMatic Robotics MR-S1 distribuito da Enne Effe srl, Cremona. Giovanni Baselli e il figlio Luca hanno automatizzato il processo di mungitura anche per incrementare la produzione senza incidere sui costi della manodopera «Così facendo – raccontano – il personale addetto alla mungitura è stato reimpiegato in altre attività, che possono essere seguite meglio e in modo più completo». BouMatic, inventrice della mungitura posteriore, ha concepito il proprio robot coerentemente con la propria filosofia: l’attacco posteriore è il miglior modo di mungere una bovina perché il bilanciamento dei pesi del collettore è nettamente migliore di qualsiasi altro sistema grazie alla simmetria dei quarti, mentre al contempo l’accesso alla mammella è più semplice e per l’animale è più difficile calciare e rimuovere accidentalmente il gruppo. Il robot MR-S1 è equipaggiato con una unica area tecnica posizionata dietro l’animale. La macchina così concepita, può essere posizionata liberamente in qualsiasi punto della stalla, senza richiedere la realizzazione di opere murarie.

L'attacco delle mammelle con il braccio robotizzato

L’attacco delle mammelle con il braccio robotizzato

Un paio d’anni fa anche la Società agricola Giuseppe e Luigi Lanzeni di Caravaggio (BS), ha optato per un robot di mungitura, precisamente un Mlone realizzato dalla tedesca Gea FT Westfalia-Surge e distribuito dalla Bellucci di Modena. L’investimento sarà ammortizzato in cinque anni, ma, oltre all’aspetto economico, quello che ha spinto gli allevatori ad automatizzare la mungitura è stato il benessere della mandria: «Prima del robot le bovine erano abituate a essere chiamate e spronate per entrare in sala di mungitura: ogni ingresso nell’area di riposo era per loro sospetto – afferma Giuseppe – ora che ho più tempo per dedicarmi alla loro cura e pulizia, sono meno stressate. La sala di mungitura tradizionale è tuttora in funzione per i capi che il robot non riesce a gestire, ma anche per le vacche nei primi giorni post parto». Unicità di Gea è il MultiboxSystem che, attraverso un solo braccio robotizzato, consente l’impianto di 5 box e la relativa mungitura di cinque bovine contemporaneamente. Al suo ingresso la lattifera viene riconosciuta e il braccio robotizzato posiziona sotto la mammella il gruppo di mungitura dando il via all’attacco. La telecamera 3D identifica la posizione dei capezzoli e la confronta con quella delle tettarelle, ne memorizza la forma e procede all’innalzamento pneumatico delle stesse.

Il software del robot per la mungitura è in grado di gestire i calori

Il software del robot monitora ore di ruminazione e calori

Sono addirittura quattro i robot Lely A4 acquistati dall’Azienda agricola Guidetti di Rebecco di Guidizzolo (Mn), per mungere circa 260 vacche. I titolari Alberto e Giuseppe Guidetti dicono che l’adattamento degli animali è stato abbastanza facile: «Gli animali – spiegano – sono molto tranquilli e rilassati e si gestiscono da soli, senza problemi. Ovviamente in caso di ritardi eccessivi, diciamo oltre le 13 ore, interveniamo noi». Uno degli effetti della mungitura robotizzata è l’aumento produttivo: da una media di 103 quintali per capo si è passati a 112 e l’obiettivo è arrivare a 120. Le informazioni sulla resa per capo, e molte altre ancora, sono fornite dal software di gestione dei robot, un programma molto completo e anche sofisticato. «A livello di base è semplice – sottolinea Alberto Guiudetti – ma se si volesse utilizzarlo in profondità, c’è di che sbizzarrirsi perché la quantità di informazioni raccolte è davvero notevolissima. Oltre a conoscere la produzione giornaliera e settimanale di ogni capo e quella media della stalla, infatti, posso sapere la temperatura di ogni animale al momento della mungitura e anche le ore di ruminazione giornaliera».

Lucio Bombana e il robot Fullwood Merlin

Lucio Bombana e il robot Fullwood Merlin

Trecento vacche da latte “curate” da poco più di un anno da due robot Fullwood Merlin (Fullwood Merlin e Fullwood M2erlin), distribuiti dalla Tdm di San Paolo (BS) per l’Azienda agricola Bombana, di Lucio e Guido Bombana, ad Asola (MN). La mungitura è aumentata del 10% e ha dato una nuova dimensione al lavoro in stalla. La media di mungitura per capo si assesta sulle 2,6 volte al giorno e molta attenzione viene prestata affinché non ci siano animali ritardatari o con intervalli tra le mungiture lunghi ed irregolari. L’impianto è dotato di sensori di conducibilità di massa che abbinati agli indicatori di flusso (tecnologia Afimilk) possono restituire informazioni immediate riguardo i rischi di mastite. All’occorrenza, il software comanda al robot di rifiutare automaticamente il latte proveniente da animali con probabile mastite e l’allevatore può intervenire prontamente sul singolo capo, garantendo una maggiore efficacia dell’eventuale terapia.

 

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