Kaki Melotto, i produttori ci credono

Sono già tanti gli imprenditori agricoli che in varie zone d’Italia hanno scelto di puntare sul progetto Melotto, il kaki innovativo che promette di dare grandi soddisfazioni ai frutticoltori in termini di reddito e maggior facilità nella gestione dei diospireti rispetto ad altre colture come pesche o albicocche. Ecco le esperienze che abbiamo raccolto

melotto

 

Ignazio Minio

Ignazio Minio

Sei ettari di diospireto con quattromila piante messe a dimora. Questa la scommessa sul kaki Rojo Brillante dell’azienda agricola Giovanni Minio di Palma di Montichiaro in provincia di Licata, una di quelle che ha aderito al progetto Melotto Kaki. Le piante stanno entrando nel quarto anno di vita, quindi non sono ancora pienamente produttive, ma i titolari e conduttori dell’azienda, oltre a Giovanni, suo figlio Ignazio e i due generi Carlino e Ninfo, credono nelle potenzialità di questa coltura. «Volevo fare qualcosa di innovativo così sono andato ad Almeria, in Spagna, per vedere da vicino i frutteti di Rojo Brillante – racconta Giovanni Minio – nella penisola iberica la coltivazione è già avviata, inoltre, loro sono esperti anche nella gestione del post raccolta, soprattutto nella delicata fase della detanninizzazione».
La famiglia Minio gestisce in tutto 80 ettari di terreno di proprietà, di cui 50 adibiti a vigneto per la produzione di Nero d’Avola. Inoltre, possiede altri 50 ettari di superficie in affitto, dove ha realizzato dei tunnelloni per la produzione di peperoni e meloni. Ovviamente la decisione di impiantare il Rojo Brillante è stata presa per cercare di aumentare la redditività. A regime ogni pianta dovrebbe produrre almeno 60 Kg di kaki. Per l’impianto i Minio hanno speso 6 euro a pianta, più il costo della manodopera per la piantumazione e la baulatura del terreno, realizzata con macchine di proprietà. «Nei primi due anni non produttivi i costi di gestione si aggirano intorno ai tremila euro a ettaro – spiega Minio – poi dal terzo anno si inizia a raccogliere e quindi a vendere qualcosa, ma servono cinque/sei anni affinché la pianta esprima la sua piena potenzialità». Se, come probabile, i risultati saranno positivi, i Minio sono intenzionati a ingrandire il diospireto.

Melotto

Antonio e Rosario Cipolletta

Nei pressi di Caserta Rosario Cipolletta conduce assieme al padre Raffaele e al fratello Antonio un’azienda agricola di 17 ettari, di cui 12 coltivati a pesche, tre a mele e, per ora, due a kaki. Ma l’intenzione è quella di estendere il diospireto a discapito delle pesche: «Abbiamo impiantato i primi kaki un paio d’anni fa – racconta Rosario – quest’estate entreremo nel terzo anno, quindi le piante non sono ancora entrate in produzione. Però siamo molto fiduciosi, il progetto Melotto ha notevoli potenzialità e nel giro di qualche anno vorrei estendere la produzione fino a 10 ettari, a scapito delle pesche». Oltre che per la remuneratività dei raccolti, il kaki Rojo Brillante ha il vantaggio di richiedere meno trattamenti antiparassitari rispetto alle piante di pesco, quindi la gestione agronomica è più facile, meno rischiosa e meno costosa.

Melotto

Maria Chiappalone

Architetto di professione ma figlia di imprenditori agricoli, la 33enne Maria Chiappalone un anno fa ha deciso di realizzare un diospireto di un ettaro nei terreni ricevuti in eredità da uno zio a Taurianova in provincia di Reggio Calabria. «Volevo fare qualcosa di nuovo e di diverso rispetto alle tradizionali colture della zona – esordisce Maria – mi sono informata e sono rimasta colpita dal progetto Melotto. Così ho partecipato a una giornata di presentazione con l’agronomo Vito Vitelli a Naro, in Sicilia e poi sono andata in Spagna ad acquistare le piantine».
Nell’azienda di famiglia ci sono 7,5 ettari di uliveti e 2,5 di clementine, mentre un’altra cultivar tipica della zona è il kiwi. «Però io sono stata colpita dal progetto Melotto perché c’è uno spirito di gruppo, si comunica molto e ci si scambiano impressioni e consigli tra produttori con i moderni strumenti digitali. Sarebbe stato molto più facile dedicarmi a una coltura classica invece di realizzare un diospireto – ammette l’imprenditrice reggina – ho dovuto studiare molto ma sono entusiasta del progetto». L’intenzione di Chiappalone è quella di estendere la superficie dedicata ai kaki Rojo Brillante nel corso degli anni.

Se sei un agricoltore innovativo e vuoi segnalarci la tua storia scrivi a: simone.martarello@newbusinessmedia.it

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