Investire in innovazione genetica e tecnica

POMODORO DA INDUSTRIA

È la chiave di volta per differenziarsi in un mercato che spinge i prezzi sempre più in basso


(*) Paolo Battistel, Terra e Vita
genetica

Il pomodoro da industria è un settore che ci vede eccellere a livello mondiale, sia sotto il profilo quantitativo, che qualitativo, ma in un mercato sempre più globale e competitivo è proibito dormire sugli allori, quindi alta è l’esigenza di innovazioni tecniche sempre più sofisticate e rapide. Genetica e meccanizzazione sono i campi più dinamici, vediamo in dettaglio qual è lo stato dell’arte.

Nuovi ibridi

Il compito della ricerca sementiera è quello di creare continuamente nuovi ibridi per centrare contemporaneamente le esigenze di coltivatori, industria di trasformazione e consumatori.

Dal punto di vista dell’agricoltore, il primo parametro di selezione dev’essere, ovviamente, la resa. È gioco forza in un mercato in cui la crisi e la competizione internazionale comprimono sempre di più i prezzi verso il basso e in cui non c’è modo di arrestare il continuo aumento dei principali costi di produzione (concimi, antiparassitari, energia, manodopera, ecc.).

Nel contesto italiano, in particolare, i bilanci aziendali dicono che si fa molta fatica a pareggiare i costi di produzione al di sotto di rese tra le 70 e le 80 t/ha, a seconda del contesto agronomico e sociale in cui si opera.

La resa, come sappiamo, è costituita da molte componenti. Adattamento a condizioni pedoclimatiche molto diverse: dai terreni argillosi e di medio impasto della Pianura Padana a quelli sabbioso-limosi, più diffusi al Centro-Sud. Poi, guardando sempre alle due nostre macro-aree del Nord (Lombardia ed Emilia Romagna) e del Sud (Puglia, Campania), tolleranza a climi da molto umidi a molto secchi; resistenza al freddo, per i trapianti più precoci, e facilità di allegagione con alte temperature estive; buone prestazioni a diverse tecniche colturali: fila singola o binata, irrigazione a goccia o per aspersione, ecc.; maturazione concentrata; resistenza alla sovra-maturazione; al marciume apicale e alle spaccature; facilità di distacco del frutto, per agevolare la raccolta meccanica. Il tutto per ridurre le perdite e migliorare la programmazione, sia in campo che in fabbrica.

Resistenza alle patologie

Un altro settore di ricerca molto intenso è quello delle resistenze a un’ampia gamma di patologie, innanzitutto a quelle “classiche”, a carico dell’apparato radicale (Fusarium, Verticillium, Pyrenochaeta, Colletotrichum, ecc.), sempre in agguato in una coltura che, vista la buona redditività degli anni passati, va spesso incontro a problemi di ristoppio. Molte altre resistenze, tuttavia, sono oggi necessarie: a virus “invalidanti”, soprattutto per gli ambienti meridionali, come TSWV e TYLC, trasmessi da tripidi e aleurodidi, e a patogeni più diffusi al Centro-Nord, quali peronospora o Xantomonas. È atteso l’arrivo sul mercato di nuovi ibridi resistenti ad Alternaria e oidio (Levillula taurica).

Una delle principali innovazioni tecniche, introdotte su larga scala negli ultimi 5-6 anni dalle multinazionali del seme, è sicuramente quella della “selezione assistita” dai Marcatori genetici (Mas), ampiamente usata proprio nel pomodoro da industria, sia per caratteri mono che poli-genici. Prima della Mas occorrevano fino a 8-12 anni per mettere a punto un nuovo ibrido, oggi solo 5-7, sfruttando anche i centri di ricerca collocati nei due emisferi, boreale e australe, che consentono 2 cicli annuali di selezione, invece di uno solo. Tali marcatori non sono altro che sequenze di Dna che identificano particolari regioni dei cromosomi collegate a un particolare carattere (es. la resistenza a un patogeno o il maggiore contenuto di composti ad alto valore qualitativo, quali il licopene). È così possibile identificare le piantine portatrici di un carattere desiderato già in vivaio, allo stadio di foglie cotiledonari o al massimo di prima foglia vera, senza aspettare l’espressione “fenotipica” in campo.

“Qualità totale”

Il miglioramento genetico deve però accontentare anche lindustria di trasformazione che, operando in un mercato sempre più esigente e competitivo, soprattutto per i prodotti di fascia medio-bassa, dove comandano i bassi costi di produzione (vedi le importazioni di concentrato cinese), deve puntare tutte le sue carte sull’alta qualità e sul valore aggiunto dei trasformati.

Alto residuo secco e alto grado Brix (almeno 4,9-5.), colore rosso vivo e brillante, innanzitutto, ma anche uniformità di pezzatura e forma, giusto pH (4,3-4,4) per migliorare la conservazione; consistenza, alta viscosità e facile “pelabilità”, quindi idoneità alla trasformazione in polpe, che poi si traducono in alte rese in trasformato, sono oggi i caratteri più richiesti dagli industriali del pomodoro. È chiaro, tuttavia, che interessano anche alcuni dei caratteri privilegiati dai coltivatori: resistenza alla sovra maturazione e consistenza, precocità e tardività di maturazione, per esempio, per decongestionare i periodi di massimo conferimento.

Anche il consumatore, infine, vuole la sua parte: prodotti più gustosi e attraenti, ma soprattutto salutari. Il produttore deve rispondere sia con la scelta di ibridi dotati resistenti alle patologie, per ridurre l’uso di pesticidi, sia con l’adozione di disciplinari di produzione integrata.

La ricerca sta mettendo oggi sempre più a disposizione anche ibridi con alto contenuto in licopene, di cui sono arcinote, perfino all’opinione pubblica più disattenta, l’alta capacità antiossidante e di protezione anti-cancro: un carattere da tenere in grande considerazione nelle scelte varietali.

Meccanica e fertirrigazione

Per quel che riguarda le tecniche colturali, il miglioramento riguarda soprattutto i settori della meccanizzazione e della fertirrigazione.

Il mercato italiano chiede sempre più macchine in grado di preparare accuratamente il terreno, ma con il minor numero possibile di passaggi, per risparmiare sui costi energetici e di manodopera. Ecco spiegato il crescente successo di interratrici dotate di organi rincalzatori e sagomatori, atti a costituire aiuole porose, stabili e di sufficiente altezza, al fine di ottimizzare la radicazione e facilitare il drenaggio delle acque meteoriche, in quanto il ristagno idrico è molto pericoloso nel pomodoro da industria: riduce l’assorbimento di minerali e predispone le radici alle malattie radicali.

Attenta programmazione dei cicli colturali e dei conferimenti, come già sottolineato, richiedono anche trapiantatrici sempre più veloci (almeno 3.500-4.000 piante per fila e per ora) e capaci di operare in ogni condizione di lavoro. Si tratta di un settore in cui l’industria italiana è particolarmente dinamica e innovativa, nonché leader al mondo, quindi le soluzioni per gli agricoltori non mancano.

Altissima è stata anche l’evoluzione tecnica delle raccoglitrici semoventi: alte rese di lavoro (siamo ormai a oltre 50 m/min) e poco scarto (inferiore al 3-4%), grazie all’uso di pick-up autolivellanti, “separatori a raggi vibranti”, regolazione automatica del sistema scuotitore, nastri di cernita “intelligenti”, ovvero assistiti elettronicamente.

Cresce continuamente in Italia anche l’uso della micro-irrigazione e della fertirrigazione, che permettono di dosare perfettamente e tempestivamente acqua e concimi, pre-condizione fondamentale per garantire oggi le rese minime richieste per generare utili ed essere competitivi sul mercato. Anche qui non mancano soluzioni di alta efficienza, quali ali gocciolanti auto-compensate, per garantire la massima omogeneità di distribuzione, e accorgimenti innovativi per ridurre le possibilità di ostruzione.

Grande dinamismo e innovazione, dunque. Con una sola eccezione: la capacità di programmare accuratamente le campagne produttive e di coordinare gli sforzi di produttori e trasformatori, ovvero di fare squadra come “sistema Italia”, per affrontare meglio il mercato internazionale, ma questa è un’altra storia.

(*) Ceres srl – Società di Consulenza in Agricoltura

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