Susino e sistemi di impianto. Quanto costa l’intensificazione

FRUTTICOLTURA

Nuovi allevamenti che arrivano sino a 1.5002.000 piante/ha. Costi a confronto.


Daniele Missere, Valeria Altamura, Stefano Foschi
susino

Come per altre specie frutticole, anche nei nuovi impianti di susino si assiste al fenomeno dell’intensificazione del numero di alberi per ettaro: fino a 1.500-2.000 piante/ha. Questo al fine di ridurre la fase improduttiva e incrementare le rese per ettaro, con conseguenti vantaggi economici in termini di rientro degli investimenti.

Così, accanto ai sistemi d’allevamento classici (vasetto e palmetta) si stanno diffondendo – in particolare in alcune aree intensamente coltivate del nord Italia – forme di allevamento più consone agli impianti intensivi, come il fusetto e il sistema a “V”.

L’intensificazione del frutteto pone tuttavia alcune riflessioni in termini di costi d’impianto e di gestione. Per questo il Crpv ha svolto di recente uno studio volto a verificare la reale convenienza economica dei nuovi sistemi d’impianto a confronto con quelli più tradizionali. Lo studio ha interessato quattro frutteti realizzati con la cv Angeleno (foto 1) su portinnesto mirabolano, in altrettante aziende di pianura situate in Emilia-Romagna (province di Modena, Bologna e Ravenna). In tab. 1 si riportano le principali caratteristiche degli impianti monitorati.

Forme classiche: vasetto e palmetta

L’impianto a vasetto (VA-RA) è stato realizzato mettendo a dimora l’astone in autunno e cimandolo alla ripresa vegetativa, con distanze tra le piante di 6,5 m tra le file e 3,5 sul filare (440 alb./ha). La potatura è stata indirizzata all’allargamento delle branche e al rinnovo della vegetazione. Non si è attuato alcun diradamento dei frutti e la raccolta ha avuto luogo in un unico stacco, tutto da terra. In piena produzione l’impianto ha evidenziato una resa a ettaro di circa 30 t. Buono anche il peso medio dei frutti: 73 g.

La palmetta (PA-MO) è stata realizzata anch’essa partendo da un astone piantato in autunno e cimato in primavera, quindi allevando tre germogli (piegati e legati all’impalcatura) di cui uno costituisce la freccia, mentre i restanti due formano il primo palco di branche. Il frutteto ha una densità d’impianto pari a 1.111 alb./ha (4,5 x 2 m). La potatura è del tipo “a tutta cima”, tecnica che prevede l’impiego dei rami dell’anno per costituire i diversi palchi, senza spuntare la freccia in inverno. È stato effettuato un leggero diradamento dei frutti e la raccolta è avvenuta in un unico stacco, con carro raccolta. In piena produzione questo sistema ha fornito una resa di circa 40 t/ha. Il peso medio dei frutti è stato in linea con il potenziale della varietà (71 g).

Forme intensive: fusetto e “V”

Il fusetto (foto 2) si propone come alternativa alla palmetta nella creazione di una parete produttiva in aziende già dotate di carro raccolta. L’impianto in prova (FU-RA) è stato realizzato partendo da astoni (h >2 m) ben rivestiti di rami anticipati e senza essere cimati all’impianto, messi a dimora alle distanze di 4,5 x 2 m (1.550 alb./ha). La potatura è stata indirizzata alla cimatura dei rami, per mantenerli ben rivestiti di formazioni fruttifere, e al rinnovo della vegetazione soprattutto nella parte bassa della pianta. È stato effettuato un leggero diradamento dei frutti e la raccolta è avvenuta in un unico stacco, da terra e con carro raccolta. L’impianto già alla 3a foglia ha raggiunto una resa di circa 50 t/ha, con un peso medio dei frutti di 78 g.

Il sistema a “V” è una forma derivata dal fusetto, realizzata mettendo a dimora astoni in posizione leggermente inclinata verso l’interfilare (15-20° rispetto alla verticale) alternativamente in senso opposto lungo il filare (vedi foto in alto). L’impianto monitorato (V-BO) ha una densità pari a 1.667 alb./ha (4 x 1,5 m) ed è stato realizzato mettendo a dimora astoni preformati in vivaio (cimati alla ripresa successiva) e allevando per ognuno di essi due germogli (piegati e legati). La potatura ha teso a eliminare i rami “in schiena”, ad alleggerire la cima delle branche e a rinnovare la vegetazione, in particolare nella parte bassa della chioma. È stato applicato un leggero diradamento dei frutti e la raccolta è stata frazionata in 2-3 stacchi, effettuati totalmente da terra. L’impianto alla 3a foglia ha prodotto 60 t/ha, con peso medio dei frutti di 70 g.

Costi a confronto

La tab. 2 riporta i costi d’impianto e 1° anno di coltivazione per i diversi sistemi a confronto. Si può notare come siano notevolmente più elevati nelle aziende dotate di rete antigrandine (PA-RA e FU-RA) raggiungendo rispettivamente 27.046 e 37.291 €/ha, contro gli 11.634 €/ha del vasetto (VA-RA) e gli 11.100 €/ha del sistema a “V” (V-BO). Tali differenze si devono anche ai minori costi di acquisto delle piante nei sistemi a vasetto e a palmetta che ammontano, rispettivamente, a 5.508 e 6.433 €/ha, contro gli oltre 12.300 spesi nell’impianto più intensivo a fusetto e i 15.855 necessari in quello ancora più intensivo allevato a “V”.

In tab. 3 sono riportati i costi di produzione per i diversi sistemi d’impianto analizzati. Essi vanno da un minimo di 8.210 €/ha per il susino allevato a vasetto, a un massimo di 18.341 €/ha per quello a palmetta. In posizione intermedia si collocano i sistemi a “V” (13.604 €/ha) e a fusetto (18.341 €/ha). Le differenze si devono maggiormente ai costi di raccolta: più elevati nei sistemi che impiegano il carro raccolta, come la palmetta (5.274 €/ha) e il fusetto (6.002 €/ha), rispetto a quelli in cui tale operazione si esegue integralmente da terra, come il vasetto (2.375 €/ha) e il sistema a “V” (2.730 €/ha).

Indicatori finanziari

Per valutare la convenienza economica di ciascun investimento sono stati utilizzati due indicatori finanziari: Valore attuale netto (VAN) e Tempo di ritorno del capitale (TRC).

Il primo misura l’incremento di valore dell’impresa in funzione dell’investimento e consiste nella sommatoria dei flussi di cassa attualizzati: se è di segno positivo, l’investimento crea nuovo valore, se invece è negativo, è da respingere perché riduce valore. Il secondo corrisponde all’anno in cui la sommatoria dei flussi di cassa anticipati supera lo zero e pertanto rappresenta il periodo entro il quale i ricavi superano le spese (in pratica quantifica il rischio d’impresa).

In fig. 1 è riportato l’andamento del VAN riguardo alle diverse ipotesi di prezzo. Dall’analisi del grafico si osserva come il sistema V-BO risulta essere più redditizio, mostrando valori sempre superiori a parità di prezzo; questo grazie a rese elevate associate a costi non troppo alti. Un andamento simile, anche se meno conveniente, si manifesta nell’altro impianto intensivo (FU-RA).

Di contro si evidenzia come il sistema VA-RA, nonostante i costi contenuti, mostra una redditività non troppo elevata, a causa delle scarse rese produttive che generano minori entrate. Ancora meno conveniente è il sistema PA-MO che a costi elevati associa rese non esaltanti.

Tempi di rientro

In tab. 4 si riportano i valori di TRC in relazione alle diverse ipotesi di prezzo. Si osservi come l’impianto a vasetto, pur non essendo quello più redditizio, risulti essere il meno rischioso poiché i ricavi riescono a superare i costi sostenuti in un numero di anni che va da un massimo di 6 per l’ipotesi di prezzo più bassa (0,30 €/kg) a un minimo di 2 per le produzioni meglio remunerate (0,70 €/kg). Interessante anche l’impianto V-BO che con un’ipotesi di prezzo di 0,40 €/kg consente di rientrare in soli 3 anni del capitale investito.

Allegati

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