In Europa la sostenibilità avvantaggia l’ortofrutta biologica

Uno dei più importanti trend in corso nel settore della distribuzione alimentare europea è il passaggio verso un sistema di scambio dei beni sempre più sostenibile, cioè in grado di coniugare contemporaneamente esigenze ambientali e sociali, in una cornice di efficienza economica dell’attività d’impresa. Nei supermercati di tutta l’Ue, dove


Fabio Lunati, Frutticoltura
www.novagricoltura.com

Uno dei più importanti trend in corso nel settore della distribuzione alimentare europea è il passaggio verso un sistema di scambio dei beni sempre più sostenibile, cioè in grado di coniugare contemporaneamente esigenze ambientali e sociali, in una cornice di efficienza economica dell’attività d’impresa. Nei supermercati di tutta l’Ue, dove frutta ed ortaggi freschi sono una delle più importanti categorie merceologiche dell’assortimento alimentare, le modalità di vendita riflettono dunque sempre più alcune aspettative della società civile, che si rispecchiano poi in quelle della clientela.
La GDO, che in Europa è il più importante canale commerciale al dettaglio per i prodotti alimentari, è dunque da tempo impegnata ad adeguare le proprie politiche di acquisto e distribuzione a principi di sostenibilità. In concreto, la sostenibilità può però essere declinata in vari modi, che spaziano dall’uso di imballaggi riutilizzabili, ad un’organizzazione dei trasporti intermodali che riduca i livelli di CO2 emessa, fino ad azioni volte a ridurre gli sprechi di acqua lungo la filiera. In linea di principio, le azioni possono dunque essere di natura diversa a seconda del Paese membro, della categoria merceologica, e, se il prodotto è importato, della provenienza. Nel caso dei prodotti d’oltremare (cioè importati da Paesi extra-comunitari lontani), il concetto di sostenibilità può infatti anche venire declinato in termini etici come un’equilibrata ripartizione dei guadagni lungo la filiera (“fair trade”), la garanzia di condizioni di sicurezza nel lavoro ed il divieto di ricorrere a manodopera minorile. Una testimonianza di come concretamente un approccio sostenibile al commercio dei beni di largo consumo (alimentari e non alimentari) venga messo in pratica in Europa nel settore della distribuzione al dettaglio (“retail”) si può avere analizzando i risultati del Reap (“Retailers’ Environmental Action Plan” – Piano di azione ambientale del dettaglio moderno), un progetto lanciato nel 2009 dalla Commissione Europea.
Alla base di questa iniziativa c’è l’idea che il moderno dettaglio (GDO) possa dare un contributo fondamentale nel diffondere un sistema di produzione e consumo delle merci più sostenibile. In particolare, gli impegni ambientali dei rivenditori che hanno aderito al progetto si ritiene possano accelerare il processo di diffusione dei meccanismi di sostenibilità in tutta l’Ue, se portati a conoscenza anche di tutti gli altri operatori. In questa logica è nata una piattaforma “multi-stakeholder” per fare conoscere le migliori azioni (“best practices”) attivate in materia di sostenibilità, sul medio-lungo periodo, dal “retail” europeo.
Questa banca dati consente di identificare le opportunità e gli ostacoli che possono ulteriormente accelerare o rallentare il percorso verso un sistema distributivo completamente sostenibile. L’adesione al progetto è stata volontaria ed aperta a tutte le insegne della GDO europea. In una “matrice dei punti di azione ambientale” sono stati elencati e sinteticamente descritti tutti gli obiettivi perseguiti dalla GDO e volti a migliorare l’impatto dell’attività distributiva sull’ambiente. In complesso, sono stati monitorati 547 impegni a migliorare la sostenibilità (ripartiti tra una trentina di insegne diverse) raggruppati in tre categorie che hanno interessato: il cosa vendere (178); il come vendere (246); il come comunicare (123). Nella categoria del “cosa vendere” sono stati 110 (il 20% del totale) gli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale realizzati con un intervento sull’assortimento (per il resto si è puntato su packaging, efficienza energetica, informazione e logistica) e 28 di essi hanno coinvolto, a vario titolo, le produzioni o gli alimenti biologici. In particolare, alcuni impegni hanno espressamente riguardato l’ampliamento della gamma “food” ai prodotti bio, fino ad arrivare alla promozione delle vendite con sconti sulla frutta biologica (Coop Norway). Di questi 28 obiettivi, la tabella 1 riporta quelli che sono ancora in corso di realizzazione e per il cui raggiungimento è stata fissata una scadenza successiva al 2013. L’analisi degli obiettivi dichiarati dalla GDO dimostra che la scelta strategica di un modello di commercio sostenibile dei beni di largo consumo (“food e non food”) crea ulteriore interesse per le produzioni biologiche. Questo interesse proviene da tutte quelle insegne per le quali i requisiti di sostenibilità sono considerati un cambiamento imposto dal mutato ambiente competitivo. Questa circostanza può divenire molto importante per dare impulso alle vendite di prodotti biologici presso la GDO italiana, in particolare anche presso tipologie dove il bio non è mai stato presente in precedenza. Infatti, nel nostro Paese il biologico alimentare incide intorno all’1,5-2,5% sul fatturato della GDO ed il canale di commercializzazione più importante rimane quello del dettaglio specializzato (27 contro 44% dei consumi nazionali nel 2011). Nel 2012, il giro d’affari della frutta confezionata presso la GDO era stimabile in circa 45 milioni di euro, l’80% dei quali riconducibile alla frutta fresca ed il restante 20% rispettivamente alla IV gamma e alla frutta secca. Nel complesso il giro d’affari della frutta bio ha fatto registrate una crescita del 58% sul canale della GDO nel L’impressione è che ovunque l’ortofrutta biologica possa trarre vantaggio da questa rinnovata attenzione per la sostenibilità. In tal senso, con riguardo alla sola filiera ortofrutticola, va segnalato il patto siglato a metà del 2012 tra tutti i principali supermercati, società commerciali ed organizzazioni non governative dell’Olanda, che si sono impegnati a garantire che il 100% della frutta e verdura fresca nei supermercati olandesi venga prodotta in modo sostenibile entro il 2020 (con l’obiettivo intermedio del 30% entro il 2014 e del 50% entro il 2015). Questa alleanza copre praticamente l’intero settore ortofrutticolo (90% del volume di vendita al dettaglio). Per gli operatori italiani la capacità di capire per tempo come evolve la scala dei valori nel mercato dell’Ue è una necessità per rimanere competitivi.

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