In arrivo nuove varietà anche dall’Italia

SPECIALE KIWI

A polpa verde, gialla e rossa. Provengono soprattutto da Cina e Nuova Zelanda. Ma la ricerca si muove anche nel nostro Paese


Marco Pederzoli, Terra e Vita
kiwi

La batteriosi che ha colpito il kiwi ha fortemente rallentato in Italia la ricerca sul miglioramento genetico, ma ciò non significa che essa sia ferma e anzi a breve termine si potranno vedere con tutta probabilità nuove cultivar, sia a polpa verde sia a polpa gialla, che affiancheranno quelle esistenti. Ma non solo: l’actinidia potrebbe virare anche sulla polpa rossa, grazie a nuove varietà cinesi. Sono queste alcune delle tendenze che, a livello di innovazione varietale, ha presentato a Terra e Vita Guglielmo Costa, ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree presso la facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.

Un interesse recente

La batteriosi del kiwi – ha spiegato Costa – è oggi per il comparto l’argomento all’ordine del giorno. Inoltre, va considerato che fino a poco tempo fa l’attenzione al miglioramento genetico dell’actinidia non era un tema molto sentito, essendoci una situazione quasi monovarietale, che persiste per molti versi ancora oggi con la cultivar Hayward che detiene una quota a livello mondiale di oltre il 90%. Seguono poi le varietà a polpa gialla Zespri gold, Jin tao e Soreli, quindi altre varietà a polpa verde come Summer kiwi 3373, Early green, Green light ed Erika.

In altri termini, solo alcuni anni fa non esistevano programmi di miglioramento genetico anche perché non c’era un vero e proprio interesse da parte degli stessi enti istituzionali. Per fare un serio miglioramento genetico occorrono superfici, serre e contatti con i cinesi, perché il kiwi è originario della Cina. La Nuova Zelanda, ad esempio, è più avanti rispetto all’Italia perché è stata la prima ad avere cinesi che sono andati in questo Paese a studiare. La varietà cinesi non sono necessariamente quelle che possono soddisfare il mercato europeo. Tuttavia una varietà come Jin tao, ad esempio, nasce da un programma che ha visto coinvolti l’Istituto di coltivazioni arboree dell’Università di Udine e l’Istituto di botanica di Wuhan, in Cina».

Accordi specifici

«A livello di innovazione varietale – ha proseguito Costa – ora si sta parlando di un’altra cultivar di Actinidia cinensis, lo Hong yang, ovvero “Sole rosso”. Si tratta di una varietà di kiwi a polpa rossa che proviene dalla Cina. Non è ancora prodotta in Italia perché per introdurre materiale che proviene dalla Cina occorrono accordi specifici. Tuttavia anche l’Università di Bologna ha delle selezioni di actinidia a polpa rossa che stiamo seguendo. Altra varietà a polpa rossa che è prodotta in Cina è la Chu hong. Anche la Nuova Zelanda sta lavorando sul kiwi rosso, ma ha messo fuori anche nuove varietà gialle interessanti come Gold 3, che matura due settimane prima rispetto a Zespri gold, Gold 9, una cultivar caratterizzata da una lunga conservazione post-raccolta, e Green 14, dal grado brix più elevato rispetto ad Hayward. Esiste inoltre un’altra varietà che è stata proposta dai neozelandesi, ma non si è diffusa tanto: si tratta di Jambo, della specie Actinidia arguta, che ha tra le sue caratteristiche il calibro molto piccolo, buccia senza pelo e scarsa conservazione».

Batteriosi, una crisi superabile

«Ovviamente – ha proseguito ancora Costa – ci sono programmi di miglioramento genetico anche in Italia e abbiamo selezionato del materiale per il quale è iniziato un processo di registrazione di nuove varietà. In particolare, stiamo lavorando su due cultivar di Actinidia chinensis, una a polpa gialla e una a polpa verde. Sono ottimista sul fatto che presto potremo avere nuove varietà, verdi, gialle ma anche rosse.

Attualmente, abbiamo in corso programmi di miglioramento genetico che stanno proseguendo da sette-otto anni e vedono coinvolte le principali organizzazioni di produttori. Abbiamo quindi cominciato a selezionare varietà che si possono affiancare alle esistenti per precocità, sapore o colore. La spinta all’introduzione di nuove varietà oggi si è un po’ attenuata a causa della batteriosi, tuttavia, i servizi fitosanitari hanno dettato regole e procedure da seguire. Crisi simili le abbiamo già attraversate: penso al colpo di fuoco del pero, con il quale abbiamo imparato a convivere. Quindi, considero le possibilità dell’actinidia del tutto realistiche».

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