Con i bombi d’allevamento fruttificazione più regolare

FRUTTIFICAZIONE

L’introduzione di colonie di imenotteri risolve l’incostante fertilità delle cultivar


Luca Marzocchi, Terra e Vita
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In Romagna la stagione frutticola 2011 si è aperta con un notevole incremento dell’impiego su susino e albicocco di arnie di bombi allevati per garantire una maggiore allegagione e produttività per questi due importanti frutti. In particolare, nelle aree di produzione che da Imola arrivano fino a Ravenna e anche sulla collina cesenate il passa parola tra i produttori pionieri nella scorsa annata di questa tecnica ha favorito sensibilmente l’impiego di questi imenotteri.

Le ragioni di questo vero e proprio boom dei bombi vanno ricercate partendo dalla considerazione che la coltivazione di susino e albicocco è stata, ed è ancora, caratterizzata da gravi problemi di insufficiente o incostante fruttificazione. In particolare il susino presenta una problematica estremamente complessa al punto che le liste varietali, nelle quali sono indicate le cultivar più adatte alla coltivazione per caratteristiche organolettiche e commerciali, sono accompagnate obbligatoriamente da tabelle che riportano “gli impollinatori consigliati” per ogni varietà.

Cultivar europee e cino-giapponesi

Le cultivar (cv) di susino si dividono in due grandi gruppi: europee e cino-giapponesi. E sono proprio le cino-giapponesi a manifestare i principali problemi legati a una scarsa e incostante produttività; se consideriamo che questo gruppo ormai rappresenta oltre il 70% della produzione nazionale risulta evidente la portata del problema. In ogni caso anche le cv europee si avvantaggiano della presenza degli impollinatori.

I fattori da considerare e su cui lavorare sono diversi:

– difficile o scarsa adattabilità delle varietà selezionate all’estero rispetto ai nostri ambienti colturali settentrionali;

– epoca di fioritura precoce con possibilità di incappare in condizioni climatiche difficili;

– elevato grado di autoincompatibilità;

– condizioni ottimali per la buona riuscita della fecondazione.

La produzione di fiori è fondamentale per poter disporre di un elevato potenziale produttivo, in tal senso riveste un ruolo importante l’induzione antogena che si gioca in primo luogo su caratteristiche genetiche, ma anche su una buona adattabilità all’ambiente e sull’esecuzione di corrette pratiche agronomiche.

Tuttavia questa fertilità potenziale può non essere sufficiente se non si creano le condizioni perché si esprima: l’autoincompatibilità è molto diffusa nel susino e in particolare tra le cv cino-giapponesi. Inoltre, si è osservato anche che le poche cv ritenute autofertili in molti casi non si comportano come tali. Spesso i frutticoltori per ovviare a questo fenomeno prevedono in sede di impianto la presenza di spazi dedicati alle cv impollinatori n vari modi:

– spazi precisi nel sesto di impianto al posto di piante della cv principale;

– innesto di branche dell’impollinatore;

– file d’impollinatore intercalate alla cv principale.

La fecondazione poi è un processo molto delicato che richiede condizioni ambientali ottimali per la corretta conclusione, mentre può essere ostacolata dalle basse temperature o da anomalie strutturali del fiore (frequenti nelle cv cino-giapponesi).

Impollinazione incrociata

È perciò di vitale importanza l’impollinazione incrociata dovuta all’attività dei pronubi con particolare riferimento alle api e ai bombi.

A questo punto vanno poi considerati altri due fattori:

1 – le morie di api che hanno caratterizzato gli ultimi mesi rendendo di difficile reperimento le arnie che usualmente i frutticoltori prendevano a “noleggio” per il proprio frutteto all’epoca della fioritura;

2 – le condizioni ambientali spesso proibitive in cui può avvenire la fioritura del susino.

Di conseguenza l’attenzione delle aziende si è spostata sulle arnie di bombi allevati di più semplice reperibilità e manipolazione. Inoltre il bombo per le sue caratteristiche biologiche “lavora” in condizioni più difficili di quanto non sia in grado di fare l’ape.

I bombi allevati appartengono alla specie Bombus terrestris. Si tratta di imenotteri strettamente imparentati con le api, che vivono in colonie annuali fondate ogni primavera dalla regina, la sola che sopravvive all’inverno; il ciclo annuale della colonia si completa con la comparsa di nuove regine che si disperdono poi nell’ambiente.

I bombi sono perciò presenti nell’ambiente agricolo, ma nel momento della fioritura del susino e dell’albicocco sono in attività le sole regine che, dopo aver superato l’inverno, cercano i siti adatti alla formazione della nuova colonia. Le arnie introdotte in campo contengono invece colonie già formate e in rapido sviluppo che garantiscono immediatamente un’intensa attività di bottinamento.

B. terrestris possiede alcune caratteristiche che lo rendono molto utile per l’impiego in frutticoltura:

– è attivo anche con temperature basse e poca luce (cielo coperto);

– non tende a disperdersi verso altre fonti di polline;

– non è aggressivo;

– è di facile utilizzo;

– non richiede alcuna manutenzione.

L’impiego su colture da frutto è particolarmente vantaggioso per quelle specie e varietà nelle quali l’impollinazione incrociata è necessaria per l’allegagione e per la qualità dei frutti.

La disposizione delle arinie

Le arnie artificiali vanno poste in campo a inizio fioritura, ovvero quando i primi fiori sono già aperti e vi è una certa disponibilità di polline. La scatola va posta su di un supporto orizzontale a circa 50 cm dal terreno. Le feritoie per l’uscita/rientro dei bombi vanno aperte dopo circa un’ora dal collo­camento e con almeno due successive ore di piena luce disponibile. È possibile spostare le arnie all’interno dell’azienda da una zona all’altra e da una fioritura all’altra agendo semplicemente sugli sportellini di entrata/uscita; lasciando aperto il solo foro di rientro dopo 2-3 ore tutti i bombi saranno rientrati.

Le arnie di bombi sono dunque un efficace strumento per regolarizzare la produttività e per migliorare la qualità della coltura.

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