Albicocco

Liste varietali

L’espansione della coltura è supportata dal rinnovo varietale con cv adatte a filiere diversificate


C. Iacona, R. Massai et al., Terra e Vita
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L’attuale panorama varietale dell’albicocco è caratterizzato da una gamma ristretta di cultivar nel periodo precoce e tardivo, mentre per il medio periodo, in concomitanza della maturazione della cv San Castrese, la presenza di molte varietà offre una concentrazione dell’offerta in un arco di tempo ristretto, che comporta sensibili cadute dei prezzi con conseguente riduzione degli utili per i produttori, solo in parte attenuate dalla destinazione del prodotto alla trasformazione industriale per la produzione di succhi. Le cultivar tradizionali, forniscono un prodotto di ottime caratteristiche gustative, ma raramente in linea con le più moderne esigenze della distribuzione in termini di pezzatura del frutto, standard di presentazione e shelf life. La tendenza delle nuove è invece quella di presentare un esteso sovracolore dell’epidermide, una buona consistenza della polpa ed un bilanciato contenuto di zuccheri ed acidi. La forma tende ad essere sferica e ciò garantisce una migliore possibilità di lavorazione nei moderni sistemi di calibrazione e confezionamento del frutto.

 

Anche per l’albicocco comincia a sorgere l’esigenza di varietà idonee alla filiera corta. Questa tendenza di produrre frutti a “km zero” spesso orienta gli agricoltori alla scelta di vecchie cultivar locali, che tendono quindi ad essere ritenute più idonee per tale finalità, ma al contempo porta l’opinione pubblica ad una “insofferenza” nei riguardi delle nuove cultivar migliorative.

 

È comunque vero che talune cultivar siano più predisposte di altre per questo tipo di commercializzazione, ma l’utilizzo delle vecchie varietà dovrà essere sempre limitato ad un utilizzo locale e non proposto su vasta scala, a causa delle ormai note scarse caratteristiche di adattamento alle differenti esigenze pedo-climatiche di tali varietà e alla ridottissima shelf life che caratterizza molto spesso queste cultivar.

 

È ormai noto come la produttività dell’albicocco risenta molto delle condizioni pedo-climatiche della zona di coltivazione, al punto che per una stessa varietà in valutazione si possono ottenere risposte produttive e qualitative talora divergenti. Per tale motivo, ancora oggi, non si dispone di osservazioni sufficienti per esprimere un primo giudizio di merito, almeno non in tutti gli ambienti per molte delle nuove cultivar introdotte nel progetto da pochi anni.

 

Ad oggi, non si ritiene ancora opportuno di poter segnalare ulteriori cultivar da inserire in lista, caratterizzate da una valenza multi territoriale, per cui l’elenco riportato nella tabella 1 risulta invariato rispetto a quello dello scorso anno.

 

È da sottolineare, in questo contesto, l’importanza ancora rivestita delle accessioni di albicocco, che a causa della limitata adattabilità ecologica e produttiva delle cultivar, sono ancora oggi presenti in areali circoscritti. In tali ambiti di coltivazione, continuano però a dare risultati molto interessanti sia dal punto di vista produttivo sia da quello economico a causa delle loro buone caratteristiche agronomiche. Risultano molto apprezzate dai mercati locali, e i consumatori sono attratti principalmente dalle qualità gustative e dai forti legami storici e culturali con il territorio. Nelle tabelle 2 e 3 sono riportate le due tipologie di cultivar; distinte per cultivar locali tradizionali presenti sul territorio da molti decenni, e per cultivar interessanti in specifici ambiti di coltivazione dove hanno dimostrato un eccellente adattamento.

 

Molte delle nuove varietà introdotte nella sperimentazione sono autoincompatibili, per cui è indispensabile una scelta oculata degli impollinatori. Tra le nuove introduzioni, Wonder Cot spicca per la precocità e la discreta produttività. I frutti, dolci e aromatici, sono però caratterizzati da umbone e tendono a maturare dall’apice. Si registra una cascola preraccolta e cracking nelle annate con maggiori precipitazioni. Bora produce frutti di buona pezzatura e di buon sapore, dotati di buona consistenza e succosità. Presenta una tendenza all’acidità della buccia e a volte una rugginosità epidermica. Orange Rubis è caratterizzata dalla facile gestione dell’albero e dall’elevata e incostante produttività. Il frutto è dolce e succoso e presenta un aspetto eccellente per colorazione di fondo e sovraccolore. Difetta nella tenuta di maturazione e necessita di una rapidità commercializzazione. Sweet Cot Toyuda presenta una produzione costante. Il frutto ha un ottimo sapore, un buon grado zuccherino e un bell’aspetto. L’albero presenta un elevato vigore; sono da verificare la sensibilità a Pseudomonas e al cracking. Faralia è caratterizzata da una elevata produttività con frutti di buon sapore, consistenza e pezzatura. I frutti presentano umbone e la maturazione in pianta è piuttosto scalare. Per la produzione tardiva, Farbaly presenta un albero di media vigoria e di facile gestione. La produttività della pianta e la pezzatura del frutto sono elevate. Il sapore e l’aspetto sono buoni. La polpa è semiaderente al nocciolo e la maturazione è scalare.

 

Le cultivar già escluse dalla Lista a causa dei ricorrenti problemi produttivi o qualitativi nel corso delle valutazioni, che ne hanno sconsigliato comunque la coltivazione, sono riportate di seguito nella tabella 4. Per tali cultivar, escluse da future valutazioni, sono indicati i principali difetti riscontrati.

 

Nella tabella 5 sono riportate le principali caratteristiche delle più interessanti cultivar di albicocco di recente introduzione, per le quali si dispone già di più anni di osservazione. In rosso sono evidenziate quelle che potrebbero essere escluse dalla Lista a causa dei difetti osservati nel corso di più anni.

 

In tabella 6 sono riportati i vivaistiche moltiplicano cultivar protette di albicocco.

 

In tabella 7 sono indicati gli impollinatori consigliati nelle differenti aree geografiche per le cultivar auto incompatibili.

 

Il gruppo di lavoro su albicocco operante nell’ambito del progetto MIPAF Liste di Orientamento Varietale è composto da 11 Unità Operative (Tab. 8) che hanno il compito di valutare circa 40 varietà distribuite fino ad oggi sotto il profilo bio-agronomico, sanitario e tecnologico.
Calogero Iacona, Rossano Massai e Gruppo di lavoro “Albicocco”

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