Frumento e mais: sì alla minima lavorazione, “nì” al sodo

Il contoterzista Giambattista Bonetti lavora 1.500 ettari nella zona di Brescia, quasi tutti coltivati a mais e frumento e ha creato una filiera certificata per le due colture grazie alla quale riesce a ottenere le giuste remunerazioni per un prodotto di qualità

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Innovazione, filiera certificata, attenzione all’ambiente, ma anche l’esigenza della redditività. Queste le linee guida dell’attività di contoterzista di Giambattista Bonetti, titolare di Agrifutura Srl, azienda che lavora circa 1.500 ettari con sede a Fiesse in provincia di Brescia.
«L’80% della superficie che lavoriamo è coltivata a frumento e mais, nel restante 20% ci sono pomodoro, colza, sorgo, ceci e soia. Quando le condizioni lo consentono stiamo cercando di fare sempre più minima lavorazione – spiega Bonetti – mentre abbiamo visto che la semina su sodo, soprattutto nelle annate molto piovose, abbassa troppo le rese e i fondi dei Psr sono insufficienti a compensare le perdite, per pareggiare la minore redditività dei terreni i rimborsi dovrebbero essere almeno il doppio».
Tanto per fare un esempio, secondo i dati forniti da Bonetti, con la semina su sodo della soia dopo il frumento le rese sono di 10-12 quintali, mentre con la minima lavorazione si sale a 14-15 quintali. Oggi Agrifutura lavora il 50% della superficie con la minimum tillage, ma l’obiettivo è di arrivare all’80% «anche se non potremo mai mandare in pensione del tutto l’aratro» avverte Bonetti, imprenditore da sempre proiettato all’innovazione. Quest’anno ha intenzione di acquistare una nuova seminatrice da sodo da 4 metri, però la monterà su una dischiera per lavorazioni superficiali. «Vorrei provarne anche una da sei metri – ammette – ma temo che sia troppo pesante da tirare e non voglio comprare un trattore più potente». Agrifutura sta implementando sempre di più anche il sistema Isobus e quest’anno la semina del mais sarà fatta a rateo variabile sfruttando la mappatura del terreno. Dalla campagna 2017 inizierà anche l’utilizzo come concime dei fanghi prodotti dai processi di depurazione delle acque reflue urbane.

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Giambattista Bonetti in compagnia del fratello Cristian e del figlio Andrea

Filiere certificate per premiare la qualità
Da qualche anno Agrifutura ha anche creato una filiera certificata per il mais di qualità. L’azienda di Bonetti, infatti, raccoglie, stiva e lavora la granella di circa 150 clienti che hanno anche la stalla, restituendo loro farina certificata che ritorna agli allevatori per completare la razione giornaliera. In un’area circoscritta in prossimità dei suoi impianti, un’aggregazione di aziende agricole per le quali costituisce un punto di riferimento non solo per le operazioni colturali ma anche per la destinazione commerciale dei raccolti in un’ottica di tracciabilità e quindi di qualificazione della produzione. Con questo sistema si riesce a programmare la produzione sulla base degli obiettivi qualitativi di chi acquista, si massimizzano le sinergie e si fa ottenere a tutta la catena la giusta
remunerazione.
L’impianto di essiccazione lavora 120mila quintali l’anno e lo stoccaggio avviene in due capannoni areati. La macina avviene ogni giorno in base alle richieste dei clienti. Dato che le richieste aumentano, nel 2017 Bonetti ha intenzione di costruire altri due silos, anche per diversificare meglio i raccolti in base alle caratteristiche.
Per quanto riguarda il frumento, Agrifutura lo raccoglie e poi lo conferisce alla Op Italia Cereali società con sede a Cremona attiva dal 2010 che ha contratti di fornitura di grano duro con diverse ditte produttrici di pasta alimentare, tra cui Barilla. «Con loro ci troviamo molto bene – precisa Bonetti – noi raccogliamo circa 20mila quintali di frumento duro San Carlo, sotto contratto, con produzioni medie di circa 60 q/ha. Il prezzo viene definito sulla base della sanità, del peso specifico e del contenuto proteico».

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