Con l’etichetta geologica più valore alle produzioni

Conoscere l’esatta composizione chimica e mineralogica dei terreni produttivi è utile sia per praticare scelte agronomiche più precise e sostenibili, sia per caratterizzare ancora di più i prodotti al territorio. Oggi è possibile grazie alla tecnologia e al lavoro di ricerca di uno spin-off dell’Università di Genova

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La caratterizzazione dei prodotti agroalimentari in base al territorio di produzione è uno degli aspetti più importanti che rendono cibi e vini italiani unici e apprezzati in tutto il mondo. A volte bastano anche pochi chilometri di differenza per cambiare alcuni attributi della stessa coltura, un fenomeno evidente soprattutto con le uve da vino, ma anche con le olive e i prodotti ortofrutticoli. Quindi, conoscere con esattezza i terreni di coltivazione dal punto di vista litologico, mineralogico e chimico può essere molto importante per la certificazione geologica di un prodotto e la valorizzazione del terroir con particolare riferimento alle tipicità geologiche dei suoli e delle coltivazioni. Inoltre, può servire per la gestione agronomica della coltivazione, integrando i dati con mappe di vigore e di raccolto; per la garanzia della sicurezza alimentare; per l’individuazione delle peculiarità composizionali e delle attitudini dei terreni e, ancora, come leva di marketing.
L’idea di scandagliare il suolo con strumentazione portatile FP-XRF e FP-FTIR è venuta a GeoSpectra, spin off dell’Università di Genova fondato dal geologo Gerardo Brancucci (docente del dipartimento di Architettura e Design – Scuola Politecnica – Dad) e Pietro Marescotti (docente di Georisorse Minerarie e Applicazioni Mineralogico-Petrografiche per l’Ambiente e i Beni Culturali del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ambiente e della Vita – Distav). I due professori dell’ateneo ligure hanno messo insieme i loro studi e costituito il gruppo di ricerca. L’obiettivo finale è quello di realizzare un’etichetta geologica dei prodotti alimentari (Egp), utile sia ai produttori sia ai consumatori.

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Spettrometro XRF portatile

Il metodo e gli strumenti d’indagine
La ricerca iniziata nel 2014 ha finora analizzato vitigni, uliveti, meleti e fungaie spontanee. Per la determinazione della composizione chimica dei suoli (elementi maggiori, minori e in tracce) si eseguono analisi sulla frazione granulometrica passante al setaccio con maglie da 2 millimetri mediante lo spettrometro XRF portatile Oxford X-MET 7500. Lo strumento, nelle condizioni analitiche utilizzate, è in grado di individuare e quantificare tutti gli elementi con numero atomico compreso tra 12 (Magnesio-Mg) e 92 (Uranio-U) con minimi margini di errore. Il set di analisi fornite da Geospectra comprende anche l’analisi granulometrica per la classificazione dei terreni e le analisi mineralogiche in microscopia ottica ed elettronica (SEM-EDS) per la determinazione dei principali costituenti minerali dello scheletro del suolo. Le misure dei parametri chimici dei suoli, acidità (pH), potenziale ossido riduttivo (Eh) e conducibilità elettrica (Ec), sono eseguite mediante le strumentazioni portatili WTW 340i e WTW PH330i equipaggiate con elettrodi SenTix41’’ e SenTix ORP. Al termine delle misurazioni con i dati raccolti si realizzano mappe di distribuzione degli elementi chimici mediante software GIS opensource.

Gli esperimenti
Finora Geospectra ha analizzato i terreni delle Cinque Terre dove si coltivano le uve che servono a produrre lo Sciacchetrà, una Doc la cui produzione è consentita solo in alcuni comuni della provincia de La Spezia. Nei boschi intorno a Sassello (SV) sono stati analizzati i suoli delle fungaie per il Consorzio del Fungo di Sassello e in varie zone della regione è stata fatta la determinazione geologica dei terreni dove crescono ulivi per il riconoscimento delle specifiche caratteristiche e proprietà dei prodotti locali sulle fasce della cooperativa olivicola Arnasco. In Piemonte Geospectra si è occupata della caratterizzazione geologica dei terreni del Merum del Consorzio Monferrato Rosso. In Toscana ha lavorato sulla caratterizzazione geologica della produzione ortofrutticola, in particolare della mela rotella, cultivar tipica della Lunigiana. In tutti i casi si sono scoperte differenze nella composizione dei terreni anche a pochi chilometri di distanza da un campionamento all’altro, dimostrando che, ad esempio, le olive taggiasche non sono tutte uguali.

Gerardo Brancucci

Gerardo Brancucci

Gli obiettivi
L’indagine approfondita dei terreni dove si coltivano uve da vino, olive, ma anche frutta e ortaggi serve dunque a creare la “reputazione” di un territorio e quindi dei prodotti che lì si coltivano. Questa caratterizzazione può essere utile per radicare ulteriormente il prodotto e per dare informazioni più dettagliate ai consumatori, soprattutto oggi che la territorialità e la tipicità dei prodotti alimentari sono caratteristiche che influenzano in maniera molto profonda le scelte d’acquisto. L’etichetta geologica è dunque in grado di comunicare agli shopper le caratteristiche intrinseche del luogo dove il prodotto nasce: clima, posizione geografica, le particolarità del suolo, il paesaggio, la morfologia e la storia. L’etichetta serve perciò a sottolineare e rafforzare tipicità, diversità, e soprattutto qualità, rese tangibili dalla caratterizzazione geologica dei siti di coltivazione.
Inoltre, le mappe di distribuzione degli elementi chimici sono un valido supporto agli specialisti agronomi per individuare le carenze, o gli eccessi di alcuni elementi del suolo utili o dannosi per le coltivazioni, consentendo di ottimizzare e rendere più efficaci i trattamenti agronomici e quindi migliorare la qualità dei prodotti, riducendo l’impatto ambientale.

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