Difesa dei frutteti, l’unica strada è l’innovazione

Dalla redditività in calo a una difesa che deve essere sempre più sostenibile, sia per rispettare le regole più restrittive in materia, sia per soddisfare le esigenze del mercato. La frutticoltura italiana è davanti a un bivio: innovare o sparire. Le soluzioni per vincere la sfida ci sono, vediamo quali

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La frutticoltura italiana si trova di fronte a nuovi inconvenienti da fronteggiare a causa del cambiamento climatico, oltre all’esigenza di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni e l’utilizzo di agrofarmaci, nonostante l’affacciarsi nei nostri territori di organismi nocivi esotici e difficili da contrastare. Tutti elementi che rendono la difesa degli alberi da frutto una sfida sempre più difficile da vincere. L’unica strada da percorrere è quella di affidarsi all’innovazione, rendendo le attività in campo sempre più precise ed efficaci grazie al supporto della tecnologia.

La minaccia del riscaldamento globale
Sulle piante la conseguenza più evidente del global warming è la riduzione della durata del ciclo produttivo di alcune colture (ad es. la vite e molti fruttiferi). L’aumento della concentrazione di CO2 ha come effetto la “concimazione carbonica” che, entro un certo livello, porta a un maggior lussureggiamento vegetativo. Di contro, a lungo termine, il ciclo produttivo della coltura tenderà a una contrazione. Ma sono già diversi anni che sia la vite, come anche le pomacee, registrano un consistente anticipo del risveglio vegetativo e un raccorciamento della fase produttiva. Non sono infrequenti un anticipo della raccolta medio di una settimana per le pomacee e la vendemmia a fine settembre.
È opinione unanime che il riscaldamento delle aree geografiche temperate porterà ad aumento delle popolazioni di insetti residenti e alla comparsa di nuove specie fitofaghe: è stato stimato che con un incremento di soli 2°C gli insetti possono aumentare il numero dei loro cicli biologici da 2 a 5 volte per stagione. Inoltre, l’aumento delle temperature può facilitare l’ampliamento dell’aerale geografico di alcune specie che possono espandersi ad altitudini e latitudini che prima non erano idonee alla loro sopravvivenza. Un esempio è l’espansione del Capnodio (Capnodis tenebrionis) nelle colline romagnole. La specie, infatti, originaria di ambienti a clima arido, è ampiamente diffusa e crea danni alle drupacee in tutta l’area mediterranea, nel Sud Italia e nelle isole. Un aumento delle temperature invernali, specialmente di quelle minime, può favorire lo svernamento della mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata) anche nel Nord Italia, permettendo attacchi anticipati alla frutta in maturazione ed espandendo l’areale in cui la “medfly” è stabilmente dannosa.
Gli eventi climatici estremi, come per esempio lunghi periodi siccitosi, possono favorire gli attacchi di diverse specie di Armillaria, fungo di norma non particolarmente fitopatogeno, ma che in determinate condizioni è in grado di arrecare gravi danni agli impianti di drupacee, particolarmente sensibili a questa avversità. L’aumento delle temperature autunnali e l’aumento delle piogge, accompagnate da gelate tardo-invernali o primaverili, probabilmente aumenterà il rischio di tali deperimenti causati da batteri aventi proprietà criogeniche. Si cerca di spiegare anche in base a ciò le recrudescenze di Psa su kiwi osservate nella primavera 2017.

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Olivi colpiti da Xylella fastidiosa

Nuovi patogeni sempre più invasivi
L’introduzione accidentale di nuovi parassiti nocivi, al di fuori delle loro aree di origine, è un fenomeno conosciuto da tempo. Tuttavia, questo processo di portata mondiale ha subito un notevole incremento negli ultimi decenni. La diffusione e la sopravvivenza degli organismi potenzialmente dannosi sono state agevolate da due particolari fattori: la facilità di spostamento delle merci e dei viaggiatori e i cambiamenti climatici. La nocività di queste specie provenienti da altre zone geografiche dipende da numerosi fattori e da dinamiche complesse. I fattori chiave per il loro insediamento sono l’assenza di nemici naturali specifici nelle aree di nuova introduzione e la scarsa resistenza o tolleranza delle piante ospiti.
L’Italia per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, con condizioni climatiche favorevoli all’acclimatazione di specie tropicali e sub-tropicali, è uno dei Paesi maggiormente esposti all’introduzione accidentale di organismi nocivi esotici, complicando sempre più il quadro sanitario delle nostre specie fruttifere. Ne è un drammatico esempio di questi ultimi anni l’arrivo in Puglia di Xylella fastidiosa, uno dei batteri delle piante più pericolosi al mondo che provoca tutta una serie di malattie che determinano un enorme impatto economico per l’agricoltura. Non lo si è ancora trovato su agrumi e sulla vite, ma i test di patogenicità sono ancora in corso. Tuttavia, a causa del gran numero di piante ospiti confermate (ad esempio olivi, susini) o potenziali (ad esempio piante di agrumi e viti) e l’abbondanza e l’ampia diffusione degli insetti vettori, il rischio di ulteriore diffusione di questo parassita in altre parti dell’Italia e nel resto dell’Europa è estremamente elevato.
Altro batterio segnalato da tempo in Italia, ma che si è diffuso in maniera preoccupante in questi ultimi anni, è Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa), agente della batteriosi dell’actinidia. La malattia è risultata particolarmente aggressiva sulle varietà a polpa gialla.
Tra i diversi insetti di recente introduzione meritano una citazione il moscerino dei piccoli frutti (Drosophila suzukii) e la cimice asiatica (Halyomorpha halys). D. suzukii, specie estremamente polifaga, è risultata particolarmente dannosa ai piccoli frutti e al ciliegio. Su quest’ultima coltura, dalla sua comparsa in Italia, le strategie di difesa sono state completamente stravolte e in alcuni areali particolarmente favorevoli all’insetto è a rischio la sopravvivenza economica della coltura, come in Pianura Padana su pesco e pero. Su quest’ultima coltura sono state modificate le tradizionali linee di difesa, che prevedevano l’utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale come la confusione sessuale e prodotti selettivi come il virus della granulosi (CpGV), sostituiti in parte da agrofarmaci a largo spettro d’azione.

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Kiwi colpito da Psa

Stretta sugli agrofarmaci
Un altro aspetto che rende indispensabile l’innovazione nella gestione dei frutteti è la riduzione della platea di agrofarmaci ammessi. Rispetto a quindici anni fa il numero di sostanze a disposizione degli agricoltori per combattere i parassiti si è ridotta di tre quarti: da circa mille a poco più di 250. Inoltre, nei prossimi anni diventerà operativo il Pan, che prevede la piena attuazione di quanto previsto dalla direttiva europea attraverso l’approvazione di un piano che definisce le modalità per ridurre i rischi e gli impatti, conseguenti all’utilizzo dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità. Inoltre, il piano deve promuove lo sviluppo dei metodi di difesa alternativi ai prodotti fitosanitari e l’introduzione della difesa integrata.
Altra problematica legata agli agrofarmaci è quella relativa ai residui. I consumatori sono sempre più sensibili e informati su questa tematica, quindi la produzione deve adeguarsi. In questo ambito va inserito lo sforzo di promuovere l’utilizzo di agenti di bio controllo (Bca) a basso impatto ambientale e tossicologico come previsto dal Pan. Nelle colture frutticole è già evidente l’importanza e il ruolo che possono assumere gli agenti di bio controllo. Nella moderna produzione integrata, infatti, trovano sempre più spazio l’impiego di feromoni sessuali per la lotta ai fitofagi, mentre i nematodi entomopatogeni stanno acquisendo quote di mercato sempre maggiori. Anche i feromoni sessuali non vengono più utilizzati solo per il monitoraggio, ma anche come complemento agli insetticidi nel 50% delle pomacee (pero e melo) e in viticoltura.
Proprio la viticoltura sembra dare in questi anni un nuovo impulso al settore. Diversi agenti di bio controllo sono stati autorizzati o sono allo studio e in via di sperimentazione per il contenimento di peronospora, oidio, muffa grigia e mal dell’esca. Allo stesso modo, per le malattie delle colture frutticole si stanno sperimentando con successo Bca per il contenimento della monilia del pesco, della ticchiolatura e del “colpo di fuoco” delle pomacee. Questi nuovi mezzi tecnici, applicati nei momenti di minore pressione della malattia e preferibilmente vicino alla raccolta, potrebbero rappresentare un valido aiuto per ridurre l’uso dei prodotti chimici e diminuirne il carico residuale alla raccolta in linea con le necessità di mercato.

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Drone in volo su un vigneto

Verso il frutteto 4.0
Un valido supporto per la razionalizzazione dell’impatto chimico in frutticoltura è rappresentato dall’utilizzo dei Dss (“Decision Support System”). I modelli previsionali messi a punto in frutticoltura sia per le malattie chiave come la ticchiolatura, la maculatura bruna e il colpo di fuoco delle pomacee, sia per i fitofagi come carpocapsa, psilla del pero e Cydia molesta fanno parte già da anni di un Servizio Regionale di Avvertimento. Tuttavia, altri modelli stanno per entrare in uso in produzione integrata. Parliamo, per esempio, del modello previsionale per la Psa sul kiwi come anche quello relativo a D. suzuki. L’impiego dei modelli previsionali permette da un lato di fornire informazione sul rischio infettivo di un patogeno o di sviluppo di un determinato fitofago per posizionare al meglio gli interventi fitosanitari, dall’altro di simulare l’anticipo o il ritardo di sviluppo stagionale di un determinato parassita.
In questo contesto un ruolo importante per le colture in altezza potrà essere giocato dall’agricoltura di precisione attraverso un rinnovato e più moderno parco macchine, come quelle a recupero del prodotto, oppure in grado di poter adattare automaticamente, tramite sensori e algoritmi di calcolo, il dosaggio corretto da impiegare in funzione della massa vegetativa.  Le tecnologie e gli strumenti a disposizione degli imprenditori agricoli per gestire i frutteti in maniera sempre più evoluta, incrementando sostenibilità e reddito, saranno uno degli argomenti del workshop Il ruolo dell’innovazione nella filiera frutticola – I possibili fattori di evoluzione, dalla produzione sino al consumo che si svolgerà mercoledì 28 giugno durante la prima edizione di Nova Agricoltura in frutteto, evento organizzato da Edagricole in collaborazione le riviste Frutticoltura e Terra è Vita, per toccare con mano l’innovazione applicata al frutteto, con dimostrazioni e training dedicati ai frutticoltori e un workshop di approfondimento alla tenuta Zenzalino in via Zenzalino a Copparo (Fe).

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