Conservativa, in Emilia-Romagna la struttura del bando non cambierà

La Regione difende il bando per la misura 10.1.4 e conferma la volontà di continuare sulla stessa falsariga anche per il futuro. Per coinvolgere di più gli agricoltori sarà intensificata l’attività di comunicazione e promozione, ma Viale Aldo Moro chiede anche maggiore impegno in questo senso da parte delle istituzioni di categoria

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Nonostante la scarsa adesione al bando dello scorso anno relativo alla misura 10.1.4 per l’agricoltura conservativa, la Regione Emilia-Romagna annuncia che il nuovo sostegno che sarà attivato tra circa un anno, proseguirà sul solco tracciato dal precedente. A confermarlo è Giampaolo Sarno della Direzione generale agricoltura regionale, che difende i criteri principali inseriti per ottenere i finanziamenti. Nonostante ciò qualche piccola modifica per cercare di rendere più appetibile il bando ci sarà, vediamo quali.

Resta il vincolo di sei anni
«L’obbligo dell’impegno per sei anni resterà, l’agricoltura conservativa non si può fare a spot – spiega Sarno – se riducessimo il tempo dell’impegno verrebbe meno lo spirito del bando che è quello di perseguire obiettivi ambientali». Una delle critiche maggiori alla misura da parte degli agricoltori è stata quella di non considerare le minime lavorazioni come agricoltura conservativa: «A nostro avviso la minima lavorazione è complicata da gestire a livello di Psr – afferma Sarno – anche per le difficoltà nell’eseguire i controlli. Riteniamo che semina diretta e Strip tillage per le lavorazioni a file siano coerenti con il concetto di agricoltura conservativa, ovviamente serve tempo per adeguare i terreni ed è altrettanto scontato che, soprattutto all’inizio, le rese saranno minori, ma proprio a questo servono i finanziamenti».

La medica in rotazione
L’esponente della Direzione generale agricoltura fa notare come nel vecchio bando ci fossero già degli elementi pensati proprio per andare incontro alle aziende emiliano-romagnole, come il considerare l’erba medica un elemento della rotazione durante i sei anni, nonostante non si semini una volta l’anno, come invece previsto dalle norme europee: «Abbiamo un po’ forzato le regole perché nel nostro territorio è una coltura molto diffusa e vantaggiosa, oltre a essere fondamentale per le aziende del comprensorio del Parmigiano Reggiano».

La paglia in stalla
Dopo il mezzo flop del bando 2015, la Regione cercherà di spiegare e far conoscere meglio la tecnica con dimostrazioni e convegni, farà anche attività di sensibilizzazione sui vantaggi della tecnica conservativa e annuncia una modifica che accoglie almeno in parte le richieste degli agricoltori: con il prossimo impegno, le aziende che fanno stabulazione su lettiera non saranno obbligate a lasciare in campo la paglia dei cereali, ma potranno raccoglierla e portarla in stalla, salvo poi riportarla in campo entro un anno come concime, quando avrà esaurito il suo lavoro in stalla come lettiera.
Infine, Sarno esorta le associazioni di rappresentanza degli agricoltori a spendersi di più per promuovere l’adesione a questa tecnica.

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