Un modello ecosostenibile

FERTILIZZAZIONE

Negli orticoltori cresce l’interesse per interventi operativi che coniughino reddito, risparmio e tutela dell’ambiente


Giuseppe Francesco Sportelli, Terra e Vita
modello ecosostenibile

Non trascura mai le caratteristiche chimico-fisiche del terreno, è attenta alla qualità dell’acqua, entra in azione solo quando le piante ne hanno realmente bisogno e per le quantità effettivamente necessarie, punta a rafforzare e irrobustire le piante e a evitare di renderle troppo delicate e indebolirle. Sono i tratti distintivi di una nuova concezione della fertilizzazione che si fa strada fra gli agricoltori meridionali, e in particolare fra gli orticoltori, sicuramente i più attenti alle innovazioni.

 

Un modello di fertilizzazione definito dai più ecosostenibile perché cerca di coniugare il reddito aziendale con il risparmio dei fertilizzanti e l’uso oculato degli altri mezzi tecnici della produzione, le rese e la qualità dei prodotti con la cura del terreno e la tutela dell’ambiente. Emergono insomma, anche nella coltivazione su terreno, sia in pieno campo sia in serra, una sollecitudine e una cura, nella gestione della fertilizzazione, che sono proprie della coltivazione senza suolo e che da questa mutuano proficui insegnamenti. A tale modello sempre più orticoltori si ispirano, come, ad esempio, Giuseppe Lisi di Fasano (Br), i fratelli Francesco e Gabriele Amodio di Monopoli (Ba) e Giorgio Mercuri di Troia (Fg).

Imparare dalla tecnica del “senza suolo”

 

Per Lisi, che coltiva in serra 2 ha, metà senza suolo su lana di roccia e metà su terreno, a diverse tipologie di pomodoro da mensa (ciliegino, grappolato, insalataro tondo liscio, ecc.), «la tecnica del senza suolo ha insegnato la necessità di agire con precisione, senza eccessi. Curo con la stessa meticolosità la scelta della più adeguata soluzione nutritiva nei due blocchi aziendali, non trascuro l’analisi dell’acqua irrigua, faccio sempre attenzione che conducibilità elettrica e pH rientrino nei limiti desiderati. Ho imparato, in particolare, a limitare l’apporto di azoto, che, se in eccesso, fa accrescere, sì, le piante e le bacche, facendo assumere a queste il colore verde “erbaceo” attraente che il pomodoro da mensa richiede, ma in pari tempo induce la formazione di tessuti acquosi e teneri, suscettibili agli attacchi di insetti e funghi, con, di conseguenza, calo della resa per pianta e riduzione della durata del suo ciclo produttivo. Proprio per equilibrare e razionalizzare le concimazioni, e soprattutto l’apporto di azoto, mi sono dotato di un moderno ed efficiente banco di fertirrigazione. Gestire la produzione di pomodoro da mensa, così come di altre ortive, all’insegna della sostenibilità ambientale e nel rispetto dei naturali equilibri biologici, con l’adozione di opportune tecniche agronomiche, il ricorso a insetti utili e il risparmio nell’uso di fitofarmaci di sintesi, è ormai per me una scelta ineludibile».

Concimazioni mirate e frazionate

 

Anche per i fratelli Amodio, che coltivano in 1,7 ha di serra sia ortive a ciclo primaverile-estivo (pomodoro da mensa, fagiolino, carosello leccese, cetriolo, peperone, melanzana, anguria) sia ortive a ciclo autunno-vernino (pomodoro da mensa, ravanello, rucola, insalate, fagiolino) e in 8,3 ha in pieno campo in estate pomodoro da mensa, fagiolino, zucchino, anguria e insalate e durante l’inverno sedano, finocchio, insalate, cima di rapa e altre verdure, è diventata importante la corretta gestione della fertilizzazione.

 

«Se eccedessimo in azoto, si formerebbero organi acquosi, facilmente aggredibili dai parassiti – evidenzia Francesco -. Laute concimazioni azotate con azoto nitrico, osmoticamente attivo, determinano un maggiore assorbimento di acqua nei tessuti e quindi l’ingrossamento delle cellule: così il prodotto diventa anche più acquoso e, per unità di peso, meno nutriente, per un minor contenuto in sali minerali, vitamine, fibra, ecc., a svantaggio quindi della sua qualità e facendo un torto agli stessi consumatori. Peraltro l’eccesso di azoto nitrico favorisce, soprattutto nelle verdure a foglia, l’accumulo di nitrati che poi, nell’organismo umano, possono evolvere in nitriti e questi a loro volta in nitrosamine, sostanze notoriamente cancerogene. Piuttosto che aumentare il volume delle cellule è importante accrescere il loro numero, mediante corrette concimazioni mirate e frazionate. Ecco perché abbiamo introdotto il banco di fertirrigazione ed eseguiamo preventive analisi del terreno e dell’acqua».

 

Pure la gestione dell’acqua è decisiva, aggiunge Gabriele. «Non eccediamo mai nel dare acqua, ma diamo solo la quantità strettamente necessaria, per non creare umidità eccessiva, favorevole allo sviluppo di patogeni dell’apparato radicale. Cerchiamo insomma di indurre nella pianta un equilibrio vegetativo e produttivo, in modo che produca bene in quantità e qualità, acquisendo in pari tempo la giusta resistenza interna per fronteggiare al meglio gli attacchi di parassiti».

Criteri d’intervento più “scientifici”

 

Il ricorso equilibrato alla fertilizzazione è basilare per il contenimento dei costi e il mantenimento in buona salute delle piante, conferma Mercuri, 20 ha a ortive da pieno campo quali asparago, pomodoro da industria, zucchino, zucca, cavolo broccolo, cavolfiore e prezzemolo. «Evitare di concimare in eccesso e, in particolare, non esagerare con l’azoto è prioritario per mantenere le piante in buona salute: infatti, se si induce con una nutrizione esagerata un eccessivo vigore alle piante, i tessuti diventano più teneri e quindi più appetiti dalle larve di insetti e più esposti agli attacchi di funghi, virus e batteri. Per controllare in maniera rigorosa gli apporti di fertilizzanti ho dotato l’azienda di un moderno banco di fertirrigazione: concimo in funzione delle reali esigenze nutritive delle piante e delle analisi dell’acqua e del terreno».

 

Oggi, continua Mercuri, gli orticoltori, non solo per le colture orticole ad alto reddito in serra ma anche per quelle da pieno campo, «tendono a effettuare le concimazioni con criteri più scientifici. Curiamo periodiche analisi del terreno e delle acque e sulla base del loro contenuto in macroelementi e microelementi e delle caratteristiche chimico-fisiche del terreno (pH, ecc.) e dell’acqua di irrigazione (pH, conducibilità elettrica, ecc.) impostiamo, con l’ausilio del banco di fertirrigazione, concimazioni mirate per specie coltivata, quantità di fertilizzante da somministrare e tempi di intervento. Siamo altresì attenti a constatare eventuali problemi fitosanitari dell’apparato radicale, che impedirebbero l’ottimale assorbimento degli elementi minerali, anche se questi sono presenti nelle quantità giuste»

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