Fertilizzazione a dosi variabili presto anche nelle risaie italiane

AGRONOMIA

Arriva dall’Australia la tecnologia per la concimazione di precisione


*Giuseppe Sarasso, Terra e Vita
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Volendo introdurre nella risicoltura italiana la fertilizzazione a dosi variabili, è sicuramente utile fare riferimento al modello australiano, che tende a ottenere una vegetazione esente da infestanti e parassiti, in densità uniforme e idonea, e a somministrare la corretta dose di azoto al momento della differenziazione della pannocchia. La dose viene determinata calcolando il valore di N Uptake, proporzionale al peso verde e al contenuto in azoto della biomassa fogliare.

Il progetto, denominato Astris, si basa su un sensore di vigore Ndvi (Normalized Differential Vegetation Index) posto davanti alla trattrice, collegato al navigatore satellitare della medesima. Questo, in funzione dei dati Ndvi e delle prescrizioni preimpostate, trasmette alla centralina di controllo dello spandiconcime, necessariamente elettronico e dotato di celle di carico, la dose di fertilizzante da somministrare. Il navigatore memorizzerà una mappa georeferenziata delle dosi somministrate, consultabile nelle annate successive e confrontabile con le mappe di produzione. Il metodo risulterà per i risicoltori molto più semplice da utilizzare rispetto a quello australiano, che prevede la raccolta, pesatura e analisi di molti campioni.

Contenuto d’azoto

Sulla base di questi presupposti, e operando in aziende risicole che da anni dispongono di mappatura delle rese, è stata sperimentata la possibilità di utilizzare il sensore di vigore per ricavare il dato di N Uptake utilizzato dagli Australiani, confrontando in centinaia di punti le letture strumentali con il peso della biomassa verde. Per velocizzare l’operazione è stato costruito un apposito agevolatore portato da una trattrice dotata di satellitare, in modo da ottenere un rapido raffronto (circa 90 secondi per ogni prelievo e pesatura) tra la lettura strumentale e il peso della vegetazione al m2, e di georeferenziare i campioni in modo da confrontare i dati di vigore con le mappe di produzione.

Per alcuni campioni è stata eseguita l’analisi del contenuto fogliare di azoto. A seguito di un’accurata messa a punto delle modalità di rilevamento si è ottenuta un’apprezzabile attendibilità dell’indice Ndvi nel misurare il peso della vegetazione fogliare sia nelle prove di pieno campo che in quelle parcellari condotte dal Centro ricerche dell’Ente nazionale risi. Ancora da migliorare la corrispondenza rispetto al contenuto di azoto che è stata riscontrata solamente in alcune delle prove.

Interventi calibrati

Sulla superficie di 3 ha è stata verificata infine l’ipotesi operativa completa, variando la fertilizzazione direttamente in base alla lettura di vigore Ndvi. La prescrizione di dosaggio dell’azoto è stata modulata in continuo da 83 kg/ha per le aree a basso vigore fino a 48 kg/ha per le aree di alto vigore. Oltre a testare la piena operatività del sistema, si è riscontrato un buon livellamento dei risultati produttivi, compresi in tutti i punti dell’appezzamento tra 7 ed 8 t/ha.

In altre aree coltivate con la stessa varietà, i divari erano molto più importanti, tra 5,5 e 9 t/ha. Il fertilizzante risparmiato sulle zone più vigorose ha ridotto il rischio di infezioni fungine ed è stato trasferito nelle aree meno fertili, incrementandone la produzione. Il proseguimento della sperimentazione consentirà di affinare le strategie di prescrizione delle dosi di azoto, con i vantaggi economici ed ambientali di evitare gli sprechi di fertilizzante, di migliorare la sanità delle piante, e infine di aumentare la produzione: obiettivo tornato in auge prepotentemente negli ultimi mesi.

*Accademia Agricoltura di Torino

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