Conserve rosse

POMODORO DA INDUSTRIA

Meno acqua e meno agrofarmaci. Lo chiede l’industria di trasformazione ai fornitori


Manuela Soressi, Terra e Vita
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Crisi economica, globalizzazione dei mercati, forte ascesa delle private label e cambiamento delle scelte dei consumatori guidato da salutismo ed ecosostenibilità.

 

Macro temi che stanno influenzando tutto il sistema agroalimentare cui le conserve rosse non sono esenti con ripercussioni su tutta la filiera, dal campo fino alla distribuzione dei prodotti.

 

Una trasformazione rapida, che ha impattato un settore tradizionale fondato su pochi grandi player di dimensioni nazionali e, in alcuni casi, internazionali, e una serie di pmi di trasformazione radicate nel territorio, contoterziste o con una propria marca che, difficilmente, sono riuscite a superare gli scogli imposti da un mercato sempre più globalizzato ed “esigente” sotto il profilo della distribuzione dei prodotti in termini di qualificazione della produzione e prezzo degli stessi. Proprio nelle conserve rosse, uno dei pilastri della cucina a tavola, il bisogno di convenience da parte del consumatore si è mostrato particolarmente significativo. Con una produzione di conserve di pomodoro che arriva intorno ai 5 milioni di t, l’Italia si colloca tra i grandi player mondiali, con una lunga tradizione e produzioni di qualità.

Concorrenza agguerrita

 

Tutta la filiera ha bisogno di competitività cercando di ridurre i costi di produzione e di puntare su prodotti con caratteristiche e un profilo qualitativo che possano soddisfare il consumatore contemporaneo. Recuperando, nel contempo, efficienza, nei processi di filiera e la giusta redditività per tutti gli attori coinvolti. Di fatto la forte concorrenza internazionale che il pomodoro lavorato made in Italy sta subendo principalmente dalla Cina (6,7 milioni di t), dai paesi dell’area mediterranea, Spagna e Portogallo in testa (rispettivamente 1,9 e 1,2 milioni di t), oltre che dalla Turchia (sempre più aggressiva con oltre 2 milioni di t) e dalla California (produce oltre 11,4 milioni di t di conserve rosse e l’export è avvantaggiato da un dollaro debole rispetto all’euro), impone di smarcarsi da un’ottica di prezzo sempre più basso a favore di una differenziazione qualitativa .

 

Una sostenibilità globale a 360° e un miglioramento varietale frutto di una ricerca mirata sono i punti principali del lavoro che dovrà essere fatto in campo nel futuro a breve. Allo stesso tempo, l’industria di trasformazione dovrà migliorare la propria propensione al mercato, investendo su nuove tecnologie per migliorare la qualità dei prodotti, oppure riescano a declinare la conserva rossa in nuovi concept a maggiore valore aggiunto, in termini di praticità, risparmio di tempo e contenuto gastronomico. A livello di promozionalità, la globalizzazione del mercato e i flussi di materia prima provenienti da tutto il mondo, fanno emergere chiaramente la volontà di identificare correttamente il prodotto nazionale, attraverso la tracciabilità completa e una sorta di carta d’identità per individuare più facilmente il prodotto 100% tricolore, che continua ad avere un appeal piuttosto forte tra i consumatori di tutto il mondo.

Nuovi obiettivi

 

È uno dei concetti più importanti dell’agroalimentare. In pratica, l’industria di trasformazione chiede ai fornitori di materia prima di ridurre l’impiego di risorse, in particolare di acqua e di fitofarmaci, per dare un proprio contributo alla risoluzione di tematiche gravi come il cambiamento climatico, la lotta all’inquinamento e la salvaguardia dell’ambiente. In alcuni casi si sta diffondendo la certificazione di filiera dei risultati ottenuti in termini di sostenibilità e anche una sorta di “etichetta ecologica”, capace di guidare il consumatore e indirizzare la sua scelta verso prodotti più ecosostenibili.

 

A fianco della sostenibilità esogena esiste una sostenibilità endogena, ossia la capacità di utilizzare il pomodoro e i suoi derivati per realizzare prodotti evoluti, con aspetti funzionali spinti in tema di antiossidanti, capaci di attirare l’attenzione del consumatore in maniera da distoglierlo da logiche di prezzo più basso troppo stringenti. Un’evoluzione produttiva che investe tutti gli anelli della catena di produzione e spinge le industrie anche a evolvere in modo “intelligente” i packaging e la comunicazione anche visuale, delle confezioni. La filiera produttiva delle conserve rosse si trova, quindi, di fronte a uno scenario evolutivo articolato: solo con una risposta coerente di tutti gli attori coinvolti, l’Italia potrà continuare a giocare un ruolo primario su questo mercato anche sul palcoscenico internazionale.

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