Come garantire una partenza sprint alla soia

Con rese adeguate l’oleaginosa è una coltura che offre un reddito superiore ad altri seminativi, oltre a essere indispensabile per le rotazioni: ma non bisogna trascurarla all’inizio del ciclo vegetativo

soia

Fine aprile, inizio maggio: tempo di prima epoca di semina per la soia, un’oleaginosa che offre prospettive di reddito interessanti agli imprenditori agricoli, a patto di non commettere errori che possono compromettere le rese. La soia, infatti, è una coltura abbastanza delicata, soprattutto in partenza, quando basse temperature ed elevata umidità del suolo possono influenzare negativamente la germinazione e provocare disformità di emergenza e sviluppo che si rifletteranno in perdite produttive alla raccolta. Inoltre, la soia è molto sensibile agli erbicidi, che provocano arresti di crescita specialmente in condizioni ambientali sfavorevoli o in presenza di carenze nutrizionali. Ma il diserbo nella fase di post-emergenza è necessario per eliminare la competizione con le principali infestanti.
Un’altra criticità a cui può andare incontro la soia sono carenze nutrizionali o fenomeni di stress nelle fasi di fioritura e di formazione dei baccelli e dei semi, che compromettono in modo grave la produzione. Se la pianta non può impiegare al meglio le proprie risorse metaboliche in questi delicati processi, si verificano aborti floreali, mancata allegagione e scarso riempimento dei baccelli e dei semi.

Con le giuste rese i conti tornano
A conferma del fatto che la soia sia una coltura redditizia, c’è un dato: negli ultimi quattro anni, nel nostro Paese, gli ettari destinati alla moltiplicazione di questo legume sono praticamente raddoppiati, passando dai 6.300 del 2012 ai 12.300 nel 2016 (dati Crea-Scs), aumentando la disponibilità di produzioni locali per le filiere di soia di qualità, eccellenza del Made in Italy.
Prendendo come riferimento l’areale padano, quello maggiormente interessato alla coltivazione della soia, risulta che per coltivare un ettaro di oleaginosa un imprenditore agricolo spende mediamente 1.405 euro. Per coprire questa spesa, considerando la quotazione del 18 aprile 2017 fornita da Ismea pari a 42 euro al quintale, bisogna arrivare almeno a una resa di 33,45 quintali per ettaro. Ogni agricoltore può valutare in base allo storico e alle proprie capacità imprenditoriali se questa soglia può essere raggiunta e superata, ma di certo le nuove tecniche di coltivazione conservative e le tecnologie satellitari aiutano a ridurre i costi e a ottimizzare le rese.

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Il diserbo su un campo di soia

Un aiuto per non fallire l’obiettivo
A volte anche la massima accuratezza nella conduzione agronomica può non bastare per avere un ciclo colturale ottimale, soprattutto per l’impossibilità di prevedere la variabile meteo. Ma per aiutare una pianta sensibile come la soia, soprattutto nella fase iniziale, esistono due prodotti sviluppati da Biolchim, azienda emiliana specializzata in concimi e fertilizzanti per l’agricoltura.
Shift è un sinergizzante dei diserbi ad azione antistress a base di estratti vegetali, arricchito con aminoacidi, microelementi chelati e tensioattivi di ultima generazione. Gli estratti vegetali contenuti in Shift, ricchi di zeatina (una citochinina naturale), agiscono in sinergia con gli aminoacidi, accelerando il metabolismo della pianta e promuovendo la divisione cellulare. Grazie a questi componenti Shift evita gli arresti di crescita causati dall’applicazione di agrofarmaci e favorisce l’accestimento dei cereali.
L’azione degli estratti vegetali è amplificata dalla componente nutrizionale: zinco, boro, manganese, e rame attivano e supportano i processi di produzione energetica, ottimizzando la crescita della pianta e favorendo il miglioramento qualitativo delle produzioni. Gli attivatori dell’assorbimento che arricchiscono il prodotto, migliorano l’efficacia dell’intervento erbicida e veicolano i fungicidi ad esso associati. Shift è stato messo a punto nell’ambito del progetto Win (World Wide innovation Network), testato sia in Italia che all’estero e oggi è ampiamente utilizzato dagli agricoltori di molti Paesi in quanto incontra i requisiti di sostenibilità ambientale da tutti ricercati.
Folicist è un biostimolante della fioritura e dell’allegagione a base di Acetil-tioprolina (Atca), acido folico, glicinbetaina, estratto di Ascophyllum nodosum ed estratto di erba medica. Grazie alla sinergia fra i suoi componenti, Folicist stimola il metabolismo della pianta anche in presenza di fattori pedoclimatici sfavorevoli, come le elevate temperature che possono caratterizzare le fasi di pre-fioritura, fioritura e allegagione. Folicist apporta l’energia necessaria alla pianta per sostenere la divisione cellulare dei fiori e dei frutticini, ottimizzando l’allegagione e il riempimento dei baccelli.
La strategia di nutrizione per la soia prevede l’impiego di Shift in fase di post emergenza, allo stadio di seconda/terza trifogliata, in associazione al diserbo di post-emergenza, con una dose di 1 o 2 litri per ettaro. Successivamente, a inizio fioritura, in abbinamento al trattamento graminicida o acaricida, 1–1,5 litri per ettaro di Folicist.

 

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