Soldi ben spesi

SPANDICONCIME

La tecnologia applicata agli spandiconcime costa. Ma, grazie al risparmio in fertilizzanti, si ammortizza in tempi brevi


Ottavio Repetti, Terra e Vita
spandiconcime_Amazone

«Spendiamo circa 100mila euro l’anno in concime: se mi fa risparmiare anche soltanto il 10% del prodotto, in due anni lo spandiconcime si è già pagato».

 

Marco Guendalini, agricoltore e contoterzista mantovano, sintetizza in modo perfetto quello che dovrebbe essere il pensiero di un imprenditore nello scegliere un nuovo attrezzo: quanto concime posso risparmiare? O – in alternativa – di quanto posso aumentare le rese a parità di fertilizzante usato? Perché è chiaro, anche se molti hanno seguito una strada diversa, che la risposta al caro-fertilizzanti non è concimare meno, ma concimare meglio. Per questo motivo, nelle prossime pagine proponiamo tre soluzioni diverse, ma tutte caratterizzate da una consistente iniezione di tecnologia che, se ben usata, consente di evitare sprechi, inquinamenti inutili della falda e aumentare il l’efficacia del prodotto distribuito.

Addio prova di concimazione

 

Cominciamo da una famiglia di contoterzisti cremonesi, gli Anselmi. Renato e il padre Angelo, da oltre sei anni usano un Amazone Za-M Ultra, dotato di bilancia elettronica per il controllo delle quantità distribuite e del prodotto caricato. In pratica, il sistema pesa il concime nel momento del carico e successivamente continua a verificare il peso residuo, in modo da sapere costantemente quanto concime si è sparso. Soprattutto, però, la bilancia è in grado di eliminare la taratura della macchina; in altre parole rende superflua la prova di concimazione. «Per noi che lavoriamo con molti clienti diversi, e di conseguenza con molti concimi, è un risparmio di tempo enorme. In caso contrario, quando arrivi in una cascina, tra prova, taratura e regolazione si perde tranquillamente un’ora. Senza contare che non sempre là dove vai hanno a disposizione una bilancia e il secchio, quindi te li devi portare da casa. Con la pesa incorporata tutto questo non esiste più: carichi, imposti il dosaggio per ettaro e cominci a concimare senza alcun pensiero. La macchina sbaglia qualcosa nei primi 10 metri, poi fa la calibrazione del concime in base al peso e da quel momento è perfetta» ci spiega Renato Anselmi. Oltre al risparmio di tempo, continua il contoterzista, c’è anche un evidente beneficio di immagine. «Perché non è edificante vedere un contoterzista che traffica con un secchio e una bilancia, nel 2013».

 

L’utilità di uno spandiconcime a controllo elettronico non si limita ovviamente a questo. Una volta in campo, pesa e software regolano la distribuzione del prodotto e il conducente deve soltanto preoccuparsi di evitare sovrapposizioni. «Non si deve più stare attenti alla velocità: se rallenti la macchina riduce la distribuzione, se acceleri l’aumenta finché può. Quando non riesce più a tenere il passo del trattore, avvisa con un messaggio di allarme sul monitor». Superfluo dire che il rispetto delle dosi per ettaro è assoluto. «Con la pesatura elettronica non ci sono possibilità di errore. E i deflettori per la bordatura evitano di buttare concime sugli argini o nei fossi».

 

La soddisfazione del contoterzista è evidente; ma per quanto riguarda i clienti? Vedono qualche differenza rispetto a una concimazione tradizionale? «Certamente – risponde Renato Anselmi – e già prima di cominciare a lavorare. Per esempio, la pesa ci dice se i sacconi da 6 quintali contengono veramente 6 quintali di concime. In secondo luogo il rispetto dei dosaggi fa risparmiare loro diversi soldi, come pure l’eliminazione degli sprechi a bordo campo. Inoltre gli agricoltori possono avere un resoconto dettagliato di quanto distribuito campo per campo e in più, se vogliono, possono farci variare il dosaggio da un settore all’altro del campo; tutto questo si fa dal terminale, senza nemmeno girare un bullone».

Pesa e satellite

 

Per evitare i rischi di sovrapposizione un sistema c’è ed è il satellite, oramai sempre più diffuso in lavorazioni come concimazione, semina e diserbo. Marco Guendalini, l’agricoltore-contoterzista cui abbiamo fatto cenno all’inizio di questo servizio, lo scorso anno ha deciso di investire in questo senso. «Abbiamo voluto eliminare totalmente gli sprechi, scegliendo una macchina di ultimissima generazione. Se decido di dare 200 kg per ettaro, voglio che siano 200 e che si distribuiscano omogeneamente sul terreno, senza finire nei fossi o nelle scoline», ci spiega. La scelta è caduta su una delle ultime novità della Vicon, un attrezzo con pesa elettronica e sistema di controllo della posizione. «In più ha un software che consente di fare tutto, dai bordi esterni agli angoli di campo irregolari. La distribuzione è totalmente regolata dall’elettronica in base alla velocità e alla granulometria del concime. Il controllo avviene attraverso due motori elettrici, che hanno richiesto il cambio dell’alternatore del trattore, visto che hanno un assorbimento di potenza piuttosto alto».

 

Dopo qualche giorno passato a capirne il funzionamento, continua l’interessato, la macchina funziona perfettamente. «Il dosaggio è preciso in ogni condizione. In più si adegua autonomamente ai cambi di velocità e in questo modo anche l’operatore lavora più tranquillo. Avremmo potuto automatizzare anche la guida, con un motorino elettrico fissato al volante, ma abbiamo preferito fare le cose con gradualità. Da ormai dieci anni investiamo 6-7mila euro l’anno in tecnologia, per restare al passo con i tempi. Abbiamo la guida parallela anche sulla barra da diserbo, per esempio, e inoltre facciamo livellature laser con progetto al computer e calcolo delle pendenze, degli apporti di terreno e del costo finale. Ci piace tenerci aggiornati, insomma».

 

Un’altra cosa che Guendalini e i suoi dipendenti fanno da tempo è la mappatura dei campi: «Eseguiamo campionamenti sui terreni e sui liquami, per avere stime sullo stato dei trinciati. Presto o tardi integreremo questi lavori con la concimazione, in modo da variare il dosaggio in base alle necessità del terreno, ma come ho detto prima, preferiamo fare le cose con gradualità, per evitare “indigestioni” di tecnologia».

Il rateo variabile

 

È già arrivato al dosaggio variabile, invece, Massimo Salvagnin, un importante agricoltore ferrarese che da diversi anni lavora su mappe di vigore e agricoltura di precisione. Fino a livelli obiettivamente difficili da trovare nel nostro paese. Il suo ultimo acquisto, per esempio, è un rilevatore Arp con cui eseguire tomografie del terreno per valutarne tessitura e potenzialità. «Rispetto al classico rilevamento del vigore o della riflettanza spettrale, questo sistema non è influenzato dalla variabilità stagionale o dall’intervento dell’uomo e dunque fornisce mappe più stabili nel tempo. Inoltre, ha un basso costo di esercizio e un’alta resa, visto che permette di mappare fino a 50 ettari in un giorno». La macchina si aggancia a un quad (quadriciclo da fuoristrada, ndr) ed effettua i rilievi anche a 20 km/h di velocità, basandosi sulla conducibilità elettrica del terreno. Un sistema molto rapido, quindi, che consente di avere risultati in tempo reale.

 

Parliamo, però, di spandiconcime. Le mappe ottenute da Salvagnin sono la base per tutta l’attività colturale. Le impiega, per esempio, nella semina, per deporre più seme dove il terreno è più fertile. La stessa mappa, poi, può essere trasferita allo spandiconcime, che darà più fertilizzante là dove c’è più seme. Il rilevamento geo-localizzato delle produzioni, fatto grazie alla mietitrebbia con pesa e Gps, sarà la prova del nove per valutare se la coltivazione a intensità variabile ha avuto effetto. «La concimazione rappresenta, per noi, la finalizzazione di un lungo lavoro fatto a monte: 11 anni di mappe di resa, centinaia di analisi del terreno e otto anni di mappatura georeferenziata degli appezzamenti. Tutto questo finisce, sotto forma di mappa di prescrizione, nel terminale che controlla lo spandiconcime e che in questo modo adegua la dose per ettaro a seconda della fertilità del terreno e della densità di semina. Prendiamo l’esempio del mais: dove il suolo lo consente, mettiamo 88mila piante per ettaro. Che senso avrebbe concimare con lo stesso dosaggio di una parcella dove abbiamo 70mila piante? La concimazione a dosaggio variabile tiene conto di tutto questo». Per variare automaticamente la distribuzione, Salvagnin ha adattato uno spandiconcime Accord dotandolo di un software di gestione collegato con il rilevatore satellitare. In questo modo lo spandiconcime sa sempre quanto fertilizzante distribuire, zona per zona. «I risultati ci sono e si vedono al momento del raccolto. Per esempio, anche il 2012 per noi è andato relativamente bene; non quanto il 2011, ma nemmeno male come si sente dire in giro».

 

Per ottenere questi risultati, però, bisogna anche fare investimenti. Ma la tecnologia costa sempre meno e una parte importante di essa è ormai a disposizione di ogni agricoltore, attraverso i contoterzisti. Sono sempre di più, infatti, quelli che usano mietitrebbie dotate di Gps e pesa elettronica, dunque in grado di elaborare mappe di produzione del terreno. Possono bastare per cominciare a fare concimazione a dosaggio variabile? «Diciamo che è una partenza, ma priva di scientificità. Una cattiva produzione in un’area del campo può essere legata a mille motivi, non soltanto alla scarsa fertilità del terreno. Oltre alla resa sarebbe bene conoscere anche la tessitura del terreno, perché ha un’influenza diretta sul fabbisogno della pianta. Un suolo argilloso, per esempio, richiede meno azoto di uno sabbioso, ma a fine campagna ha comunque una resa inferiore. Lavorando con criterio e con precisione, al contrario, si possono ottenere risultati strabilianti».

Allegati

Scarica il file: Soldi ben spesi

Pubblica un commento