Seminatrici a file binate nuova frontiera per il mais

SEMINATRICI

seAttente analisi e prove in campo consentono di essere prudentemente soddisfatti dei risultati raggiunti.


Stefania Maria Rizzo, Terra e Vita
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L’obiettivo della semina a file binate del mais è quello di aumentare la produttività della coltura a parità di superficie coltivata e l’aumento della resa si riflette ovviamente in un aumento del reddito per l’agricoltore. La semina a file binate all’estero, soprattutto negli Stati Uniti dove negli areali maidicoli, a fronte di un aumento di densità di semina dell’8%, a parità di condizioni e di apporti di mezzi agronomici, la produzione aumenta dall’8% fino al 16%, e in Argentina, è una delle tecniche utilizzate dagli agricoltori con buoni risultati. La frontiera europea, e soprattutto quella italiana, è ancora un mondo in osservazione sia per le ditte sementiere che per le case costruttrici di macchine agricole. Attente analisi e prove in campo consentono di essere prudentemente soddisfatti dei risultati raggiunti in questo secondo anno di sperimentazione. Infatti, la prima campagna di sperimentazioni è iniziata con la semina del 2011, poi è proseguita con le semine primaverili del 2012. È pur vero che due anni di osservazioni in campo e di raccolte dati non sono sufficienti, considerata la variabilità del nostro territorio e del clima, ma sono pur sempre un buon inizio.

Assodato che il mais diviene una coltura da reddito se seguita con attenzione dalla fase di semina, con la scelta del miglior ibrido in funzione dell’ambiente in cui si lavora, fino alla raccolta e allo stoccaggio, l’agricoltore e il contoterzista possono migliorare la resa affidandosi a ibridi studiati ad hoc e sperimentando in campo le nuove tecniche di semina. La tecnica del “twin row” ossia della fila gemella o binata è associata a una differente distanza di semina tra le file e sulla fila. Per permettere alla pianta di avere a disposizione il maggior spazio possibile per crescere e svilupparsi senza entrare in competizione luminosa e superficiale, si variano le distanze di semina.

Monosem e Matermacc

Per quanto riguarda Monosem, ditta francese già presente negli Stati Uniti da anni e che conduce delle sperimentazioni anche nell’ambito italiano, lo schema prevede una fascia di 20 cm intervallata da una fascia di 55 cm e un’altra fascia da 20 cm. In questo la distanza in totale di 75 cm rimane invariata, mentre le due fasce laterali di 20 cm ciascuna ospitano i semi posti a quinconce, ossia alternati tra loro in modo da avere a disposizione la massima distanza. Con l’ibrido di mais adatto si può passare da un investimento tradizionale di 7 piante per metro quadrato di superficie a un investimento di 10,2 piante per unità di superficie.

Il sistema Sync Row utilizzato da Monosem è brevettato, sincronizza i due distributori e assicura in questo modo una semina ottimale. Il seme è posto su due linee distanti 20 cm invece di un interfila fisso di 75 cm. Il sistema è stato sviluppato nel 1992 da un rivenditore Monosem per la semina delle arachidi negli Stati Uniti, nel 1994 è stato commercializzato e ha subito interessato sia i coltivatori di cotone che di soia; nel 2003 il sistema Twin Row è stato depositato e nel 2008 è stato brevettato il Twin Row Sync-Row.

Si tratta di un sistema che distanzia i semi sulle file binate di 32,26 cm: all’interno della stessa binata la distanza è di 20,32 cm, mentre in diagonale la distanza tra le piante è pari a 26,67 cm. In questo modo le piante possono crescere senza problemi di competizione di suolo e di luce. Per quanto riguarda invece lo schema proposto da Matermacc, la distanza tra le binate è pari a 53 cm e all’interno della stessa binata la distanza tra i semi è pari a 26 cm sulla stessa fila e a 13 cm tra seme e seme sulla binata. In questo modo la distanza tra il centro delle due binate e il corridoio centrale è pari a 75 cm.

In tutte le macchine proposte dalle maggiori case costruttrici gli elementi di semina sono inseriti sulle barre sfasati tra loro di una distanza pari alla metà della distanza di semina impostata. Si avranno pertanto due elementi di semina sfalsati e arretrati di 40-50 cm rispetto all’elemento gemello e gli elementi in totale sono in numero doppio, comportando un aumento del peso dell’attrezzo trainato e quindi una maggiore richiesta di forza motrice al trattore che deve essere adeguato. Nel caso di Monosem, ogniqualvolta si debba variare la distanza di semina è necessaria una sincronizzazione di tutto l’attrezzo. Negli Stati Uniti il sistema agronomico è diverso rispetto a quello italiano e le vaste dimensioni del territorio, con pochi problemi dovuti allo spostamento su strade, permettono l’utilizzo di grandi macchine che usano concimazione liquida. In Italia la concimazione invece è granulare, pertanto l’attrezzatura necessita di adeguamento.

Matermacc è presente nel mercato italiano con dei prototipi di seminatrici Twin Row. La differenza sostanziale con le altre case costruttrici sta nella presenza di un unico elemento di semina per entrambe le binate. I vantaggi si evidenziano a parità di peso complessivo della macchina, con un minor sforzo di sbalzo sull’attacco a tre punti e una richiesta di minore forza motrice al trattore. L’appaiamento degli elementi seminatori consente di cambiare in maniera veloce la distanza di semina agendo solo sul primo elemento binato, mentre gli altri si adeguano di conseguenza. Interessante è inoltre considerare che questa attrezzatura si inserisce nel parco macchine dell’azienda senza sconvolgerlo: per quanto riguarda la raccolta, infatti, con una classica barra da granella di 75 cm di interfila vengono raccolte le file binate insieme grazie a uno spostamento a destra e a sinistra di 10 cm delle piante nella binata e lo spannocchiatore non ha rivelato nessun problema. Nemmeno nel caso di trinciatura del mais da insilato o da biogas si sono verificati problemi utilizzando una barra tipo Kemper. Per quanto riguarda le altre operazioni colturali come la sarchiatura o la difesa, le macchine attualmente presenti sono tutte utilizzabili o facilmente adattabili. Nel caso dei trattamenti, fermo restando l’interfila di 53 cm, è sufficiente entrare in campo con pneumatici più stretti, mentre per quanto riguarda i trattamenti contro la piralide è necessario entrare con trampoli particolari.

Cantieri standardizzati

La scelta di adottare una tecnica di semina a file binate dovrebbe permettere l’uso delle attrezzature già esistenti in azienda o di adattamenti facilmente proponibili. Un interessante passo successivo consentito dalla tecnica di semina a file binate sarebbe quello di standardizzare i cantieri di mais e soia. Quest’ultimo è già mutuato per tutto da quello del mais, mentre resta ancora esclusa la raccolta con il cantiere della barbabietola. L’operazione necessaria alla seminatrice per essere adattata alla varie colture a semina primaverile, mantenendo invariato l’interfila a 53 cm, sarebbe una veloce sostituzione dei dischi di semina. Peraltro si può sempre agire con l’esclusione di una o più file chiudendo l’aspirazione del disco di semina.

I risultati finora ottenuti rivelano un aumento della resa per ettaro, ma in questa fase di studio è già una conferma che la produzione non sia diminuita, che la macchina abbia dato buoni risultati e che il parco macchine esistente sia ben adattabile. L’adozione di questa “nuova” pratica agricola richiede per l’azienda l’investimento sull’acquisto dell’attrezzatura e il prezzo della seminatrice potrebbe essere lievemente più elevato di quello di una seminatrice tradizionale, se non altro per la presenza di un maggior numero di elementi di semina. Se la resa è maggiore e quindi il reddito aumenta, l’investimento in nuove attrezzature è largamente ripagato.

Negli Stati Uniti tutte le maggiori ditte costruttrici come John Deere, Case IH, Kinze e altre ancora propongono modelli Twin Row per la semina delle arachidi, per cui si può dire che oltreoceano il mercato è consolidato. In Italia, invece, le prove attualmente in via di svolgimento hanno fornito buoni risultati che lasciano ben sperare per una futura introduzione su larga scala. È doveroso essere cauti e valutare sempre l’introduzione di nuove tecniche contestualizzandole agli ambienti pedoclimatici e variabili che contraddistinguono la nostra penisola. In Italia, inoltre, altre grandi ditte costruttrici di seminatrici propongono attrezzature che dimezzano la distanza di semina a 37,5 cm, ma il parco macchine per tutte le operazione successive dovrebbe essere adattato oppure, come già avviene in Germania, si può proporre il sistema di tram line che consente di creare la carreggiata di 75 cm. Questa soluzione si adatta perfettamente al mais da insilato o da biogas, ma è improponibile per il mais da granella.

In tutto questo alacre lavorio per andare incontro alla soddisfazione dell’agricoltore e di tutte le altre figure professionali in agricoltura è doveroso fare una valutazione riferita alla realtà della Pianura padana e alla gestione agronomica del terreno nel rispetto ambientale, dove l’aumento dell’investimento per unità di superficie deve essere sorretto dallo studio e dall’introduzione di ibridi adatti.

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