Mais, alta densità e file binate aumentano la produzione

SPERIMENTAZIONE

Rese elevate sia con un investimento di 10 semi/mq, sia con 9 semi/mq e interfila tradizionale a 75 cm.


Roberto Bartolini, Terra e Vita
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L’obiettivo è aumentare le rese per ettaro e il primo presupposto per raggiungere questo traguardo viene dalla ricerca genetica che ha messo a punto ibridi di nuova generazione capaci di esaltare il loro potenziale produttivo con l’alta densità di semina, grazie a una eccezionale “tenuta” della pianta, in senso sanitario e agronomico. Dekalb distingue, nella sua ampia gamma, gli ibridi con queste caratteristiche con la sigla “Alta Efficienza” e tra questi ha scelto il DKC6815 per un progetto biennale di sperimentazione in campo sull’alta densità, avviato nel 2012 con oltre 200 parcelloni dislocati in diversi ambienti pedoclimatici rappresentativi dell’area di coltivazione del mais in Italia.

La genetica, il punto di partenza

«Tutti gli ibridi Alta Efficienza – evidenzia Fabio Roverso, responsabile settore agronomico di Dekalb – grazie all’innovativa genetica si adattano agli obiettivi di alta densità. Ma per avere sempre risultati confrontabili, per la sperimentazione abbiamo scelto il DKC6815. Il 2012, anno eccezionalmente difficile dal punto di vista climatico, si è rivelato importante per testare la nostra nuova “visione agronomica” dell’alta densità. Nella campagna appena conclusa, a parità di input tecnici, abbiamo messo a confronto, sia in irriguo che in asciutto, tre diverse densità di semina: 7,5 e 9 semi al mq, con la tradizionale interfila a 70-75 cm, e 10 semi a mq con una sistemazione delle piante a file binate in sincronia, cioè con una pianta sfalsata dall’altra». Questo nuovo schema di semina prevede una distanza tra le bine, cioè tra due file seminate, di 22 cm, con interfila tra bina e bina di 53 cm. La distanza tra l’asse centrale delle due bine rimane a 75 cm (o, eventualmente, a 70 cm). «Va ribadito con forza – continua Roverso – che l’investimento di 10 semi/mq è praticabile solo in abbinamento a materiali genetici adatti e con spiga “fix”, cioè con spiga che non perde in dimensione all’aumentare del numero di piante per unità di superficie. Con lo schema a file binate si ottiene una distribuzione più omogenea delle piante nello spazio disponibile in campo, a garanzia di un utilizzo più razionale di acqua, luce ed elementi nutritivi da parte delle singole piante, minimizzando i fattori di competizione conseguenti all’alta densità».

Semina, sarchiatura e trattamenti

Analizziamo alcuni aspetti agronomici che caratterizzano il percorso della fila binata.

«Per effettuare semine in molte località e con facili spostamenti, oltre alla seminatrice a 4 bine, ne abbiamo utilizzate altre due a 2 bine, tutte realizzate dalla società Matermacc (vedi box, ndr). Si è operato su tutti i tipi di terreno senza riscontrare particolari problemi in fase di semina. La sincronia effettiva in campo così come le emergenze sono state buone e in funzione della velocità di semina.

Ricordiamo, inoltre, che questo tipo di impostazione è perfettamente compatibile con semina di soia e colza per avere un’unica seminatrice per varie colture».

Passiamo alla sarchiatura. «L’operazione è stata effettuata sull’interfila a 53 cm, a patto di togliere i due elementi esterni e laterali dell’elemento sarchiante, che normalmente è costituito da cinque elementi a “V”. L’operazione è semplice e rapida. La carreggiata del trattore, invece, non va modificata. Un altro aspetto importante riguarda la possibilità di applicare, senza problemi alle file binate la manichetta per l’irrigazione a goccia. Per quanto riguarda il trattamento con trampolo in fioritura, è stato eseguito senza alcun problema, salvo il fatto che è opportuno utilizzare trampoli che lavorano su interfile a 53 cm, procedendo a bassa velocità».

Raccolta con barre normali

Molti interrogativi a inizio campagna si addensavano a proposito della fase di raccolta. Com’è andata?

«Abbiamo superato ogni più rosea aspettativa, tant’è che anche i contoterzisti più scettici alla fine hanno esclamato: tutte qui le difficoltà?! Le mietitrebbie, sia con barra normale utilizzata per le file a 70 e 75 cm , sia quelle dotate di trinciastocchi applicato sotto la barra che deve operare molto vicino alla superficie del terreno, hanno raccolto senza perdite di granella e senza incontrare alcun problema».

Da 8 a 13 q/ha in più di granella

Veniamo ai dati produttivi di questo primo anno di sperimentazione in campo.
«Il primo punto da sottolineare è che la semina a file binate non ha evidenziato cali produttivi rispetto agli altri due investimenti testati, anche in condizioni di forte stress. Secondo: al crescere delle condizioni di fertilità e di disponibilità irrigua, la tecnica della fila binata a 10 semi/mq dimostra di dare vantaggi produttivi crescenti all’agricoltore. Fatta 100 la produzione dei campi seminati convenzionalmente a 70-75 cm con 7,5 semi/mq, il passaggio a 9 semi/mq (sempre a 70-75 cm di interfila) fa aumentare la produzione in media del 5%, che significa, a seconda delle aree produttive, tra 5 e 9 q/ha in più. Questo è un risultato importante per l’agricoltore e si raggiunge utilizzando il parco macchine esistente, senza necessità di nuovi investimenti. Passando alla fila binata con 10 semi/mq, il vantaggio produttivo è pari al 9% circa e quindi l’aumento finale di produzione, rispetto alla semina di 7,5 semi/mq con interfila 70-75 cm, varia tra 8 e 13 q/ha. In questo caso occorre dotarsi di una nuova seminatrice specifica per questo schema di semina.

Il costo in più del seme, per arrivare a 10 semi/mq, corrisponde a circa 3 q/ha di granella per la fila binata, e a 2 q/ha di granella per l’investimento di 9 semi/mq».

I risultati di questo primo anno sono dunque molto incoraggianti.
«Si tratta di dati molto promettenti e nel 2013 aumenteremo ulteriormente il numero di campi prova, anche per quanto riguarda il trinciato. Per questo prodotto la fila binata nelle semine 2012 ha dato riscontri altrettanto positivi, poiché il maggior numero di spighe a ettaro fa aumentare la percentuale di amido nell’insilato e quindi, l’apporto di energia della razione; accresce anche la massa altamente digeribile (le foglie) per l’aumento di piante a ettaro. Tutto ciò significa più latte dalle bovine e più energia dagli impianti a biogas».

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