Il suino di alta qualità nelle filiere certificate

SUINICOLTURA

Claudio Veronesi allevatore di suini a Sustinente in provincia di Mantova.


Roberto Bartolini, Terra e Vita
veronesi_suinicoltura

«Il futuro è per chi riesce ad esprimere massima
professionalità in campagna e in stalla e specializza la sua produzione uscendo
dalle logiche dei bassi prezzi, puntando con decisone sull’alta qualità». Claudio Veronesi è un allevatore di
suini a Sustinente in provincia di Mantova, con oltre 700 scrofe in produzione a
ciclo chiuso e 310 ettari di terra dove produce mais, orzo e frumento destinati
per intero alla razione giornaliera dei suoi animali. Fa il suinicoltore da una
vita e quattro anni fa ha deciso di voltare pagina e di puntare sulla
specializzazione. «Attualmente la nostra produzione è indirizzata verso due
filiere, Coop Ogm free e Plasmon per l’infanzia e una terza è in arrivo. Il
punto di partenza per attivare queste filiere è poter disporre della materia
prima aziendale e noi ci siamo attrezzati per questo. Da cinque anni portiamo
avanti con successo una rotazione triennale che prevede il mais in successione
a se stesso per due anni e al terzo anno inseriamo il cereale vernino».

Avete utilizzato
Adengo, il nuovo diserbante mais?

«Quest’anno Adengo è stato utilizzato su una superficie di
50 ha circa dislocati in 4 appezzamenti distinti e distanziati gli uni dagli
altri. In tutti e 4 gli appezzamenti vi era la presenza di erba allo stadio
giovanile compreso abutilon. Il trattamento è stato effettuato 2-3 gg prima che
piovesse e ad oggi il prodotto sembra aver funzionato».

Disciplinari di produzione controllata

Per le due filiere quali sono gli accorgimenti
operativi e gestionali che ha dovuto implementare in azienda?

«Per entrambe le filiere dobbiamo attenerci a disciplinari
di produzione piuttosto rigidi, sia da un punto di vista sanitario che alimentare
e la produzione è a tracciabilità totale. Per la filiera Coop Ogm free, a parte
i cereali aziendali sui quali garantiamo personalmente, la soia che entra nella
razione dei suini viene acquistata da una società specializzata con un
certificato di qualità e i tempi di sospensione di eventuali farmaci utilizzati
devono essere raddoppiati. Per la filiera Plasmon, le richieste sono ancora più
stringenti, con un capitolato specifico che riguarda l’aspetto veterinario. Ad
esempio, al momento del conferimento dei suini per la macellazione vengono
prelevati dei campioni di carne che vengono messi in coltura per verificare l’assenza
di residui di antibiotici e sulfamidici. Per quanto riguarda le profilassi
sanitarie, i nostri suini quando hanno raggiunto un peso di 25-30 kg, vengono
spostati dallo svezzamento al settore ingrasso nel quale non avvengono più
medicazioni».

Parliamo delle stalle.

«Abbiamo stalle piccole, al massimo con 10-13 capi,
dividiamo i maschi dalle femmine e scegliamo gruppi di animali omogenei, per
evitare conflittualità. Tutte le strutture sono coibentate e le più recenti
costruite con materiali di ultima generazione, con cupolini e un sistema
automatico di chiusura e apertura delle finestre in base alla temperatura
esterna».

Il mangimificio aziendale a garanzia della filiera

Come avete organizzato
l’alimentazione?

«Questo è un altro aspetto decisivo per la salute degli
animali e per poter lavorare in una filiera certificata. Il mangimificio
aziendale produce la nostra razione giornaliera e acquistiamo dall’esterno solo
i nuclei. Un computer centrale regola tutte le operazioni, facendo dialogare i
nostri mulini con il mangimificio e con l’impianto di alimentazione in modo da
far arrivare in automatico la razione direttamente alla mangiatoia. Il 55%
della dieta giornaliera dei grassi è costituita da pastone di mais che è un
prodotto che segue un iter particolare. La granella viene raccolta dal campo al
35% di umidità e nel giro di un’ora viene macinata in un mulino speciale che
macina e spinge il prodotto in uno dei 4 silos da 10mila q dove all’interno è
presente una fresa che comprime il prodotto. Così facendo il pastone risulta
sempre freschissimo, come fosse appena fatto e mantiene tutte le sue caratteristiche
qualitative».

Cosa c’è dietro l’angolo?

«La terza filiera riguarda il prosciutto di Parma e San
Daniele ed è denominata “la testina”, un marchio che attesta il fatto che i
suini anziché essere macellati a 9 mesi e un giorno di vita rimangono in
allevamento per un mese in più. Così facendo la carne è più matura e cresce in
qualità e il prodotto viene destinato a una gamma alta».

Dopo, tante fatiche
vengono poi ricompensate?

«Se partiamo da un prezzo
medio di 1,400 euro/kg per un suino normale, nel nostro caso i premi di
produzione sono più alti rispetto a quelli normali, ma soprattutto il vantaggio
risulta essere inseriti in un circuito di qualità che ci fa ben sperare per il
futuro».

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