Agricoltura conservativa non solo per ridurre i costi

TECNICA

Le tecnologie vanno valutate per il loro impatto sull’intero processo produttivo.


Giuseppe Elias*, Terra e Vita
seminatrice_su sodo

Di recente l’agricoltura conservativa è stata messa in discussione.

Alcune critiche mettevano in dubbio la forte riduzione dei costi, che è sempre stata indicata come uno dei maggiori benefici. Inoltre sono state mosse delle obiezioni anche sulla reale applicabilità di questo tipo di agricoltura ad aziende di piccole e medie dimensioni.

Proviamo allora a fare chiarezza, a partire dalle definizioni. Le tecniche di agricoltura conservativa sono tre: minima lavorazione, strip till e semina diretta o sodo. Vediamo quali sono le loro caratteristiche e le macchine adatte a ciascuna di esse.

MINIMA, SOTTO I 15

La lavorazione non deve provocare l’inversione degli strati, la lavorazione non deve eccedere i 15 cm di profondità, nel suolo al termine della m/l si devono poter identificare ancora degli aggregati terrosi, in superficie si devono trovare residui colturali. Questo residuo potrà essere più o meno abbondante in funzione della precessione colturale e del tipo di raccolto.

Le macchine adatte sono tutte quelle macchine che hanno le seguenti caratteristiche:

– denti fissi o elastici in grado di smuovere il terreno sodo senza provocare formazione di suole di lavorazione, sino a una profondità massima di 15 cm e in grado di non causare inversione degli strati del terreno, anche allo scopo di garantire quella copertura “minima” del suolo in ogni momento dell’anno;

– nessun elemento di lavorazione mosso dalla PTO;

telaio portato, semi portato o trainato.

Sono ammessi e possono essere aggiunti alla macchina:

– elementi lavoranti di finitura, quali rulli pieni, a gabbia, packer e rastrelli leggeri e pesanti;

– elementi lavoranti di pre-lavorazione, quali dischiere diritte e inclinate in grado di operare senza invertire gli strati;

– la distribuzione degli organi sul telaio deve garantire la circolazione dei residui colturali (minore densità delle ancore nella parte frontale della macchina, sufficiente altezza da terra, ampia distanza longitudinale tra le ancore);

– una macchina da minima lavorazione deve potenzialmente garantire il risultato (la possibilità di seminare) in un solo passaggio.

La semina in combinata è ammessa solo con macchine che nella parte di lavorazione del terreno hanno le caratteristiche indicate ai precedenti punti.

Le macchine per la distribuzione dei liquami interrati sono ammesse solo se nella parte di lavorazione del terreno hanno le caratteristiche indicate ai precedenti punti.

STRIP TILL, LAVORARE IN BANDE

Lo strip till consiste in una pratica agronomica che prevede una lavorazione in banda dell’area di semina da effettuarsi in tempi antecedenti la semina. La banda lavorata non deve superare i 15-20 cm di larghezza e 15 di profondità.

La lavorazione non deve provocare l’inversione degli strati. Nel suolo al termine della m/l si devono poter identificare ancora degli aggregati terrosi.

Le macchine adatte allo strip till hanno le seguenti caratteristiche:

denti fissi o elastici in grado di smuovere il terreno sodo senza provocare formazione di suole di lavorazione, su bande 15-20 cm a una profondità massima di 15 cm e in grado di non causare inversione degli strati del terreno, anche allo scopo di garantire quella copertura “minima” del suolo in ogni momento dell’anno;

– nessun elemento di lavorazione mosso dalla PTO;

– telaio portato, semi portato o trainato.

Sono ammessi e possono essere aggiunti alla macchina elementi lavoranti di finitura, quali rulli pieni, a gabbia, packer e rastrelli leggeri e pesanti operanti sulla banda lavorata.

SEMINA SU SODO O DIRETTA O AGRIBLU

La semina su sodo consiste nell’utilizzo di una seminatrice in grado di deporre il seme su un terreno non pertrubato da alcuna lavorazione precedente.

Una seminatrice da sodo deve avere le seguenti caratteristiche:

– deposizione del seme mediante assolcatori a dischi su di un terreno non lavorato e con presenza di residui colturali in un passaggio unico;

– sono ammessi organi lavoranti da anteporre agli assolcatori costituiti da dischi o stelle di vario tipo, che eseguano una lavorazione massima di 15 cm in banda (zona di semina) e di 10 cm in profondità;

– contemporaneamente alla semina, può eseguire anche altre operazioni, quali: concimazione localizzata, diserbo e geodisinfestazione, attraverso organi aggiuntivi descritti al precedente punto;

– dev’essere trainata o semi portata in modo da scaricare tutto il peso a terra. Il peso generato dall’azione combinata delle molle di carico e del peso stesso dell’elemento, in ogni caso, non dev’essere potenzialmente inferiore a 200 kg per ciascun elemento.

*L’autore è assessore all’Agricoltura
della Regione Lombardia.

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