Bioagrofarmaci, Fem coordina il progetto Interfuture

Finanziato dalla Commissione europea, prevede 11 dottorati di ricerca industriale

Valerio Rossi Stacconi, tecnico allevamento di insetti dannosi alle colture vegetali ai fini di sperimentazione.

La produzione sostenibile in agricoltura sta diventando una priorità per la ricerca ed una sfida per il futuro e c’è sempre maggior richiesta di prodotti ad alto contenuto tecnologico ma a basso impatto ambientale. La Fondazione Edmund Mach, in prima linea nella ricerca di bioagrofarmaci, coordina un nuovo progetto finanziato dalla Commissione europea denominato “Interfuture” che prevede 11 dottorati di ricerca industriale, un’assoluta novità nel panorama accademico europeo.

Un nuovo percorso di dottorato di ricerca industriale. Il progetto fa parte delle azioni Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) del programma Horizon 2020 per il finanziamento della ricerca europea. La novità di questo percorso di dottorato è costituita oltre che dalla transnazionalità (i giovani ricercatori dovranno fare il loro percorso di dottorato in un paese europeo diverso da quello in cui si sono laureati) anche dalla transettorialità: gli studenti dovranno spendere metà della loro formazione effettuando la loro ricerca presso un’industria. Di conseguenza questi percorsi di dottorato, oltre a fornire una solida base di ricerca presso le più prestigiose università europee, permetteranno ai giovani dottorandi e dottorande di sperimentare e mettere in pratica nella realtà aziendale le loro scoperte.

Nel microbioma delle piante il motore per la difesa sostenibile. FEM affronta un tema estremamente innovativo su cui il modo produttivo ed industriale punta molto: lo sviluppo di bioagrofarmaci e metodi alternativi ai pesticidi di sintesi chimica. L’approccio scelto dal progetto è quello di sfruttare i microrganismi associati alla pianta e i loro metaboliti, cioè il “microbioma delle piante”. L’obiettivo della ricerca è sviluppare bioagrofarmaci di prossima generazione per il controllo dei patogeni e parassiti delle piante e di nuovi fertilizzanti che possano promuovere la crescita vegetativa senza effetti inquinanti sull’ambiente.

Per presentare il progetto si è svolto nei giorni scorsi a Bruxelles un meeting aperto da Valeria Liverini, capo dell’ufficio per i rapporti con l’Unione europea della Provincia autonoma di Trento a Bruxelles e dalla coordinatrice del progetto Interfuture, Ilaria Pertot, ricercatrice della Fondazione Edmund Mach. Presenti anche i rappresentanti dei partner coinvolti: Università di Reims Champagne-Ardenne in Francia, Università di scienze naturali di Vienna, Università di Newcastle, Università di Nottingham nel Regno Unito, Università degli studi del Molise. Le industrie associate sono la spagnola Desarrollo Agrícola y Minero, S.A.(Daymsa), Inoq GmbH in Germania, BIPA e BioBest in Belgio e l’inglese Azotic Technologies Ltd, tutte altamente specializzate in innovazioni per l’agricoltura.

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