Bicarbonato di sodio, maggiori dosaggi nella razione migliorano le performance delle bovine da latte

Studio dell’Università Cattolica di Piacenza: vacche da latte alimentate con una dieta a più elevato contenuto di BicarZ hanno migliorato la produzione di latte e le condizioni di salute

PRIMA FOTO L'ASPETTO DEL bicarz-breeder-hands

Pubblicato sulla rivista specializzata Informatore Zootecnico un approfondito articolo scientifico sull’alimentazione delle bovine da latte firmato da tre docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza: Maurizio Moschini, Francesco Masoero, Erminio Trevisi.

L’articolo dà conto di una sperimentazione effettuata appunto dall’ateneo piacentino, in collaborazione con Solvay, al termine della quale è emerso che le vacche da latte alimentate con una dieta a più elevato contenuto di bicarbonato di sodio hanno fatto registrare una maggior produzione, pari a 1,6 litri nei primi 140 giorni di lattazione. Tra gli altri risultati una buona risposta alla riduzione dell’ingestione da stress termico.

Riassumeremo di seguito i termini principali di questo articolo.

Per saperne di più, però, si può consultare il sito internet www.acidosiruminale.it  oppure si può consultare la versione integrale dell’articolo citato cliccando sul link riportato qui sotto:

Informatore Zootecnico n. 9.2016, articolo bicarbonato

Le motivazioni di questa indagine sono state descritte così dai tre accademici: «L’utilizzo di alimenti ad elevato contenuto di amido e grado di fermentescibilità rappresenta una pratica diffusa in diete per vacche da latte ad alta produzione per sostenere la crescente domanda energetica, particolarmente nelle fase iniziale della lattazione. In queste condizioni l’accumulo di acidi organici a livello ruminale (Krause e Oetzel, 2006) può determinare condizioni di acidosi manifeste e subcliniche (Plaizier e coll., 2008) che, se non adeguatamente affrontate, possono minare le basi per un successo produttivo nell’intera lattazione ed in casi gravi compromettere la permanenza dello stesso animale nella mandria.

Attualmente non esistono molti strumenti per monitorare l’instaurarsi ed il persistere di tali condizioni avverse a livello ruminale e l’impiego di sostanze tamponanti in diete per vacche da latte rappresenta una delle vie intraprese per tentare di arginare il manifestarsi di questa eventualità. Ad influire sull’efficacia della misura intrapresa gioca il fatto che spesso risultano ignoti sia il potere tampone della dieta che il carico di acidi a livello ruminale.

Nelle nostre condizioni di allevamento, il bicarbonato di sodio rappresenta il tampone maggiormente presente in diete per vacche da latte con un range di utilizzo di 80-150g/capo/giorno. Tuttavia, anche il livello più elevato di inclusione potrebbe risultare insufficiente nella prima fase di lattazione giustificando dosaggi di bicarbonato superiori a quelli normalmente utilizzati al fine di preservare la montata lattea, la produzione e la qualità del latte nonché le performance riproduttive e le condizioni di salute degli animali».

La prova di campo: utilizzo di un più elevato dosaggio di bicarbonato di sodio

Per verificare questa ipotesi è stata effettuata una prova in un’azienda agricola con 800 vacche da latte in mungitura nel periodo marzo-agosto 2015. Come anticipato, questa prova è stata realizzata in collaborazione con Solvay, azienda che produce e commercializza il Bicar®Z, bicarbonato di sodio per utilizzo zootecnico.

Gli animali, allevati a stabulazione libera, erano monitorati con i sistemi Afimilk® e Afiact® per la registrazione giornaliera ed individuale della produzione di latte su 3 mungiture, attività, rilevazione del calore e stato di salute degli animali. La prova ha interessato vacche pluripare in lattazione, confinate in quattro gruppi da 120 animali, e alimentati con una stessa dieta base a due livelli di inclusione di Bicar®Z.

I risultati della prova: produzione e qualità del latte, performance riproduttive e condizioni di salute

Sulla base dei dati produttivi registrati individualmente, sono state calcolate le curve di lattazione utilizzando il modello di Wood (Dematawewa e coll., 2007). Non si sono riscontrate differenze tra i gruppi di trattamento né per le variabili della curva del modello (produzione iniziale di latte, montata lattea e pendenza dopo il picco) né per le variabili calcolate (settimana media al picco e persistenza della curva).

Dalla curva del modello ottenuta considerando le produzioni giornaliere si evidenzia però un aumento produttivo di 1,6 kg di latte/capo nel gruppo ad alto bicarbonato rispetto al controllo, pari a 224 kg quando espresso sulle 20 settimane di controllo. Gli animali alimentati con il più elevato livello di bicarbonato nella dieta hanno avuto un’ingestione di sostanza secca superiore (+1,1 kg come media di gruppo) rispetto al controllo, con un’efficienza alimentare di 1,45 (kg latte/kg di sostanza secca ingerita).

Un’altra cosa emersa dall’indagine piacentina è che la riduzione dell’ingestione da parte delle bovine dovuta a stress termico può iniziare molto presto nell’anno solare. Dunque già dal mese di maggio la razione per gli animali maggiormente produttivi o freschi dovrebbe essere adeguata di conseguenza. «In queste eventualità la presenza in rumine di un quantitativo più elevato di sostanze tamponanti al di là di quelle naturalmente prodotte dall’animale durante la masticazione/ruminazione può essere di aiuto nel gestire possibili turbe ruminali dovute a variazioni improvvise del quantitativo di sostanza organica ingerita».

I parametri della qualità del latte non hanno evidenziato differenze significative tra i trattamenti eccetto che per una maggior quantità di lattosio prodotto (7%) nel gruppo a più elevato livello di bicarbonato.

E la produzione di latte nel gruppo ad alto livello di bicarbonato è risultata significativamente più elevata (6%) e numericamente più elevata (1,8 kg/capo) quando corretta al 4% di grasso rispetto al controllo. La maggior produzione di lattosio nel gruppo ad alto livello di bicarbonato potrebbe essere verosimilmente collegata alla più alta assunzione di alimento e quindi disponibilità di glucosio per la ghiandola mammaria.

L’articolo mette in evidenza anche i termini della miglior condizione metabolica degli animali alimentati con la dieta a più elevato contenuto in bicarbonato, facendo riferimento ai parametri del profilo metabolico.

Conclusioni

Le conclusioni dei tre docenti piacentini sono queste: «In conclusione vacche da latte alimentate con una dieta a più elevato contenuto di bicarbonato (Bicar® Z) hanno ottenuto una maggior produzione di latte pari a 1,6 litri nei primi 140 giorni di lattazione con effetti positivi su alcuni parametri indicatori di buona salute epatica senza effetto apparente sull’escrezione di minerali nelle urine.

Nel complesso la fisiologia digestiva sembra migliorare suggerendo un minor carico organico potenzialmente fermentescibile in grado di raggiungere il tratto inferiore dell’intestino. Inoltre, animali alimentati con una dieta a più alto contenuto in bicarbonato hanno ottenuto parametri di performance riproduttiva (percentuale di animali gravidi e intervallo parto-concepimento  migliori rispetto al gruppo controllo».

(I.Z.)

 

 

 

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