Aziende Bennati, se il frumento è foraggero

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È utilizzato nell’alimentazione dei 1.800 bovini di questa grande azienda zootecnica friulana. Che si distingue anche per la produzione di ben 75mila quintali di latte all’anno


Giorgio Setti, Informatore Zootecnico
frumento foraggero

La società agricola Aziende L. Bennati, della provincia di Gorizia, con 900 bovine in lattazione, 706 ettari a foraggio e una produzione di circa 75mila quintali di latte all’anno è probabilmente il più grande produttore di latte del Friuli Venezia Giulia dopo l’azienda di Tor Viscosa. Imponenti in particolare le strutture zootecniche, come evidenziano le foto.

 

Ma le grandi dimensioni non sono l’unica caratteristica per la quale questa azienda zootecnica si segnala. C’è anche un altro fattore: le innovative scelte tecniche in materia di alimentazione delle bovine, con un forte ricorso a una materia prima non molto impiegata nel resto d’Italia, il frumento, nella forma semiappassito e soprattutto in quella trinciata e insilata. In ogni caso gran parte della superficie agricola è destinata a produrre foraggi in forma di insilato, semi appassito o affienato.

 

D’altra parte l’amministratore delegato Fabio Coser e il responsabile aziendale per le produzioni agricole Roberto Bert spiegano: «L’azienda, per vocazione e per necessità, è impegnata a valutare costantemente le innovazioni che possono migliorare la redditività nel suo complesso».

L’azienda

 

Prima comunque di vedere i dettagli di questi due fattori, le grandi dimensioni dell’allevamento e la foraggicoltura, ricordiamo che il centro zootecnico e agricolo è stato fondato nel 1938 da Arnaldo Bennati, un armatore navale ligure di successo trasferitosi in quegli anni a Venezia. Oggi l’azienda agricola è diretta dalla terza generazione della famiglia Bennati, nella persona di Francesca Bortolotto Possati, nipote di Arnaldo Bennati.

 

L’azienda agricola occupa una superficie totale di 901 ettari. Con sede a San Canzian d’Isonzo (Go), si estende fra i comuni di Ronchi dei Legionari, San Canzian di Isonzo e Staranzano. Fra i settori di attività, oltre alla zootecnia e alle coltivazioni, ci sono anche le bioenergie.

 

La manodopera impiegata è in gran parte sulla stalla, con 17 addetti, mentre la parte agricola occupa due persone, affidando a terzi le operazioni di semina, difesa e raccolta. Altri tre dipendenti sono impegnati nella gestione dell’impianto biogas.

L’allevamento

 

Nella sede aziendale abbiamo edifici che coprono una superficie di circa 55mila mq, tra stalle, sala mungitura, strutture varie, silos e palazzina uffici. Altri edifici aziendali, chiamati “Stalle Vecchie”, coprono una superficie totale di circa 22mila mq e sono utilizzati per l’alloggio del personale, come officina di riparazione e come magazzini per l’agricoltura.

 

Il centro zootecnico gestisce circa 1.800 capi di bovini da latte di razza frisona italiana, di cui circa 900 in lattazione. La produzione di latte è di circa 75mila quintali all’anno, «con l’obiettivo di superare nei prossimi tre anni i 92mila quintali». Il latte alimentare prodotto è “di alta qualità” e viene venduto alla Granarolo. Gli animali sono allevati in stabulazione libera con cuccette impagliate.

 

L’impianto di mungitura è datato 2007 e si compone di una giostra con 48 postazioni. Viene eseguita la doppia mungitura giornaliera, operando sulla mandria per gruppi omogenei di stadio fisiologico di lattazione.

Le coltivazioni

 

La tipologia dei terreni è composta per un 60% da medio impasto, per un 30% da terreni limo-argillosi di bonifica e per un 10% da terreni con presenza di scheletro (ex vigneti). La superficie aziendale in gran parte è destinata a produrre foraggi in forma di affienato (la medica), di insilato, di semi-appassito. Scelte colturali legate al fatto che La vocazione aziendale prevalente è l’allevamento delle vacche da latte.

 

Una parte della superficie agricola è dedicata però anche alla produzione di foraggi e insilati per il biogas aziendale. E come in buona parte del Basso Friuli non manca il pioppeto, che riveste una superficie di 53 ettari.

 

Dal 2010 l’azienda produce energia elettrica con impianto di biogas a digestione anaerobica “a secco”. L’impianto, con tecnologia tedesca della ditta Bioferm, è stato realizzato dalla ditta italiana Atzwanger. È composto da 11 fermentatori con un ciclo digestivo di 28 giorni, che alimentano tre motogeneratori con la capacità produttiva complessiva di 950 kW/h. Le materie prime destinate al biogas sono rappresentate per un 45% circa dal letame prodotto dalla stalla, per un 30% dal digestato dello stesso impianto e per la parte restante da insilato di mais.

 

Le colture che partecipano all’alimentazione della mandria sono mais, di primo e secondo raccolto, frumento, loiessa, prato stabile, sorgo da foraggio di secondo raccolto e medicaio.

 

Il sistema alimentare adottato è l’unifeed con base alimentare composta da insilato di mais, insilato di frumento e/o loiessa, fieno di erba medica fasciato, fieno di graminacee da prati stabili. Dall’esterno vengono acquistate alcune materie prime come cotone, girasole, integratori e nuclei.

Il frumento

 

Si diceva dell’innovazione tecnica costituita dall’impiego di frumento come foraggio. Su questo fronte Fabio Coser e Roberto Bert, assieme al nutrizionista Walter Bissaldi, hanno deciso di seminare nel dicembre scorso 170 ettari di frumenti austriaci Ludwig, Sailor e Mulan per foraggio. «Le aspettative alimentate da vari articoli letti proprio sull’Informatore Zootenico erano molte e i risultati ottenuti sono stati oltremodo soddisfacenti. I numeri lo provano: trinciati 63mila quintali, ottenuti da 170 ettari con una resa media di 370 q/ha al 33% di sostanza secca».

 

Il frumento Ludwig, presente in minoranza rispetto a Sailor per la scarsità di semente, ha dato punte di 534 q/ha. Considerata la semina ritardata, avvenuta dal 6 al 21 dicembre, e la trinciatura ultimata il 10 giugno, sono state comunque possibili le semine di secondo raccolto di mais e sorgo da foraggio.

 

«Da analisi effettuate recentemente la qualità del trinciato da analisi recenti risulta ottima. In conclusione, la diversificazione colturale, pur comportando nel complesso un grande impegno organizzativo e operativo, assicura alla stalla alimenti decisamente appetibili, in grado di mantenere elevata la produzione di latte e assicura nel contempo una diffusa sanità degli animali».

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