Robot «Serve sempre un certo impegno»

ROBOT DIMUNGITURA

L’esperienza di due allevatori che conferiscono il prodotto alla Latteria di Soligo, del Trevigiano


Daniela Del Zotto, Informatore Zootecnico
IZ_12_15_Az_Crosato

Per verificare le opinioni circa il robot da mungitura diffuse nel Veneto, siamo andati a visitare due aziende della regione che li hanno introdotti nei propri allevamenti. Entrambe conferiscono il proprio latte alla Latteria di Soligo, che ha sede nell’omonima cittadina del Trevigiano.

La Latteria di Soligo è organizzata in società agricola cooperativa. Ha una base sociale distribuita fra Veneto e Friuli Venezia Giulia e costituita in totale da 250 imprese agricole. Lavora annualmente circa 700mila quintali di latte, di cui il 40% è destinato a latte alimentare (latte fresco, di alta qualità, di alta digeribilità e a lunga conservazione). Il rimanente 60% viene destinato alla caseificazione: formaggi freschi e stagionati anche a denominazione, come Asiago dop, Montasio dop, Casatella Trevigiana dop e Mozzarella stg. Non mancano dalla sua gamma i latticini ed il burro.

L’azienda Bet

L’azienda agricola dei fratelli Bet si trova a Vittorio Veneto (Tv). Negli anni ’60 la famiglia Bet comincia ad avere ettari in proprietà, con i quali sviluppa il settore ortofloricolo ma anche la zootecnia: verso la fine del decennio acquista 35 ha di terreni bonificato a Cordignano di Treviso e inizia un importante (per quei tempi) allevamento di vacche da latte.

«Abbiamo costruito una stalla per 55 posti fissi – dichiara Francesco Bet, l’anima organizzativa e amministrativa della famiglia – l’allevamento non è grande ma abbiamo puntato molto sulla qualità; siamo stati tra i primi in Veneto ad aver inserito l’insilato dei mais nell’alimentazione animale. All’inizio l’allevamento era a stabulazione fissa, ma nel ’74 siamo passati alla stabulazione libera, con sala di mungitura 4+4. Quando mio padre mi inserì in azienda ho iniziato ad ammodernarla, sia nelle serre ortofloricole sia in stalla».

Così negli anni ’84/85 Bet ha introdotto la tecnica dell’unifeed e poi nel 2000 ha iniziato a pensare al robot per la mungitura. Il management, spiega, «non mi convinceva, i costi diventavano sempre più pesanti, bisognava intervenire in qualche modo per la sopravvivenza della stalla, la sala mungitura era collassata: la struttura era ormai diventata obsoleta e il costo lavoro davvero impegnativo. Ho cominciato allora a informarmi seriamente sulla robotica per la mungitura e ora il robot è la punta di diamante dell’azienda. Durante una visita alla stalla sperimentale di Porcellasco (Cr) abbiamo visto il robot Wms della ditta De Laval e abbiamo deciso che era quello che ci serviva. Da noi è in funzione dall’aprile 2004. I costi sono stati cofinanziati con il Psr 2003/2007 della Regione del Veneto».

Molte aziende, aggiunge Bet, «hanno puntato ad abbattere i costi gestionali aumentando la produzione; io ho scelto di utilizzare la tecnologia che va a beneficio dell’organizzazione manageriale, mantenendo lo stesso numero di capi e puntando sulla qualità, sul benessere animale, sulla valorizzazione del personale motivandolo e stimolando le singole capacità. Naturalmente c’è bisogno costante di assistenza non solo tecnica, ma anche professionale e umana: io ho avuto la fortuna di trovarla con il tecnico Eros Finco della Latteria di Soligo, della quale sono conferitore, che mi segue costantemente».

Il tallone d’Achille

Il robot di mungitura, continua Bet, «non solo raccoglie il latte, ma trasferisce anche utili informazioni al computer, sia sulla bestia (utilizzando un segnalatore della sua attività) che sul prodotto. Il computer le elabora e le conserva a scopo di controllo e di storicità di ogni singola bovina. Insomma il robot deve essere programmato e preparato per tutte le problematiche che possono insorgere, anche qualitative. Ci vogliono dunque conoscenza e aggiornamento continuo non solo della meccatronica del robot ma anche del suo interfacciamento con la mandria e con le problematiche conseguenti. Purtroppo è proprio questo il tallone d’Achille delle ditte fornitrici di robot, non sempre infatti la loro assistenza è adeguata alle necessità dell’allevamento. E’ una critica che faccio sempre, manca ancora una figura professionale specifica che sappia assistere l’allevatore in questo, e ne avremmo davvero bisogno, anche perché quando qualcosa non va le spese sono tutte a carico dell’allevatore».

Quando abbiamo installato il robot, conclude Bet, «ero molto preoccupato per la reazione della mandria, invece le vacche si sono abituate in tre giorni e ora sarebbe molto difficile farle tornare al vecchio sistema. Abbiamo quote latte per 4.700 quintali interamente utilizzate e una presenza media di 47 animali in mungitura. Il latte viene conferito quasi tutto alla Latteria di Soligo, il rimanente rifornisce quotidianamente il nostro distributore per la vendita diretta di latte fresco nella sede Garden di Vittorio Veneto».

L’azienda Crosato

Raffaele Crosato, giovane allevatore di S. Donà di Piave (Ve), è socio e consigliere della Latteria di Soligo, alla quale conferisce tutta la sua produzione, destinata a latte fresco di alta qualità. Fino agli anni ’80 il padre gestiva un allevamento di venti vacche da latte a posta fissa, per un totale di 700 quintali di quota. Al suo subentro, negli anni ’90, Raffaele cominciò ad aumentare il numero di capi senza apportare nessuna modifica strutturale e gestionale alla stalla fino al 2010, quando rivoluzionò tutto rinnovando e ampliando le strutture e cambiando la gestione. Per la mungitura venne introdotto il sistema robotizzato. Ora le vacche sono 150 in totale, circa la metà in produzione e metà in asciutta, con una produzione di 7.500 quintali di latte.

Racconta Crosato: «Con il Pif Quave di Latteria Soligo del Psr 2007/2013 ho presentato due domande alla Regione Veneto, una per la ristrutturazione e l’ampliamento della stalla e una per il fotovoltaico, l’eliminazione dell’eternit in azienda e la dotazione di macchinari a norma e sono state accettate tutte e due». Tramite la Creditagri della Coldiretti, che ha fatto da mediatore con le banche e ha seguito l’iter burocratico, nel 2010 ha ottenuto prestiti con tassi abbordabili.

E’ stato un periodo di grande lavoro e grande stress per tutti: «Per me e per tutta la famiglia. E per la mandria, che ha dovuto subire gli interventi strutturali e i relativi spostamenti: le vacche sono animali abbastanza abitudinari e non amano cambiamenti e novità. Comunque ce l’abbiamo fatta e il risultato è un salto generazionale di 50 anni, del quale si cominciano ora a vedere i risultati».

Non sostituisce l’uomo

Ma veniamo alla scelta del robot: «Volevamo svincolarci dalla mungitura – spiega Raffaele – che impegnava tutti: me, mia moglie, mio padre e i miei fratelli, che pur avendo altri lavori si rendono sempre disponibili. Aumentando la consistenza della mandria, avremmo dovuto per forza di cose aumentare la manodopera. Ho cominciato allora a visitare aziende che lo avevano in dotazione e ho scelto quello che mi sembrava più adatto alle nostre esigenze: l’Astronaut A3 next della Lely. Fa una media di 180 mungitura al giorno, le vacche sono dotate di un collare che trasmette tutti i valori dell’animale (calore, rumine, ecc.) al computer, che li memorizza e ne fa la storia».

Ed ecco il giudizio di Crosato: «Voglio però dire che il robot è una macchina utilissima se usata bene, ma non è mai all’altezza dell’allevatore, non lo può davvero sostituire: io controllo sempre i dati del computer ma tengo anche sempre sotto controllo l’animale e le sue esigenze. All’inizio la mandria ha avuto difficoltà di addestramento, soprattutto i capi più vecchi, per i quali ho creato un ambiente a parte e che continuo a mungere a mano fino alla loro fine naturale. I capi più giovani invece si sono addestrati più velocemente. L’inizio è stato, naturalmente, un po’ pesante per la produzione, ma ora siamo tornati alla normalità. Sono molto soddisfatto del robot, che ritengo una macchina molto importante in allevamento. Non lo cambierei, ma deve essere gestito da personale preparato e competente, soprattutto per quel che riguarda la gestione e le esigenze della mandria. I robot di questo tipo sono costruiti nel nord Europa e sono nati in base alle esigenze dei loro sistemi di allevamento, del loro clima e del loro utilizzo del latte, pertanto non sono ancora perfettamente adatti alle nostre caratteristiche, ma un po’ alla volta riusciremo a risolvere anche questo problema».

Pubblica un commento