Quando i sistemi di precisione entrano in stalla

SISTEMI DI PRECISIONE

Gli allevatori confermano i progressi produttivi e i miglioramenti dei ricavi che si ottengono


Ottavio Repetti, Terra e Vita
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Un buon sistema gestionale in una stalla di medie dimensioni può rendere dai 25 ai 50mila euro l’anno. Cifre cui non si può restare insensibili e che permettono tra l’altro di ammortizzare l’investimento nel giro di un paio d’anni, facendo prendere seriamente in considerazione l’idea di informatizzare la stalla in modo più o meno spinto.

Ma cosa significa dotare l’allevamento di un sistema gestionale? E di quanti livelli può essere l’informatizzazione? Lo abbiamo chiesto ad alcuni imprenditori; ecco le loro esperienze.

PRIMO LIVELLO, RILEVAMENTO CALORI

Giancarlo Boldini gestisce una stalla da 150 capi a Robecco sul Naviglio, provincia di Milano. Le sue vacche sono tutte dotate di podometri per la rilevazione dei calori; ovvero quello che potremmo chiamare il “livello 1” della gestione informatizzata dell’allevamento.

Il sistema, lo ricordiamo, permette di individuare le vacche che hanno un tasso di mobilità anomalo, indice di un possibile estro. «Abbiamo installato i podometri due anni fa – ci dice l’allevatore – e i risultati sono stati buoni: in un anno l’intervallo parto-concepimento è passato da 185 a 115 giorni. Praticamente, abbiamo guadagnato tre mesi. Prima eravamo alti, ora siamo nettamente sotto la media della provincia di Milano».

Per ora Boldini si è fermato qui. Il sistema completo, ci dice, gli è parso troppo oneroso. «In effetti la versione con anche il lattometro per il controllo delle mastiti e della conducibilità elettrica era un po’ troppo costoso per una stalla delle nostre dimensioni. Del resto, già così il programma è molto completo. Ha un sacco di funzioni, molte delle quali non le ho nemmeno approfondite, per ora. A mio parere sono utili soprattutto sulle grandi mandrie, meno per una stalla delle nostre dimensioni. Detto ciò, credo che un allevamento fino a 150 capi possa, con un buon mungitore, fare ancora a meno di questi sistemi. Ma se non hai un mungitore vecchio stampo oppure se superi le 250 vacche, il programma gestionale diventa imprescindibile».

SECONDO LIVELLO, IL PACCHETTO COMPLETO

Alessandro Orlandini è un giovane allevatore di S. Polo d’Enza, provincia di Reggio Emilia. La sua stalla conta circa 200 vacche in lattazione. Nel 2004, passando alla stabulazione libera, Orlandini si è dotato di un sistema gestionale completo. Accanto ai podometri e alla rilevazione dei calori, «che da sola ti fa individuare un 40% di estri in più, quando la stalla è grossa», l’allevatore ha voluto il lattometro e quindi il rilevamento della produzione per capo, oltre a tutta una serie di altri dati che si traducono poi in tabelle, grafici e report, ma anche in previsioni. «Una cosa bella di questo sistema è che ti fa anche le previsioni sulla produzione dell’anno in corso e dei successivi. È uno strumento utilissimo per le programmazioni aziendali».

È di Orlandini la stima che abbiamo citato all’inizio di queste pagine: un sistema di questo tipo fa guadagnare dai 25 ai 50mila euro l’anno. «È vero. Quel valore è il frutto di un calcolo fatto con un paio di allevatori che erano venuti a vedere il mio sistema ed è basato su numeri reali, sempre verificabili. Sembra impossibile ma un buon sistema informatico può portare a un risultato di questo tipo. Intanto perché riduce l’intervallo tra un parto e l’altro e secondo una stima americana per ogni giorno di ritardo nel parto-concepimento si perdono 5 dollari a capo. In secondo luogo perché avvicinando i parti si ha più latte da vacche fresche e a mio avviso avere vacche fresche è il primo passo per non avere problemi nel frigorifero».

I vantaggi di una gestione informatizzata, continua Orlandini, sono molteplici. «Hai a disposizione tutta una serie di dati, di grafici, di prospetti che ti spiegano chiaramente cosa sta succedendo nel tuo allevamento e ti permettono di prendere le decisioni in modo consapevole. In assenza di questi numeri, l’imprenditore decide sulla base delle proprie impressioni, che il più delle volte non sono oggettive. Lo si vede quando finalmente si hanno dei dati certi in mano. Per questo dal 2011 ho preso anche un software di gestione della campagna: voglio sapere con certezza quanto mi costa fare un quintale di fieno; poi deciderò se vale la pena farlo o comperarlo».

Orlandini ha fatto anche delle personalizzazioni sui report, «chiedendo la previsione dei parti lungo tutto l’anno, il numero di vacche vuote oltre i 120 giorni anziché 150 eccetera. Se uno ha passione, ci può stare una giornata. Ma quel che voglio sottolineare, e su cui tutti dovrebbero riflettere, è che una stalla di medie dimensioni oggi la puoi mandare avanti con la sola informatica oppure con l’informatica abbinata a una buona osservazione degli animali. Se invece fai senza informatica, finisci col perdere tanti soldi».

«IL MIGLIOR INVESTIMENTO, PIÙ DI STRUTTURE E GENETICA»

Giuseppe Elias, amministratore dell’azienda Bianchini di Cavenago d’Adda (Lo), è un vero esperto di sistemi gestionali per l’allevamento da latte. Iniziò a informatizzare la sua stalla da 170 capi alla fine degli anni Novanta, quando queste tecnologie erano, in Italia, quasi fantascientifiche. Dunque oggi ha quasi 15 anni di esperienza e un cospicuo know-how alle spalle.

È difficile, da fuori, capire come un software per la stalla possa far guadagnare soldi, ma Elias ha le idee ben chiare in proposito: «Nel mio caso partimmo da una mandria piuttosto trascurata, che aveva una produzione media di 25 litri al giorno. Nel giro di pochi anni e con l’aiuto del sistema gestionale la portammo a oltre 30 litri, senza contare che abbiamo maggior permanenza dei capi nella stalla, minor tempo parto-concepimento eccetera. Un sistema come il mio – che è uno dei più completi presenti sul mercato – ti aiuta a individuare i punti critici nell’allevamento. La mandria è una struttura complessa, fatta di tanti elementi. Sapere quanto latte hai nel frigorifero non ti serve a molto. Per capirci, potremmo dire che è l’equivalente della precision farming in cerealicoltura: ti dà una visione della produzione completamente diversa dal semplice dato aggregato e questo ti permette di prendere delle decisioni che migliorano la redditività della tua azienda, controllando di giorno in giorno gli effetti sulla mandria e sulla produzione».

Altro dubbio: versione di base oppure iper-accessoriata? Ovvero, semplice rilevamento calori e previsione dei parti o anche raccolta di dati su produzione pro capite e qualità del latte? «Personalmente sono convinto che in una stalla vi dovrebbero essere almeno la rilevazione dei calori e della produzione di latte. L’investimento per il modulo di base è già così elevato che con una cifra di poco superiore si può avere anche il lattometro, che amplia moltissimo la gamma dei dati a disposizione. Questo ci permette scelte più ragionate e di verificare al tempo stesso gli effetti sulla produzione giornaliera. Altra cosa che consiglio vivamente è di usare questi strumenti in tutte le loro potenzialità. Spendere un sacco di soldi e poi fare soltanto la rilevazione dei calori è un errore. Lo so che ci si deve investire tempo e fatica, ma un buon imprenditore dovrebbe arrivare a sfruttare il software gestionale almeno al 95%. Per esempio, non si deve pensare che la parte relativa alla gestione dei farmaci sia superflua; una volta che si comincia a usarla si capisce quanto ci può essere utile».

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