Innovazione in Sardegna come in Australia e Danimarca

STALLE IN PRIMO PIANO

Diverse visite tecniche all’estero hanno convinto questi allevatori cagliaritani dell’opportunità di scelte tecniche originali. Come fare foraggicoltura con semina su sodo, provare la strada del crossbreeding, applicare in modo spinto l’idea del benessere animale


Giorgio Setti, Informatore Zootecnico
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Sardegna, 500 bovini, 3mila pecore. E molta innovazione: «Da tre anni adottiamo la semina su sodo sia per i foraggi che per il mais. Da più di un anno abbiamo iniziato il crossbreeding, ovvero gli incroci a tre razze, su circa metà della mandria bovina. E dopo diversi viaggi di aggiornamento all’estero abbiamo deciso di accelerare sul fronte del benessere animale, lasciando a disposizione di tutte le bovine, per permetter loro di muoversi, circa 10 ettari delle terre che circondano la stalla».

Così Sandro Pisanu riassume le ultime scelte imprenditoriali effettuate nell’azienda omonima, situata a Siliqua, in provincia di Cagliari. Proprietari e conduttori dell’azienda sono i quattro fratelli Pisanu: Sandro, Ivo, Mauro, Dino. Sandro segue la gestione delle vacche insieme a Ivo; quest’ultimo si occupa anche della contabilità. Mauro e Dino gestiscono ciascuno una stalla di pecore.

L’azienda conta su 250 bovine in mungitura, un numero di capi che raddoppia se si considerano anche tutta la rimonta e le asciutte. Due stalle per i bovini: la prima è dotata di 400 cuccette per le vacche in lattazione; la seconda, con lettiera, conta 200 posti per le asciutte e le manze. La sala di mungitura è a spina di pesce 16+16; in media ogni bovina offre 90 quintali di latte all’anno.

Due stalle anche per il grosso gregge di pecore, appunto 3mila, di cui 2.400 in lattazione. In media ognuna produce 225 litri di latte all’anno. Due le sale di mungitura per le pecore, una per ogni stalla, ognuna ha le poste 24+24.

Il latte vaccino viene conferito al grande stabilimento della cooperativa 3A di Arborea (Oristano); qui circa metà del latte dell’azienda Pisanu viene lavorato per produrre latte alimentare e l’altra metà per essere trasformato in yogurt e dolce sardo. Secondo l’ultimo controllo effettuato dalla 3A il latte contiene il 3,99% di grasso, il 3,48% di proteine e la media delle cellule somatiche ammonta a 200mila unità circa. Il latte ovino invece viene conferito in due caseifici, Pinna e Argiolas. E viene trasformato in due tipi di formaggio: pecorino sardo e pecorino romano.

La foraggicoltura

La disponibilità terriera dell’azienda Pisanu è di circa 280 ettari di proprietà, 80 dei quali sono irrigui. Oltre a questi ci sono altri 50 ettari in affitto. Di tutta questa superficie agricola, all’alimentazione delle vacche vengono destinati 160 ettari, a quella delle pecore i rimanenti 170 (130 per il pascolo, 40 per il foraggio).

In merito alla foraggicoltura, la scelta più innovativa condotta dai Pisanu è stata quella della semina su sodo, pratica abbracciata tre anni fa. Ecco come Sandro spiega i motivi che hanno portato l’azienda ad adottare questa tecnica: «Non avevamo grossi problemi con la semina tradizionale se non il fatto che ci chiedeva di trascorrere un mese e mezzo sopra i mezzi e che comportava un grande consumo di carburante. In più con il metodo tradizionale dovevamo anche far fronte a forti spese di usura degli attrezzi. Poi conoscemmo un rivenditore di macchine per la semina su sodo che ci spiegò i dettagli di questa tecnica, la quale finì per incuriosirci. Tanto che decidemmo, una volta visto come lavorava la macchina, di seminare in questo modo 20 ettari. Successivamente questi ettari diventarono 200. Quando andammo a sfalciare il fieno seminato su sodo, non riscontrammo differenze rispetto al fieno derivante da semina tradizionale, così convinti dell’efficacia della tecnica acquistammo subito la macchina per seminare su sodo».

Non solo il fieno, anche il mais: «Il rivenditore ci disse che era disponibile anche una macchina per seminare su sodo il mais e senza pensarci due volte seminammo in questo modo tutti gli 80 ettari a disposizione per il mais. Oggi, tre anni dopo, vediamo che la macchina per la semina su sodo ci permette di seminare lo stesso numero di ettari di terreno nella metà del tempo, coinvolgendo solo un mezzo e non quattro o cinque come prima. Inoltre si riducono dell’80% i consumi di carburante perché la macchina consente di seminare, concimare e diserbare in un unico passaggio. Gli altri benefìci che ha portato la tecnica di semina su sodo sono la ristrutturazione naturale del suolo, la possibilità di accedere ai terreni anche dopo una lieve pioggia, la sconfitta delle infestanti, l’aumento della sostanza organica e di conseguenza l’aumento della fertilità del suolo».

C’è da puntualizzare però che nell’esperienza dell’azienda Pisanu dopo quattro anni di semina su sodo, nelle terre dove pascolano le pecore, bisogna effettuare una minima lavorazione (non oltre i 10 cm) perché la terra diventa troppo dura, dato che le pecore pascolano tutto l’anno.

In ogni caso nel settembre scorso Sandro si è recato in Australia per vedere come venisse utilizzata in quel paese la tecnica dell’abbinamento tra semina su sodo e leguminose autoriseminanti. È ritornato con questa convinzione: «Questo abbinamento è una tecnica molto vantaggiosa perché le leguminose azotano il terreno, il che con il prezzo attuale dei concimi è un grosso aiuto. Altri vantaggi: le leguminose producono un foraggio di ottima qualità e si autoriseminano per vari anni. L’anno prossimo proveremo pure questa nuova tecnica, in abbinamento con la semina su sodo».

Il crossbreeding

L’azienda Pisanu ha realizzato innovazioni pure nell’ambito della genetica bovina, anche in questo caso in seguito a un viaggio tecnico all’estero. «Circa due anni fa – dice Sandro – siamo venuti a sapere che i problemi che si erano manifestati nella nostra stalla erano conosciuti da tempo in America. Mi riferisco a problemi di longevità e di fertilità, che la selezione non risolveva appieno. Altri problemi a carico della selezione un fattore molto alto di consanguineità e il fatto di aver migliorato le vacche sempre solo sulla produzione e non sui tratti funzionali, come piedi e resistenza alle mastiti. In altre parole la selezione nel giro di 40 anni ha duplicato le produzioni, ma allo stesso tempo ha creato animali deboli alle malattie e che non stanno oltre 3-4 anni in stalla».

Bene, in America «una delle risposte che gli allevatori davano a questi problemi era il cosiddetto crossbreeding, ovvero una tecnica di incrocio a tre razze che vede coinvolte la frisona (la razza di partenza), la montbeliarde e la rossa svedese. Questo fenomeno mi incuriosì molto, e dopo aver acquistato le prime dosi di seme e inseminato le vacche, partii per la Danimarca per vedere come si presentavano gli incroci nelle stalle danesi, dove la tecnica del crossbreeding era conosciuta già da tempo. Rimasi colpito dal fatto che le produzioni di quelle stalle erano di poco inferiori alle produzioni di quelle che mungevano le frisone, ma i titoli di grasso e proteine erano aumentati. In più a favore degli incroci c’era il fatto che gli animali apparivano più robusti, di conseguenza stavano meglio e partorivano più facilmente, non avevano bisogno di trattamenti. Inoltre gli incroci risolvevano anche il problema della fertilità che si ha tuttora in Italia, ovvero si fa tanta fatica a ingravidare, invece gli incroci avevano bisogno al massimo di due fecondazioni per essere ingravidati».

Così, al rientro del viaggio danese di Sandro, lui e il fratello Ivo decisero di incrociare metà delle bovine del loro allevamento. «Per ora non abbiamo ancora nessun incrocio in lattazione, solo tante manze vicine al parto, ma queste sono visibilmente robuste e in salute, ingravidate facilmente».

Tre mesi fa, poi, Ivo e il figlio di Sandro, Alessio, sono andati in America per vedere in che modo stesse funzionando l’incrocio nelle stalle del Wisconsin, e per vedere i primi risultati dello studio di livello internazionale condotto sul tema dall’Università del Minnesota, uno studio che mette a confronto il reddito ottenuto con gli incroci e il reddito ottenuto con le frisone in purezza, «con risultati che non si sarebbero mai immaginati prima a favore degli incroci. In particolare una cosa che abbiamo subito notato è il fatto che gli incroci erano venduti dalla grande casa di fecondazione Select Sires».

Il benessere animale

Una terza linea tecnica innovativa attuata dall’azienda Pisanu è quella del benessere animale nell’allevamento bovino. «La vecchia stalla contava a malapena 100 vacche in lattazione. Quando nel 1998 costruimmo la nuova stalla, quella attuale, decidemmo anche di aumentare il numero delle vacche in lattazione, e così iniziammo a importare bovine da fuori regione. Le prime 100 manze erano provenienti dall’Olanda, in seguito ne seguirono tante altre provenienti da Germania, Danimarca, Francia e anche dalla Lombardia».

Anche se era più comoda per le operazioni degli addetti e molto più grande di quella vecchia, la nuova stalla aveva creato nuovi problemi. «Nuovi problemi di cui ci siamo accorti dopo un po’ di tempo, ovvero le vacche non duravano più tanti anni. Quasi subito ci siamo accorti che la nostra rimonta non bastava per ricoprire gli animali che perdevamo, per questo eravamo costretti a importare così tanti animali dall’estero. Un giorno allora capimmo che dovevamo riprodurre un ambiente migliore per la vita delle nostre vacche, ovvero render disponibili ampi paddock, proprio come avevamo visto in tutti quei paesi da cui avevamo acquistato le manze. E così due anni fa abbiamo aperto i cancelli della stalla, permettendo alle vacche di utilizzare i 10 ettari che circondano la stalla».

Dopo pochissimo tempo sono arrivati i primi risultati: «Niente più garretti gonfi, il numero delle vacche a cui dovevamo limare gli unghioni era diminuito drasticamente, praticamente non serviva più limarli tranne che per gli animali vecchi, che erano ormai compromessi. Inoltre notammo pure che le manze crescevano meglio, più forti, e soprattutto apparivano più grintose. Ora, due anni dopo aver aperto i paddock, la nostra rimonta è sufficiente per ricoprire gli animali persi e di anno in anno aumentiamo senza dover acquistare manze da fuori azienda».

Pisanu aggiunge che grazie a queste scelte di benessere animale sono diminuite le patologie podali in generale. «Inoltre le vacche si sono abituate subito al cambiamento e si autogestiscono entrando e uscendo da sole in stalla per mangiare, e uscendo da sole per dormire. Vogliamo crescere ancora nell’ambito del benessere animale: entro il 2012 intendiamo fornire dei pascoli alle asciutte e alle manze».

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