Gli allevamenti da latte non inquinano, ma si può fare di meglio

ZOOTECNIA

Progetto comunitario Life+ Aqua del CRPA


latte

Non tutti gli allevamenti bovini da latte hanno una eguale emissione di azoto al campo e ciò non dipende dalla specializzazione e nemmeno dalla produttività delle bovine, ma dalla quantità di proteina della razione alimentare somministrata e dalla diversa efficienza di trasformazione. Sono infatti questi i due parametri che condizionano la quantità di azoto escreto per vacca.

Una conferma si è avuta dalle rilevazioni realizzate nell’ambito progetto comunitario Life+ Aqua del CRPA in quattro aziende dimostrative scelte tra quelle operanti in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, a diversa destinazione d’uso del latte prodotto e rappresentative della realtà zootecnica del territorio di appartenenza. In particolare, l’allevamento lombardo che produce latte destinato alla trasformazione in Grana Padano, con una razione per le vacche contenente circa il 16% di proteina sulla SS, con una produzione di 35 kg di latte/vacca in lattazione/giorno, ha un’emissione di azoto netto al campo di 95,6 kg/vacca/anno.

Situazione migliore per l’allevamento friulano che produce latte alimentare di alta qualità, che con una razione caratterizzata da un contenuto proteico di circa il 15% per le vacche in lattazione e una produzione media di 23 kg di latte/vacca in lattazione/giorno ha un’emissione di azoto al campo di 78,5 kg/vacca/anno.

Risultato leggermente superiore per l’allevamento emiliano che destina il proprio latte alla caseificazione in Parmigiano-Reggiano, che con circa il 15% di proteina nella razione e una produttività di oltre 28 kg di latte/vacca in lattazione/giorno registra un’emissione di azoto netto al campo di 81,8 kg/vacca/anno.

Di 80,7 kg/vacca/anno l’emissione calcolata per l’allevamento da latte alimentare del Veneto, dove la razione è caratterizzata da un contenuto proteico del 15%, mentre la media produttiva è pari a 27 kg di latte/vacca in lattazione/giorno.

Nel caso del primo allevamento, il progetto Aqua sta dimostrando che riducendo la proteina alimentare nell’ambito di un bilanciamento della razione si possono ottenere uguali risultati produttivi diminuendo l’azoto escreto, con benefici in termini ambientali, ma anche economici.

Comunque, anche nel caso delle altre aziende un intervento sulla razione che migliori l’efficienza di utilizzazione dell’azoto può essere utile per diminuire ulteriormente l’impatto ambientale dell’attività zootecnica, ma anche per consentire una gestione più elastica dei terreni disponibili per lo spandimento dei reflui. Per spiegare i risultati delle attività di Aqua, che ha come obiettivo la riduzione dell’inquinamento delle acque dovuto all’azoto di origine agricola attraverso l’introdurre delle migliori tecniche disponibili (MTD) nella pratica aziendale, durante i mesi estivi verranno organizzati, presso le aziende dimostrative, alcuni incontri aperti agli allevatori.
Le date verranno pubblicate sul sito http://aqua.crpa.it, dove è possibile trovare approfondimenti sul progetto.

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