Maculatura e ticchiolatura, coperta sempre più corta

DIFESA DEL FRUTTETO

Prevenzione obbligata, ma con sempre meno “colpi“ disponibili


Stefano Bongiovanni et al., Terra e Vita
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Le malattie da funghi più comuni su pero sono maculatura bruna e ticchiolatura.

 

La maculatura bruna, o alternaria, è senza ombra di dubbio la principale avversità fungina del pero. La sintomatologia provocata da Stemphylium vesicarium interessa sia le foglie sia i frutti con la manifestazione di macchie necrotiche. Queste possono essere circondate da un alone rossastro (situazione tipica) che però, più spesso sulle foglie, può mancare (sintomatologia aspecifica).

 

La comparsa dei sintomi non risponde a una rigida sequenza tanto che la malattia può comparire su foglie e frutti molto precocemente: nelle prime già nel corso della fioritura, nei secondi già dopo la prima cascola post-fiorale. Le componenti ambientali ed agronomiche svolgono un ruolo di grande importanza nel rendere il pereto più o meno aggredibile dalla malattia. In particolare la gestione oculata dell’umidità riveste un ruolo di fondamentale importanza nella prevenzione . La malattia si sviluppa infatti con la massima velocità in condizioni di temperatura variabile tra 20 a 23 °C; 8-9 ore di bagnatura avviano il processo infettivo.

Il contributo di BSP-Cast

 

Sicuramente importante è il contributo del modello previsionale BSP-Cast, in grado di determinare quando le condizioni ambientali risultano favorevoli per le infezioni di S. vesicarium e per lo sviluppo della malattia. Il modello può risultare utile per evidenziare i periodi a baso rischio e quindi per aumentare l’intervallo tra un trattamento e il successivo, riducendo così il numero di interventi nei confronti della maculatura bruna.

 

Non esistono prodotti efficaci per la difesa chimica ad attività curativa o eradicante, per cui è fondamentale operare al meglio in prevenzione impiegando razionalmente i prodotti disponibili e intensificando la strategia nelle fasi di maggior rischio. Si dovranno utilizzare i prodotti specifici disponibili approntando un’opportuna rotazione, così da alternare i vari principi attivi ed evitando di sottoporre il fungo a una prolungata pressione di un solo meccanismo d’azione con il rischio di una perdita di efficacia di quel prodotto per assuefazione o resistenza. Viceversa la rotazione dei principi attivi a diverso meccanismo d’azione consente di sfruttarne al meglio le qualità e di mantenerne più a lungo la funzionalità.

 

La difesa integrata deve perciò essere attuata prevedendo una strategia di lotta preventiva, basata sull’impiego di diversi principi attivi in funzione della fase fenologica e del livello di rischio.

 

Nei pereti colpiti dalla malattia la difesa comincia già nell’autunno successivo alla raccolta quando dovrà essere posta particolare cura nel ripulire il pereto da ogni residuo della malattia. Nei pereti colpiti in forma grave nell’anno precedente è bene intensificare la difesa giungendo fino a impostare un turno fisso di intervento a 6-8 giorni con particolare attenzione ai periodi con condizioni climatiche che determinano bagnature prolungate delle piante e dei frutti.

 

In condizioni di basso rischio per la malattia occorre campionare regolarmente il frutteto per evidenziare con tempestività i primi sintomi; in ogni caso è bene cautelarsi con interventi specifici durante le fasi della stagione più a rischio.

 

Sulla base dei dati forniti dai modelli previsionali si possono ricavare informazioni utili per eventualmente allungare il turno d’intervento quando non sussistono le condizioni favorevoli al patogeno. In tal senso le informazioni relative si trovano sui bollettini tecnici provinciali nell’ambito dell’attività dei progetti regionali di produzione integrata.

 

Superate le fasi più critiche senza un’evidenza di attacco in atto è possibile proseguire la difesa sfruttando le caratteristiche dei Sali di rame o del fungicida microbiologico Bacillus amyloliquefaciens, ammesso in agricoltura biologica e utilizzabile sia in combinazione sia in alternanza con fungicidi convenzionali.

Ditiocarbammati limitati

 

Si ricorda che recentemente i ditiocarbammati tiram e ziram, a seguito della revisione, hanno subìto importanti modifiche in etichetta. In particolare tiram, pur con indicazioni e particolarità che variano per i diversi formulati, è limitata a solo 4 interventi all’anno su pero. Si è reso quindi necessario, per difendersi al meglio dalla maculatura, integrare la lista dei prodotti fitosanitari nei Disciplinari di produzione integrata 2013. In particolare rispetto al 2012 è stato inserito il fluazinam (al massimo 3 interventi all’anno indipendentemente dall’avversità), il captano è stato innalzato a 6 trattamenti all’anno e l’iprodione è stato portato a 2 interventi all’anno.

 

Per la difesa dalla maculatura bruna del pero sono molto importanti tutti quegli interventi agronomici e colturali in grado di creare condizioni sfavorevoli all’insediamento della maculatura.

 

In particolare la gestione oculata dell’umidità all’interno del pereto riveste un ruolo di fondamentale importanza nella prevenzione dello sviluppo della malattia; occorre evitare i ristagni di acqua al terreno ed anche tutte le condizioni che portano ad elevare l’umidità relativa.

Venturia pirina
, le fasi di rischio

 

La ticchiolatura si presenta su pero con problematiche molto diverse rispetto a quanto non succeda sul melo. Solo su alcune varietà la pericolosità si alza soprattutto nel periodo primaverile (a partire dalla pre-fioritura) in concomitanza con periodi di piogge prolungate; William, Santa Maria, Kaiser e anche Abate sono le cv. più sensibili all’infezione. La difesa viene organizzata in funzione delle fasi di maggior rischio, con particolare attenzione alle fasi di fioritura e post-fioritura, ed in funzione dell’andamento stagionale, sfruttando le caratteristiche dei prodotti disponibili e cercando di prevenire la partenza delle infezioni sempre nell’ottica della gestione della resistenza. Superata la primavera senza gravi presenze e dopo la fase di frutto noce è possibile allentare la morsa dei trattamenti ma restando sempre all’erta.

 

Spesso le sostanze attive per controllare queste due malattie sono le stesse per cui con un unico trattamento è possibile colpire due bersagli e sostanzialmente la possibilità di ridurre il numero dei trattamenti sul pereto passa attraverso le forche caudine di :

 

1 – ottimo lavoro in primavera che ha impedito l’instaurarsi della malattia nel pereto;

 

2 – andamento stagionale sfavorevole alla malattia.

 

In presenza di questi due requisiti, è possibile in estate allungare il turno di intervento e legarlo unicamente al controllo delle piogge che si verificano.

 

In agricoltura biologica la difesa contro la crittogama è basata, nelle prime fasi vegetative, sull’utilizzo di trattamenti preventivi a base di sali di rame (80 g/hl di rame metallo) o polisolfuro di calcio a basse dosi (1.500-2.000 g/hl). In seguito si interviene, in caso di precipitazioni, con 25-50 g/hl di rame metallo o 1.000-1.500 g/hl di polisolfuro di calcio, in relazione alle temperature. Il polisolfuro di calcio possiede una buona attività anche se impiegato su vegetazione bagnata, subito dopo l’inizio della pioggia infettante. Infatti le ascospore di Venturia pirina non germinano subito, ma impiegano un determinato periodo di tempo (in funzione delle temperature) prima di “penetrare” all’interno dei tessuti vegetali.

 

Sempre nell’ottica di una difesa sostenibile, sarebbe opportuno effettuare, nella fase autunno-invernale e specialmente nei frutteti con una forte pressione della malattia, la riduzione del potenziale d’inoculo delle ascospore mediante tecniche di sanitazione quali l’asportazione delle foglie e dei frutti infetti caduti a terra, permettendo inoltre di ridurre il rischio di sviluppo di resistenze.

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